22 scrittrici di fantascienza che dovreste leggere

Tra Natale e Capodanno dello scorso anno ho tirato fuori una lista di 14 scrittrici di fantascienza. Le reazioni sono state molte e in generale positive: la scoperta della mano femminile nel racconto di sf non è certo nuova, perché in realtà in questo settore le donne sono numerose e con lavori di alta qualità: alcune forse tra gli autori migliori in assoluto, non solo di questo genere.

La fantascienza è un genere che si presta a molte interpretazioni e chiavi di lettura (pochi giorni prima avevo proposto anche quella dei film e libri di fantascienza per le feste e lo sguardo sul femminile è secondo me uno dei più ricchi, perché taglia trasversalmente tante categorie e modalità diverse. Donne forti, donne deboli, donne sociali, donne tristi, donne solitarie, donne profondamente ricche e creatrici di idee, donne di maniera. Non c’è, com’è ovvio, fine alla lunga teoria di donne possibili come autrici di fantascienza.

Giuseppe Lippi, curatore uscente di Urania, mi aveva detto che a lui questo tipo di antologia di genere non piace: «Io non ne farei una questione di maschile/femminile, argomento che si presta a infinite banalità. Tra i miei autori preferiti, di entrambi i sessi o generi come pure si dice, ci sono Sturgeon e Catherine Moore, Dick e Leigh Brackett, Amanda Prantera e J.G. Ballard, Greg Egan e Roberta Rambelli, Philip J. Farmer e Katherine MacLean».

Invece insisto, perché secondo me la prospettiva è feconda: dopotutto si possono approfondire biografie (questo è più probabile qui che non andare a parlare di decine e decine di libri) alquanto differenti dalla norma canonica stabilita dagli autori di sesso maschile. E si scoprono cose interessanti, tematiche diverse, angoli differenti. Quello che siamo dipende da quel che vediamo, cioè dal nostro punto di vista. Per crescere e migliorare occorre riuscire a vedere il nostro punto di vista. Per poterlo fare occorre cambiare punto di vista. La fantascienza è un ottimo strumento per sperimentare in questo senso con idee nuove, ma diventa facilmente “maschile” e dogmatica. La scrittura al femminile apre le porte della percezione con un tocco e una prospettiva diversi.

Molti dei libri delle autrici segnalate non sono disponibili in italiano o non lo sono più. Ho cercato di privilegiare quelli che mi sono piaciuti di più e che si possano anche trovare in ebook, su Amazon o su eBay. Ovviamente, “your mileage may vary”.

1 – Leigh Brackett

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L’ispirazione segue storie strane. Come mi segnalava Gianni, un lettore della precedente dozzina più due donne della fantascienza: «Mi spiace che tra le autrici di sf non citi Leigh Brackett. Mi ha fatto viaggiare su Marte e Skaith in compagnia di Erik John Stark, nel ghiaccio, con i lupi. Anche solo per l’influenza che ha avuto su George R. Martin».

Ecco, Gianni: hai ragione. La Brackett è nata il 7 dicembre 1915 a Los Angeles ed è scomparsa il 18 marzo del 1978 sempre in California, a Lancaster. La sua carriera di autrice è iniziata nel 1040 e si è conclusa in realtà alla fine degli anni Cinquanta, dato che poi è stata ferma e, quando è tornata alla macchina per scrivere negli anni Settanta ha pubblicato relativamente poco.

Autrice anche di qualche giallo e romanzo western, ha lavorato molto come sceneggiatrice e ha lasciato un segno in vari film (Il grande sonno, Rio Bravo, Il lungo addio di Robert Altman), ma qui ci piace ricordare il sequel di Guerre Stellari, cioè L’Impero colpisce ancora, che ha sceneggiato lei.

La “regina della Space opera”, come è stata chiamata, ha scritto tantissimo: ha influenzato Martin ma è stata a sua volta influenzata dal maestro Edgar Rice Burroughs, ha amato il “suo” sistema solare e soprattutto Marte, che poi ha abbandonato quando la sonda Mariner ha dimostrato che non c’era vita.

Se volete leggere una cosa, leggete The Long Tomorrow del 1955, tradotto da noi per la prima volta da Urania con il numero 122 nel 1956 come La città proibita e ripubblicato più volte. Sennò più di recente, la bella raccolta di Storie Marziane che è stata pubblicata su Urania Collezione 128 del settembre 2013.

2 – Joanna Russ

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Altro lettore che ci scrive, antonbon06, per ricordarmi un’altra dimenticanza del sottoscritto: Joanna Russ: «Il suo racconto Quando cambiò (spero di ricordare bene il titolo) è uno dei racconti di fantascienza più belli, e una visione del femminismo e del potere maschile tra i più incisivi. Lo pubblicò molti anni fa una rivista splendida, purtroppo chiusa, cioè Robot».

Rivista effettivamente splendida (non ho tutti i primi 40 numeri, ma quasi: fondata nel 1976 dallo scomparso Vittorio Curtoni e poi diretta da Giuseppe Lippi, è stata a lungo pubblicata meritoriamente da Armenia e ha chiuso nel 1979 con il numero 40, è ripartita nel 2003 con Franco Forte e Silvio Sosio, pubblicata prima da Solid e poi è stata portata avanti fino da Delos Books).

Invece, per quanto riguarda Joanna Russ, (New York, 22 febbraio 1937 – Tucson, 29 aprile 2011) è stata una attrice gagliarda e battagliera, che ha scritto non poco e non solo di fantascienza, soprattutto negli anni Settanta; da qui, visto i temi (l’autrice era lesbica e trattava gli argomenti di sessismo ed emancipazione delle donne con un taglio eminentemente politico) e i tempi, l’etichetta di autrice femminista.

In Italia è stata poco tradotta: due titoli, su Urania (Picnic su Paradiso sul numero 1026 del 1986) e per Editrice Nord (Female Man su SF Narrativa d’Anticipazione numero 46 del 1989, il romanzo originale omonimo è del 1975). Se li trovate, consiglio soprattutto il primo.

3 – Naomi Mitchison

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Andrea, con grande sintesi, mi scrive: «Aggiungerei Memorie di un’astronauta donna, di Naomi Mitchison. Straniante, commovente, scientificamente accurato e bellissimo». Ed in effetti Mitchson (Edimburgo, 1º novembre 1897 – Carradale, 11 gennaio 1999) è un personaggio notevolissimo anche all’interno della fantascienza.

Poetessa di chiara fama, saggista potente, veniva da una famiglia complicata: figlia e moglie di uomini politici, ma soprattutto sorella di un biologo e lei stessa studiosa di scienze, non c’era sfida che non accettasse e portasse avanti: negli anni Trenta ha fatto visite in Botswana e in Unione Sovietica, per dire, al ritorno delle quali ha scritto cose notevoli.

Forse Memorie di un astronauta donna del 1962 non è la cosa più rappresentativa dei temi della donna, ma è sicuramente la sua cosa più nota e che vale decisamente la lettura. Come scrittrice di romanzi storici, The Corn King and the Spring Queen del 1931 è forse uno dei migliori di sempre, mentre su temi di femminismo We Have Been Warned del 1935 è il suo capolavoro piuttosto erotico (così correte a comprarvelo su Amazon, lo so).

4 – C. J. Cherryh

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Daniele mi dice: «Ottime proposte, io ho bei ricordi dei romanzi di C. J. Cherryh, in particolare Stirpe di alieno, lo lessi da bambino oltre trenta anni fa ma ne ho tuttora immagini nitide in mente». E chi sono io per non raccogliere i ricordi da bambino di Daniele? Visto che – mea culpa mea culpa – non includere anche la Cherryh è stato un discreto errore di sbaglio.

Vivente (è nata il primo settembre del 1942 a St. Louis nel Missouri ma è cresciuta in Oklahoma). Funny fact: ha iniziato a scrivere fantascienza perché le avevano cancellato la sua serie tv preferita (Flash Gordon, ma era il 1964, eh). Proprio come E.R. Burroughs (tranne che non era una serie televisiva).

La Cherryh è enorme, nel senso che il suo lavoro sia come stile di scrittura, capacità di costruire mondi e tematiche toccate è gigantesco. Era una classicista (ha insegnato latino e greco classico, oltre a storia antica) e la sua competenza di storia e di mitologia è stato sempre uno dei principali motori per capire e articolare la complessità. Il suo ciclo della Lega e della Confederazione è meraviglioso

Stirpe di alieno, cioè Cuckoo Egg, è del 1985. Da noi è uscito nel 1987 su Urania numero 1044. Fa parte di un trittico di romanzi accomunati da tematiche simili ma scollegati come arco narrativo (Port Eternity del 1982 e Voyager in Night del 1984, più il trittico della ribellione degli Hanan e poi il “solitario” Il popolo ombra cioè Wave without a shore).

La storia è affascinante e vale la pena rileggere la quarta di copertina di Urania:

«Lo avevano chiamato Thorn, e ancora neonato lo avevano affidato al più grande giudice-guerriero di quel mondo, Duun, perché lo allevasse come un membro della loro razza. Ma ben presto Thorn si rende conto di essere diverso: la sua pelle è chiara e priva di morbida pelliccia argentea, le sue mani mancano di artigli, e in tutto quel mondo non esiste un’altra creatura simile a lui. Quando poi gli attentati alla sua vita si moltiplicano, fino a condurre l’intero pianeta a una strenua guerra civile, Thorn capisce che deve cercare nello spazio la risposta all’enigma della sua origine, ben sapendo che da lui può dipendere il futuro di due lontane civiltà».

5 – Nancy Kress

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Un altro nostro lettore, il fumettista e autore televisivo Makkox, scrive: «ah. Non c’è Nancy Kress. Comunque grazie per il bell’articolo ragazzi». E Nancy Kress sia, dunque! Perché Kress (Buffalo, 20 gennaio 1948) ha pubblicato numerosi romanzi divisi in cicli, il più famoso dei quali (almeno da noi) è il primo: Mendicanti in Spagna, parte del fantastico Ciclo dei Mendicanti. Sono cinque romanzi pubblicati a cavallo tra il 1991 e il 1999. Il ciclo ha affascinato molti lettori del nostro Paese, anche se l’ultimo, Dogs, non mi risulta che sia mai stato pubblicato in italiano. Ed è un peccato.

La particolarità del Ciclo dei Mendicanti, romanzi che cambiano nome a seconda delle edizioni, è anche la sua storia editoriale. Il primo, Mendicanti di Spagna, è stato pubblicato come romanzo breve a puntate sulla rivista Asimov’s Science Fiction e poi espanso in volume. Ecco perché in italiano è stato pubblicato prima come Modificazione genetica (da Mondadori) poi come Dormire, forse sognare… (da Editrice Nord) e infine come Mendicanti in Spagna (da Delos Books). La versione lunga comunque è stata pubblicata nel 1997 da Urania nel numero 1315 (con una copertina dimenticabile, ma era il periodo buio di Urania). La quarta di copertina:

«Gli insonni sono una casta di mutanti che non hanno bisogno di riposo. Con la loro inesauribile energia governano la Terra e gli uomini normali, che definiscono Mendicanti. Ma l’odio e la diffidenza serpeggiano appesi a un filo: gli sforzi disperati di Leisha Camden, avventuriera del futuro».

6 – Naomi Alderman

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Un anonimo mi scrive: «Dimenticate Naomi Alderman». Ma no che non la dimentichiamo, caro anonimo. Anzi. Alderman è una delle prime della lista e per lei ho un occhio di riguardo: l’ho trovata affascinante e niente affatto scontata.

È un’autrice “giovane”, nel senso che ha 44 anni: è nata a Londra nel 1974 nella comunità ebraica ortodossa della capitale. Esordio da adulta, a 32 anni nel 2006, oggi fa due cose: scrive videogiochi e, ovviamente, romanzi. Non tantissimi: siamo attorno alla mezza dozzina, ma tutti strapremiati e tradotti in Italia dalla casa editrice romana Nottetempo (con una ripresa di Feltrinelli).

Alderman è nata in una famiglia di accademici, ha sofferto molto sia il contesto scolastico, con figli di famiglie della working class britannica, che il suicidio di uno zio, tanto da essere andata negli Stati Uniti dopo un tentativo di esordio nel settore lavorativo legale che non le è piaciuto. A New York ha scoperto la fan-fiction (soprattutto quella di Buffy the Vampire Slayer), ha studiato scrittura creativa e poi è “esplosa” con un racconto lungo giudicato uno dei più importanti dell’anno tanto da portarla a diventare la Young Writer of the Year nel 2007 (secondo il britannico Sunday Times).

Oltre ai suoi romanzi, Alderman scrive videogiochi: a partire da Perplex City fino a Zombies, Run!. E ci fa abbastanza soldi da camparci. In più scrive (poco) di tecnologia sul britannico Guardian. Il suo lavoro più prestigioso però resta insegnare scrittura creativa alla Bath Spa University, in Inghilterra (da non confondere con la ben più prestigiosa università di Bath).

E veniamo ai romanzi: temi forti, che intrecciano mondi diversi come la sessualità, il genere e la religione. Dal femminismo radicale della prima gioventù (con la storia della figlia lesbica di un rabbino inglese che va a vivere a New York: Disobedience, 2006) seguono The LessonsThe Liars’ Gospel. Poi Alderman perde la fede ebraica, diventa atea e raggiunge risultati epici, a partire dalla relazione con Margaret Atwood che nel 2012 la sceglie come sua protégé all’interno della Rolex Mentor and Protégé Arts Initiative. Ne nasce il libro The Power che, oltre a vincere vari premi nel 2017, è stato indicato da Barack Obama come uno dei suoi romanzi favoriti di quell’anno (Obama a quanto pare è uno dei pochi uomini di potere che non hanno paura delle figure femminili potenti).

Tre i libri da leggere, oltre quello che forse il suo migliore romanzo sinora è Le ragazze elettriche (The Power), per me c’è anche Il Vangelo dei bugiardi (non propriamente un romanzo di fantascienza) sulla storia del vero Gesù che in realtà era un pastore che si chiamava Yehoshua di Nazareth, profeta e guaritore, nella Palestina occupata dai romani: l’ho trovato il più affascinante e visionario.

La quarta di copertina delle Ragazze elettriche:

«In questo romanzo visionario dai toni fantascientifici, Naomi Alderman costruisce una perturbante distopia che è anche una parabola sul potere e sulle sue perversioni. In un tempo imprecisato ma molto vicino al nostro presente, nel mondo comincia all’improvviso a verificarsi uno strano fenomeno: prima le ragazze, e poi le donne in generale, sviluppano la capacità di infliggere dolore e morte tramite scariche elettriche emanate dalle loro mani e attivate da una misteriosa “matassa” collocata sulle clavicole. Si innesca cosi un’inedita gerarchia di potere – in cui gli uomini sono ridotti in schiavitù, seviziati e uccisi – che è anche un’imprevista evoluzione dei rapporti tra i sessi e l’impulso a un nuovo ordine globale, con esiti inarrestabili e catastrofici. “Ragazze elettriche” scompagina il racconto del futuro prossimo e penetra nelle vene della crudeltà che abita ineludibilmente, come uno stigma, la conquista e l’esercizio del potere».

7 – James Tiptree Jr.

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Giovanni, che di fantascienza quantomeno al femminile a quanto pare ne macina, non ci segnala la mancanza di un nome, ma ben 14… Scrive infatti: «Ottima lista! Vedo e rilancio con…» e segue un paragrafo denso di nomi che da solo bastava a fare l’articolo. C’è un solo doppione (che ovviamente cassiamo: Nancy Kress) mentre tutte le altre sono buone. La prima: James Tiptree Jr., ovvero Alice Bradley Sheldon (Chicago, 25 agosto 1915 – McLean, 19 maggio 1987).

Sheldon, che ogni tanto si firmava anche come Raccoona Sheldon, per lungo tempo è stata una attrice “nascosta” dietro al suo pseudonimo maschile. Solo nel 1977 è stato rivelato da alcuni fan che era in realtà una donna. E che donna. Figlia d’arte, perché la madre Mary Hastings Bradley ha scritto decine di libri di viaggi, ha lavorato nell’aviazione militare americana durante la guerra e poi, diventata civile, ha esordito come Alice Bradley nel 1946 con un racconto pubblicato dal New Yorker. A seguire, dopo la laurea e il dottorato di ricerca in psicologia sperimentale, la carriera di scrittrice.

Dal 1967 infatti Sheldon decise di scrivere fantascienza con lo pseudonimo di James Tiptree Jr. (il nome “Tiptree” era la marca di una marmellata che la donna aveva in casa), aggiungendo su idea del marito il “Junior” alla fine, per dare un tocco di realismo. Venne scoperta solo dieci anni dopo, nel 1976, a causa del necrologio e di una frase lasciata cadere in una intervista dall’autrice per la morte della madre. Nell’intervista a Tiptree Jr. infatti Sheldon disse che era morta a Chicago sua madre, anche lei scrittrice: dei lettori andarono a cercare ravanando fra i necrologi dei giornali locali e trovarono che era morta Mary Hastings Bradley, risalendo così ad Alice. Nessuno shock per il pubblico, entrò invece in fibrillazione la comunità degli scrittori di fantascienza americana, che nel secondo dopoguerra era molto coesa soprattutto tra quelli della new wave e che aveva sempre scritto e parlato di Tiptree Jr. come di un uomo, pur senza conoscerlo.

A parte la sua “storia segreta”, la cosa importante è l’opera: e tra le cose da leggere di Tiptree ce ne sono parecchie, di genere diverso perché la scrittrice era molto eclettica però con toni cupi e pessimistici (secondo il critico John Clute non c’è quasi un racconto di Tiptree che non finisca con la morte simbolica o fisica di una persona o di una intera razza o almeno dell’idea della speranza).

Tra i vari temi toccati dall’autrice: l’amore, il sesso, sempre molto franco e solare oltre che non convenzionale (Alice Sheldon era lei stessa probabilmente bisessuale, come aveva dichiarato pur restando molto unita al marito), il rapporto tra determinismo e libero arbitrio, i viaggi cosmici e l’alienazione, la trascendenza, il diverso.

Personalmente consiglio di leggere due libri, tra i molti pubblicati soprattutto da Mondadori che ha una predilezione a quanto pare per questa autrice. Entrambi sono usciti relativamente da poco in ristampa con Urania, perché si trovano anche gli ebook e rendono bene l’idea di Tiptree Jr.

Il primo è La via delle stelle (Urania Collezione 146 del 2015). La quarta di copertina:

«Il pianeta Tyree, dove vive un’evolutissima razza di creature volanti, è minacciato da un essere sconosciuto e immenso, il Distruttore. Più grande di un sistema solare ma pochissimo denso, è in grado di spegnere la stella dei volatori e presto lo farà. Entrati in contatto telepatico con un’altra razza (la nostra, ai primi passi nel mondo delle facoltà extrasensoriali), gli abitanti di Tyree decidono di salvarsi trasferendosi nei corpi umani, ma vengono considerati alla stregua di invasori. La situazione resta senza sbocco fino al giorno in cui sarà possibile una completa fusione con i corpi e le menti dei terrestri. Solo allora i Tyree e i loro alleati potranno affrontare il Distruttore dei cieli…».

Il secondo si intitola E sarà luce, pubblicato da Urania Collezione numero 125 del 2013. La quarta:

«Questo celebre romanzo di James Tiptree – una star della fantascienza americana da scoprire e riscoprire – è un tour de force narrativo concentrato nell’ambito di una giornata. Su Damiem, piccolo e sperduto pianeta ai margini della galassia, gli alati e indifesi Dameii cercano di dimenticare le recenti violenze per il possesso delle Lacrime di Stella. Intanto la notte si avvicina e presto sarà visibile il fronte di nova provocato dalla Stella Assassinata. Nel corso di una sola notte, le esistenze di quindici persone radunate nella Stazione di Damiem verranno stravolte da una spietata gara di intrighi e di violenze, con il cosmo turbolento come unico testimone».

La storia di Alice Sheldon finisce con un doppio suicidio il 19 maggio del 1987: prima uccide il marito di 84 anni e poi si suicida: vengono trovati nel letto, mano nella mano. È la fine di una vita costruita attorno a un rapporto molto stretto ma abitato anche dalla depressione, dalla sofferenza, da molti incubi e dalla malattia senza cura dell’invecchiamento (e non solo, dicono gli amici della coppia).

8 – Connie Willis

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Connie Willis è nata come me il 31 dicembre ma del 1945. Già questo me la rende simpatica. Ha vinto 11 premi Hugo e sette premi Nebula oltre a svariati altri, cosa questa che l’ha resa il singolo autore con il maggior numero di premi di prima categoria in lingua inglese.

Ha scritto un po’ di tutto, ma soprattutto viaggi nel tempo da parte degli studenti della Università di Oxford del futuro. Vive in Colorado con il marito, insegna fisica all’università del Northern Colorado e scrive fantascienza come se non ci fosse un domani: a oggi i titoli a suo nome sono una cinquantina, ma da noi ne sono stati pubblicati molti meno.

Ho ripescato dalla mia libreria Il fattore invisibile pubblicato da Urania nel 1999 con il numero 1370. La quarta di copertina:

«Sandra è una scienziata molto particolare: si occupa di mode passeggere e il suo compito è prevedere quali saranno le manie del futuro prossimo. Insieme al collega Bennett O’Reilly, esperto di teoria del caos, è convinta di poter individuare la causa della diffusione di tali fenomeni, e aggiudicarsi così un congruo finanziamento per il progetto. Ma raramente la ricerca scientifica è semplice e lineare, e la strada del successo sarà piena di imprevisti… Un libro scintillante e originalissimo da una delle migliori scrittrici di fantascienza contemporanee».

9 – Nicola Griffith

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Nata a Leeds, Yorkshire, nel 1960 in una soffocante famiglia cattolica della media borghesia inglese e trapiantata di là dall’oceano e sull’altro lato del continente nordamericano, a Seattle, Nicola Griffith è una scrittrice di fantascienza atipica. A partire dal processo di immigrazione e naturalizzazione negli Stati Uniti, conclusosi con l’ottenimento della cittadinanza solo nel 2013 dopo che gli USA hanno fatto una nuova legge a partire proprio dal suo caso legale.

La sua poetica è stata caratterizzata dalla sua identità: consapevole di essere lesbica fin da bambina (oggi è sposata con la collega scrittrice Kelley Eskridge) e anticonvenzionale, ribelle e con una adolescenza a rischio, ha vissuto con grande difficoltà i primi anni di vita nella famiglia cattolica di Leeds, fino al momento della fuga negli Stati Uniti.

Amante del fantastico e della storia, ha detto di aver amato E.E. Smith, Frank Herbert e J.R.R. Tolkien dal lato fantastico e fantascientifico, e i classici della cultura anglosassone come la storia sotto forma di mattone evergreen (per gli anglosassoni è un classico, da noi è molto meno quotato) Declino e caduta dell’impero romano di Edward Gibbon.

Dopo aver tentato una carriera nella musica alternativa (da qui forse la scelta di Seattle) ha concentrato le sue energie nella scrittura, cosa che l’ha aiutata a prendere coscienza di se stessa e a darsi una vita maggiormente ordinata: leggi droghe e altri eccessi. Contemporaneamente al suo esordio come scrittrice, nel 1987, ha manifestato i primi sintomi espliciti di quella che solo anni dopo avrebbe scoperto essere sclerosi multipla.

Dei suoi relativamente pochi romanzi, va sottolineato Ammonite del 1992, tradotto da Perseo Libri nel 2007 e Occhi di cemento, pubblicato da Tropea nel 2000 ma uscito negli USA nel 1998.

10 – Aliette De Bodard

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Nata a New York ma cresciuta a Parigi da una famiglia di origini vietnamite e francesi, Aliette De Bodard è francofona per crescita ma scrive in inglese. Ingegnere del software laureato all’École Polytechnique di Parigi, da una decina di anni circa è emersa come scrittrice di fantascienza attenta e interessata ai passati alternativi: nel 2007 ha vinto il premio Writers of the Future.

Se volete potete trovare qualcosa di suo nell’antologia di Urania: Millemondi autunno dell’inverno 2016 intitolata Tutti i mondi possibili – Parte seconda, che è la traduzione dell’antologia Year’s Best SF31 2014 a cura di Gardner Dozois. Il suo racconto Verso le stelle è notevole. In quello stesso volume ci sono anche altre cose di Nancy Kress e Sandra McDonald, oltre a vari autori maschi.

11 – Vandana Singh

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Spostiamoci un po’ più in là, anche se la lingua rimane l’inglese. Un altro professore universitario, questa volta docente di fisica delle particelle, che vive negli Stati Uniti, ma è nata e cresciuta in India, a Nuova Delhi. Si definisce “Un’autentica aliena che scrive di fantascienza” e si chiama Vandana Singh, scrittrice attiva fin dal 2000 ma poco prolifica. In un ventennio ha prodotto una dozzina di racconti lunghi, un po’ di poesia e due racconti per bambini.

Possiamo considerarla “minore” per vari motivi ma non per la qualità dei suoi racconti, e comunque è agganciata al circuito letterario primario degli autori di fantascienza in lingua inglese, che domina il mercato mondiale delle traduzioni, e quindi arriva sino a noi. In particolare, l’antologia Graffiti nella biblioteca di Babele pubblicata su Millemondi numero 59 del 2012, e che poi è lo Year’s best SF16 (il numero SF16 indica il volume, non l’anno), che contiene il suo racconto del 2010 Somadeva: una sutra del fiume celeste.

C’è anche il racconto Viaggio su Oblivion del 2008 pubblicato sulla notevolissima antologia Nove inframondi data alle stampe con il numero 1595 di Urania del 2013, che non è da sottovalutare anche per le altre autrici presenti (che valgono come ulteriori menzioni al femminile): Kathryn Cramer, Carolyn Ives Gilman, Kathleen Ann Goonan, Elizabeth Bear, Sarah Monette e Mary Rickert. Per gli amanti delle pari opportunità al contrario, ci sono anche Cory Doctorow, Paolo Bacigalupi, Ted Chiang e Neil Gaiman. Insomma, una delle antologie di Urania migliori di sempre.

E poi c’è il romanzo breve o racconto lungo Infiniti, apertura oltre che titolo dell’antologia pubblicata da Urania nel numero 1625 del 2015. Un volume tra l’altro con altri autori notevolissimi, che è il Year’s Best SF15 del 2010.

12 – Annalee Newitz

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Classe 1969, nata a Irvine in California, Annalee Newitz è una giornalista ed editor di casa editrice ancora prima che scrittrice di fantascienza. Come giornalista ha ottenuto la Knight Science Journalism Fellowship dal prestigioso MIT di Boston e scritto per Popular Science e Wired Usa. Ma era solo l’inizio. È stata fondatrice con C.J. Anders di Other (una rivista spettacolare nata nel 2002 e chiusa nel 2007) oltre che direttrice del sito di tecnologia io9 prima e Gizmodo poi. Oggi è la responsabile cultura di Ars Technica, culmine di una carriera che farebbe l’invidia di qualsiasi geek amante della tecnologia nella Silicon Valley.

Quasi per caso, nel 2017 ha scritto anche un bel libro di fantascienza: Autonomous, fortunatamente pubblicato anche da noi grazie a Fanucci editore (c’è anche in versione ebook). Storia di Judith ‘Jack’ Chen una scienziata pirata che dal suo sottomarino, nella Terra del futuro, progetta medicine low cost per combattere un mondo dominato dalle multinazionali del farmaco, fa un errore. Le sue medicine, infatti, hanno strani effetti collaterali e, se diffuse, potrebbero decimare l’umanità. Mentre Jack cerca di rimediare, una improbabile coppia di agenti al soldo delle case farmaceutiche, un uomo e un robot intelligente, si mette sulle sue tracce. Il resto è puro delirio.

13 – Elena Di Fazio

ucronia elena di fazio

E adesso, in rapida sequenza, tre autrici italiane che voglio ricordare. La prima è Elena Di Fazio, romana che vive in Romagna, appassionata di fantascienza, nella vita si occupa di comunicazione ed editoria: ha fondato l’agenzia letteraria Studio83. Assieme a Giulia Abbate cura la collana Futuro Presente di Delos, che mette al centro il tema della fantascienza sociale.

Finalista di vari premi, ha scritto sia romanzi che racconti. In particolare, con Ucronia ha vinto il premio Odissea. Ucronia è una cavalcata senza freni in un mondo in cui tempi diversi convivono: il 1968 e il 2050. C’è il marziano e ci sono i dodo (non più estinti) mentre la Terra adesso è diviso a macchie di leopardo, pezzi di passato e pezzi di futuro convivono e vanno in corto circuito. Il tutto con un catalizzatore, un evento che sarà/è stata la vera singolarità.

14 – Clelia Farris

clelia farris rupes rectaUn’altra autrice italiana, Clelia Farris, ha attirato non poco l’attenzione della critica anche se ancora le manca il riconoscimento pieno del circuito letterario. Siamo fuori – per adesso almeno – dalla traiettoria di Urania, nonostante Farris abbiamo fatto incetta di qualificazioni ai principali premi di fantascienza italiana (in particolare fantascienza com con Rupes Recta e il premio Odissea con Nessun uomo è mio fratello).

Nata a Cagliari nel 1967, laureata in psicologia, ha pubblicato su Fantasy Magazine e la versione moderna di Robot. Da sottolineare secondo me il suo racconto lungo Chirurgia creativa pubblicato su Future Fiction volume 18 (solo ebook).

15 – Enrica Zunic

nessuna giustificazione Enrica Zunic

Enrica Zunic invece è lo pseudonimo di Enrica Lozito. Torinese, ha collaborato con Amnesty International e questa è la chiave per leggere la sua opera. Ha pubblicato i suoi racconti soprattutto con Delos Books e online (suo il ciclo di racconti lunghi La guerra di Ain). Nel 2003 ha vinto il premio come migliore antologia personale con Nessuna giustificazione, pubblicato da Solid l’anno prima. È la sua cosa secondo me più significativa da leggere.

16 – Lois McMaster Bujold

Lois McMaster Bujold

Torniamo negli Usa. Nata a Columbus, Ohio, nel 1949, Lois McMaster Bujold è una scrittrice di romanzi sia di fantascienza che fantasy di un certo peso e prolifica. Nota soprattutto per il ciclo dei Vor, che in inglese è conosciuta come la Vorkosigan Saga. È una serie di libri piuttosto lunga (una ventina) e tutt’altro che finita. Costruisce un universo molto ampio e complesso, popolato dagli esseri umani che viaggiano tra le stelle grazie a una tecnologia di connessione tra punti della galassia. Ma il realtà il centro è su un pianeta abbandonato, tornato a uno stato storico simile a quello medioevale, che viene “riscoperto” e brutalmente invaso.

Il primo romanzo del ciclo è il quarto in ordine di scrittura: si tratta di Gravità zero (in inglese Falling Free del 1988) pubblicato nel nostro paese nel 1990 nella collana Cosmo Argento numero 208 della Editrice Nord e poi di nuovo nel 2000 in Cosmo Oro numero 182 sempre della Editrice Nord.

17 – Jennifer Marie Brissette

Elysium Jennifer Marie Brissett fantascienza scrittrici

Meno nota al grande pubblico, Jennifer Marie Brissett è una giovane scrittrice nata a Londra di origini giamaicane, britanniche e americane. Spostatasi all’età di quattro anni negli Usa, ha studiato, insegnato scrittura creativa, aperto un caffè letterario indie a Brooklyn (l’Indigo Café & Books) e ha scritto un sacco di racconti, oltre ad alcuni romani. Per ora ha scritto uno solo romanzo: Elysium del 2014, pubblicato in Italia da Zona 42.

18 – Nnedi Okorafor

okorafor laguna

Il personaggio più divertente e fuori dagli schemi di questa lista è nato a Cincinnati nel 1974. Si tratta di Nnedimma Nkemdili Okorafor, anche conosciuta come Nnedi Okorafor-Mbachu, autrice di romanzi sf e fantasy. In realtà proveniente dall’Africa occidentale, è di origini nigeriane del gruppo etnico igbo.

Inizia scrivendo romanzi di avventura per “giovani adulti” e poi allarga il tiro. In Italia ha traduzioni presso case editrici diverse. Da sottolineare: Chi teme la morte: la profezia di Onye (dal romanzo del 2010 Who Fears Death) pubblicato da Isola del Liri e Laguna (2014)pubblicato da Zona 42.

19 – Tricia Sullivan

selezione naturale tricia sullivan

Tricia Sullivan è nata nel 1968 nel New Jersey ed è una scrittrice di fantascienza che ha scelto di compartimentare la sua carriera, creando uno pseudonimo per le incursioni in ambito fantasy (Valery Leith). Ha studiato musica e arti marziali, e nel 1995 ha deciso di trasferirsi in Gran Bretagna, dove tutt’ora vive con il marito (un maestro di arti marziali) e tre figli. Ha pubblicato una dozzina di libri di fantascienza più tre fantasy.

La ricordiamo soprattutto per Selezione naturale (in originale Maul del 2003) che sposa il tema delle diseguaglianze di genere. Pubblicato anche questo da Zona 42, il romanzo è definito dall’editore «Una storia di sesso, shopping e virus mortali».

20 – C.A. Higgins

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Infine, ma proprio infine, un’ultima nota arrivatami nella notte: «Aggiungerei C.A. Higgins», mi viene scritto. Beh, come dire di no?

La Higgins è difficile da raccontare perché è molto giovane. Del tipo che va ancora all’università. Il suo primo romanzo, Lightless (2015), è stato tradotto su Urania come Senza luce (Urania 1641, aprile 2017), ed è il primo capitolo di una space opera complessa, articolata in tre volumi. Il seguito si chiama Supernova (del 2016, tradotto da Urania a febbraio del 2018) e il terzo capitolo è Radiazioni oscure (del 2017, tradotto da Urania ad agosto 2018). Al centro, i temi di che cosa sia la coscienza e dell’intelligenza artificiale con costanti riferimenti alla mitologia classica e a quella gallese.

La quarta di copertina di Senza luce:

«Il sistema solare è controllato dai militari. Diecimila miliardi di chilometri, da qui alla nube di Oort, attraversati dagli oggetti più massicci fino a quelli più sfuggenti e pattugliati dalle unità della marina. Ma i problemi sulle astronavi si sono moltiplicati: lo vedranno i lettori di questo romanzo, ambientato su una nave che porta il nome dell’antica dea del destino, Ananke. I sistemi di controllo hanno appena scoperto la presenza a bordo di due clandestini e per sapere cosa vogliono bisognerà stanarli. Il sospetto che si tratti di terroristi è più che fondato; l’ingegnere di bordo, Althea, è una donna che vive in stretta sintonia con l’intelligenza di Ananke. Preferisce la sua compagnia a quella degli esseri umani e grazie a questo sta per fare una scoperta del tutto inattesa. La faccenda riguarda Ivan, il primo clandestino, e la sua familiarità con i meandri dell’astronave. E intanto qualcosa si muove sullo sfondo: l’ombra (o il primo barlume) di un risveglio di coscienza».

21 – J. Hunter Holly

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Conosciuta con il nome di battesimo sempre abbreviato e parzialmente cambiato, Joan Carol Holly è un’altra di quelle scrittrici americane (peraltro morta relativamente giovane, a cinquant’anni: 1932-1982) che per scrivere ha fatto finta di essere un uomo. Ha scritto anche per la televisione (alcuni episodi di Man from UNCLE, da noi Organizzazione U.N.C.L.E.) e dodici romanzi a metà tra horror, fantastico e fantascientifico.

Non l’avrei citata se non fosse per una coincidenza. Avevo appena finito di scrivere questo articolo, consegnato alla redazione per tutte le revisioni e gestioni del caso, e nella torrida sera dell’estate milanese ero andato dal mio reminder preferito in via Lomazzo, nel cuore di Chinatown. Qui, scartabellando una pila di Urania usati, ne ho trovato cinque che mi mancavano e li ho comprati all’incanto. Uno in particolare, il più rovinato (purtroppo) è stato oggetto di un po’ di negoziazioni e quindi di un forte sconto. Incuriosito, ieri sera me lo sono letto. Era l’Urania 411 del 1965 intitolato Supernormale (The Dark Enemy, 1965, ripubblicato anche su Urania 825 del 1980). Spettacolare, un sapore vintage raro e gustoso, con una storia ritmata e tutt’altro che ingenua.

Quindi, un po’ per la lettura notturna, un po’ per il sapore della caccia fortunata e un po’ anche per rendere un tardivo omaggio anche alla bella copertina di Karel Thole completamente devastata nella copia che ho trovato (oltre che alla bravura di Holly), mi fa piacere aggiungerlo.

La quarta di copertina:

«Presso l’istituto di Psicologia di un’università americana, un giovane ricercatore conduce da lungo tempo un’indagine sull’esistenza o meno di individui dotati di facoltà paranormali. Finora, su decine di migliaia di soggetti esaminati, non s’è trovato neppure l’ombra di un telepatico, e tantomeno di un telecinetico. L’inchiesta, anche per gli intrighi di una donna, sembra destinata a fallire, quando, d’un colpo, una presenza si manifesta. Non sappiamo ancora, il paranormale, chi sia, ma già capiamo che il problema sarà non solo di trovarlo, ma soprattutto di fermarlo».

22 – Amanda Prantera

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Una autrice “speciale”. Se siete arrivati sino qui, avrete visto che all’inizio citavo l’opinione di Giuseppe Lippi, contrario alle raccolte di nomi di autori basati sul genere femminile. E Lippi citava nomi ambosessi a lui cari a prescindere dal genere. Tra questi, Amanda Prantera. Che non conoscevo.

Chi è? Sono andato un po’ ad esplorare e ho scoperto che è una scrittrice britannica nata nel 1942 che vive in Italia da quando ha venti anni. Ha scritto romanzi thriller e fantasy mefatisici tutti ambientati in Italia (e tutti scritti in inglese). Fino ad oggi sono una dozzina (il primo, Strange Loop del 1984 e l’ultimo, Spoiler, del 2003).

In realtà Lippi la citava perché su Urania ha pubblicato il suo Il Cabalista. Per la precisione, nel numero 1627 uscito nel 2016 e disponibile in ebook. Ce l’ho ma non l’avevo ancora letto. Mea culpa. Ma ho rimediato e il giudizio è abbastanza positivo.

La quarta di copertina:

«Di fronte a una scettica assemblea di scienziati, a Ca’ Foscari, un matematico dalle idee poco ortodosse comincia un’insolita dimostrazione: farsi obbedire da una cavia usando un antico sistema tratto dalla Cabala. A molti potrà sembrare assurdo, ma per Joseph Kestler non c’è niente di più assurdo che negare qualcosa a priori: ed ecco perché, nonostante le evidenti resistenze dei professori, non esita a dare inizio al suo esperimento. Ma qualcosa che chiamano il Ghermitore era sulle sue tracce fin da quando Kestler aveva fatto un testamento molto particolare, e ora è venuto il momento di regolare i conti. La dimostrazione non va per il verso giusto; una forma di energia ignota sfugge al controllo e l’entità prende il sopravvento, ingaggiando con lui una lotta senza quartiere. Scienze “di confine” e forze imponderabili si affrontano per una posta che è molto più alta di una vita umana… Ricchissimo e con un finale sorprendente, questo romanzo sulfureo è stato la rivelazione di Amanda Prantera, una delle più inquietanti scrittrici inglesi contemporanee».