Sunday Page: Ian Churchill sul Capitan America di John Romita Sr.

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Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica ospitiamo Ian Churchill. Candidato agli Eisner Award, l’artista britannico ha lavorato negli anni Novanta a Deadpool e Cable, per poi realizzare diverse serie DC Comics (Supergirl, Teen Titans) e Image (Marineman, Revenge).

capitan america john romita

John Romita Sr. è uno dei migliori disegnatori di fumetti di tutti i tempi. Apprezzo Kirby e amo Ditko ma, per me, John Romita resta il migliore. Ci sono così tante pagine e copertine che vorrei scegliere, per i motivi più disparati, ma se proprio devo sceglierne una – e per questa rubrica devo sceglierne una – allora la mia scelta ricade su questa tavola tratta da Captain America #141, del 1971. È una storia scritta da Stan Lee in cui Romita Senior ha prodotto alcuni dei suoi migliori disegni, nel periodo d’oro di Capitan America, per quanto mi riguarda.

Come l’hai scoperta?

Avevo sette o otto anni quando la scoprii, grazie alle ristampe che la Marvel distribuiva in Inghilterra all’epoca. Ho visto quelle pagine per la prima volta in bianco e nero, perché è così che le stampavano, a differenza della versione statunitense. Quindi doveva essere il 1976 o 1977. Ricordo benissimo l’impatto che ebbe su di me.

Capitan America era uno dei miei personaggi a fumetti preferiti e andavo pazzo per le motociclette: vedere Cap in sella a una moto mi sconvolse! Non avevo idea di cosa fosse la forza centrifuga ma corsi a vedere sul mio dizionario portatile per scoprirlo. Mi ricordo che non molto tempo dopo andai a vedere un film di Elvis Presley, Roustabout, in cui il cantante guidava una moto attorno alle pareti di un’attrazione da fiera proprio come Cap e, avendo letto il fumetto, sapevo come ci era riuscito.

E della pagina cosa ci racconti?

Rileggendola adesso, da adulto e autore di fumetti, ha molte più cose interessanti. I dialoghi di Stan riuscivano a rendere importante anche l’informazione più banale e, in coppia con i disegni di Romita, queste quattro vignette hanno un senso d’urgenza che non dovrebbe essere così vivido. È solo un tizio che corre lungo una strada. Con un banale ostacolo, Stan e John hanno l’opportunità di mostrare l’eroismo di Cap ed è questo senso specifico a coinvolgere il lettore.

Le inquadrature e la narrazione hanno un flusso ritmico coerente, anche se Romita cambia di continuo il punto di vista (prima da dietro, poi da davanti) e non ti sembra mai di abbandonare il personaggio. La fluidità e il peso della linea di Romita sono eccezionali. Ha un modo per suggerire la consistenza e le superfici che rendono tattile il suo disegno. Guarda come dirige l’occhio dello spettatore attraverso la scena, seguendo Cap lungo il percorso, coinvolgendo senza sforzo il lettore e dando il senso che tutto sia in movimento. Niente è statico.

È dettagliato ma non troppo pieno di dettagli, la linea è essenziale al punto giusto da dare al lettore ciò che gli serve senza distrarlo. Ogni personaggio è disegnato al suo meglio. Tenendo conto che lavorava a un ritmo sincopato, il fatto che Romita riuscisse a mantenere questo livello di qualità è davvero ammirevole.

C’è una lezione che hai imparato da Romita e che usi nel tuo lavoro?

Ho sempre ammirato l’abilità narrativa di Romita, il suo senso per la posizione dei personaggi nello spazio e l’attenzione al movimento. Suppongo che questa sia la sua lezione più importante. Cerco sempre di studiare i suoi lavoro, soprattutto ora che IDW ha realizzato l’artist edition dei suoi fumetti. Quando vedi la sua linea e l’energia che ne esce, alle dimensioni originali, ti lascia senza fiato e scopri dettagli nuovi a ogni sguardo.

In generale, quale pensi sia il lascito di Romita?

L’eredità di Romita sta nella sua enorme mole di lavori e contributi all’universo Marvel. È stato uno di quei rari artisti che rendeva migliore ogni personaggio. John Byrne lo sa fare, Arthur Adams e Jim Lee lo sanno fare, ma molti disegnatori inciampano su qualche personaggio. Anche Jack Kirby, per quanto immenso fosse, aveva problemi a disegnare Spider-Man. Non ho mai visto un personaggio di Romita disegnato male. L’arte è soggettiva e non tutti saranno d’accordo con me, ma la penso così.

Guardando indietro, Romita è stato coinvolto nella realizzazione di tantissimi personaggio Marvel, potrei stilare una lista lunghissima. E in qualità di art director, il suo stile è diventato la firma della Marvel per anni. E ovviamente il figlio porta avanti la sua eredità aggiungendoci del suo.

Questa pagina di Captain America è una di quelle che mi ha fatto venir voglia di diventare un fumettista. L’ho guardata e ho pensato «Voglio farlo anche io!». Sono certo che la mia sia un’esperienza condivisa da tanti altri disegnatori e questa mi pare un’eredità niente male!