Recensioni Novità "Aquatlantic" di Giorgio Carpinteri: al largo dell’Avanguardia

“Aquatlantic” di Giorgio Carpinteri: al largo dell’Avanguardia

Trentatrè anni fa Giorgio Carpinteri, una delle colonne del gruppo Valvoline, pubblicava per la Milano Libri Polsi sottili, già uscito due anni prima a puntate sulle pagine del supplemento autogestito alla rivista Alter Alter intitolato “Valvoline Motor Comics”. Poi i rapporti tra Carpinteri e il fumetto, fino ad allora fitti e proficui, cessarono nel bel mezzo del decennio dell’edonismo italiano, portando l’autore verso la professione dell’art director televisivo e pubblicitario, nonostante le recensioni entusiastiche di critici come Art Spiegelman e un discreto successo di pubblico.

Aquatlantic giorgio carpinteri oblomov

Anticipato dalla ripubblicazione da parte di Oblomov Edizioni di alcune vecchie storie brevi − forma prediletta da Carpinteri − dei primi anni Ottanta nel volume intitolato Pop-Eye, Aquatlantic sconta tutte le perplessità e tutto l’entusiasmo e le aspettative dei “ritorni”.

Fra tutti gli attori di quella irripetibile stagione di tentativi di sprovincializzazione del fumetto italico − sulla scorta di un movimento internazionale che dalla francese Metal Hurlant arrivava sino alla newyorkese Raw −, Carpinteri sembra, con lo sguardo di oggi, incarnarne l’anima più pura e distillata: quella che non guardava né avanti né indietro, ma si riproponeva di rappresentare plasticamente quel presente fatto di un esteriore citazionismo formale e artistico delle varie avanguardie grafico-pittoriche.

Carpinteri cita con il fervore del missionario in terra incivile − come ci si aspettava dai giovani artisti del fumetto “colto” − gli aspetti più ornamentali del Futurismo, del Cubismo, del Costruttivismo russo, del’Espressionismo cinematografico e della Nuova Soggettività tedeschi, con echi di Bauhaus sino a distinti vagiti di un Art Dèco tra il geometrico e l’ornamentale. Il tutto ovviamente “agitato e non shakerato”. Anche sul piano narrativo, con i grandi espressionisti del fumetto statunitense quali Chester Gould, Milton Caniff, Will Eisner e Jack Kirby e alla grande lezione di Lyonel Feininger, su di tutti.

Leggi le prime pagine di Aquatlantic

Aquatlantic giorgio carpinteri oblomov

Una narrazione grafica filtrata e resa viva attraverso strutture anatomiche meccanomorfe e zoomorfe, distorte, deformi e scomposte all’interno di un visual style che corre tra il look del punk più glamour e quello dei demenziali Devo. E poi non possiamo dimenticare l’arma e il cuore pulsante dell’uso allucinato del colore: policromie acide ed estetizzanti in continua lotta tra loro per emergere vincenti, figlie degeneri della psichedelia, che travolgono le scale cromatiche e che marchiano le singole vignette o le illustrazioni a piena pagina con inserti drammatici e potenti. Le opere in bianco e nero si risolvono in un susseguirsi di pattern gestaltici e di soluzioni poliedriche e ultra-ripetitive, tra pop e op art.

Dal punto di vista del racconto, apparentemente l’anello debole della catena, mi piace l’espressione coniata da Ferruccio Giromini che definisce il modello di scrittura di Carpinteri come di una forma di “nonchalance” narrativa che nasconde, tra i ritmi spezzati e illusoriamente incalzanti, un writing sincopato, esaltato e surreal parodistico che ricorda la letteratura hard boiled riletta dalla Beat Generation e dal jazz.

Insomma, un vero monumento agli anni Ottanta più disimpegnati e liberi nella rilettura della comunicazione popolare, tra citazionismo e immagini video-shock, che può ben essere sintetizzato dall’incipit di Largo all’avanguardia, canzone scritta nel 1979 dagli Skiantos, concittadini bolognesi di Carpinteri. Qui è ancora l’intellettuale, in senso gramsciano, a farsi carico del mutamento, ma in un paradigma dove il sistema comprende sia gli sfruttati senza memoria sia gli imprenditori della merce culturale, un mercato culturale di massa che non è niente altro che ripetizione a cui si può opporre solo l’estetica dell’autore, fuori da qualsiasi richiamo a un attivismo politico ideologicamente rivoluzionario che aveva messo a ferro e fuoco Bologna solo pochissimi anni prima.

Aquatlantic giorgio carpinteri oblomov

Come diceva Freak Antoni, leader del gruppo: «Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti», chiudendo in realtà quella stagione nel 1987. Carpinteri vive in prima persona il passaggio repentino verso il post-ideologico dal “politico” al “personale”, e gli attori del fumetto rinnovato dei primi anni Ottanta ne raccontano l’affermazione in tempo reale non come cronisti ma come veri protagonisti. Lo si sente e lo si vede in tutta l’opera carpinteriana ma soprattutto in Polsi sottili, l’opera più ambiziosa e riuscita di Carpinteri, nella quale sembra compiersi il miracolo dell’equilibrio tra scrittura, soluzioni grafiche, citazionismo culturale in una sorta di Metropolis in noir e strutturalmente capovolta.

Cosa rimane di tutto questo in Aqualantic? Poco, ma il tempo è sempre galantuomo anche se è un bastardo che sparge la polvere e ti deruba di tutto. Da Metropolis si passa ad Atalantide, mito nel mito, dove Carpinteri fa incontrare Peter Kolosimo con Pierre Benoit, impostando una storia all’apparenza leggera ma ricca di disincanto e al tempo stesso di speranza in delle specie di angeli custodi della nostra stupida razza umana, che ancora predilige il potere e il dominio alla conoscenza.

In Aqualantic non si trova più la furia valvolinica capace di rappresentare l’iperreale grafico e narrativo. Al suo posto troviamo un decorativismo che bazzica tra il design grafico degli anni Trenta, senza spigoli e meccanicismi ma tondeggiante e volumetrico come se ci si trovasse tra le scenografie dei cabaret parigini o in una giocosa favola illustrata per bambini ispirata alla “rigidità” decò − muta e in bianco e nero − dell’Atlantide di Georg Pabst. Oppure, in una sorta di inerzia, vengono richiamati visivamente i sognanti e soporosi anni Cinquanta italiani, quelli della grafica più popolare.

Leggi anche: I sogni lucidi dell’ultima avanguardia: trenta anni di Valvoline

In questo rimescolio espressivo, Carpinteri è ancora capace di regalare pagine straordinarie e piacevolissime di carattere illustrativo, in genere le tavole di dimensioni più estese, che valgono da sole, come si dice, il prezzo del biglietto ma che purtroppo diventano una difficile pietra di paragone con le scelte grafico-pittoriche − troppo naif per essere davvero volute − che prevalgono nelle vignette e che scandiscono il racconto dell’opera.

Questa discrasia è il vero limite di questo graphic novel. Non mancano l’utilizzo di virature sapienti, la presenza di ombrature evidenti su cui poggiano comode le figurazioni e la presenza d’interessanti pattern grafici tra i particolari. Unica concessione all’avanguardia futurista è il nome italico del personaggio principale: Ettore Patria. Carpinteri è alla ricerca di una nuova espressività e questa opera è, nonostante tutto, un primo nuovo passo, un passaggio dove è palese una rinuncia a ciò che è stato ma non è chiaro l’approdo a ciò che si è.

La figurazione dei personaggi ricorda a volte il Corriere dei Piccoli, il Sor Pampurio di Carlo Bisi, o la grafica pubblicitaria italiana prima e dopo la Seconda guerra mondiale, e porta con sé un qualcosa di non risolto, di troppo semplificato e troppo forzatamente ingenuo per convincere sino in fondo. È un richiamo a una Art Dèco che contiene ancora scintille delle avanguardie storiche ma si sta già dissolvendo nel decorativo fine a se stesso.

Aquatlantic giorgio carpinteri oblomov

I colori che accompagnano le forme appaiono a bassa intensità, tenui, pastellosi e sembrano risolversi nello scopo di riportare alla memoria quelli accesi e violenti di tanti anni fa come un inestinguibile marchio di fabbrica − grazie alla mutazione della scale cromatiche − e accompagnano, come in un cupio dissolvi, un plot invece riflessivo e interessante, gestito con un controllo sicuro e una inconsueta efficacia della sceneggiatura (anche se, a volte, un po’ troppo scolastica).

Aqualantic riprende il tema dei due mondi diversi e sovrapposti ma interconnessi − già usato in chiave diversa in Polsi sottili −, dove il mondo più profondo può sopravvivere solo se il mondo di sopra non interferisce con esso. Ai cittadini, umanoidi e non, del mondo di sotto è demandato il controllo e la ricerca continua dell’equilibrio del pianeta. Tra misticismo, romanzo d’avventura di verniana memoria, mitologia e fantascienza sociologica, Aqualantic non sfugge a una lettura psicologica del delicato rapporto tra conscio ed inconscio e il loro prevalere l’uno sull’altro.

Concludendo, nel complesso va lodato il tentativo di Carpinteri di rimanere se stesso cercando nuove strade espressive e nuove centri gravitazionali a cui riferirsi. Nel panorama attuale italiano del graphic novel, Aqualantic segna un ritorno importante, e se ancora non è tutto completamente convincente, di certo non è facile essere stato parte di un’avanguardia, un termometro dei tempi, e poi non esserlo più. Non vi è dubbio che il ragazzo (di sessant’anni) abbia ancora tanta stoffa da cucire e ci riproverà con successo esplorando − come un palombaro − tutte le potenzialità espressive del mezzo fumetto.

Aquatlantic
di Giorgio Carpinteri

Oblomov Edizioni, ottobre 2018
cartonato, 56 pp., colore
20,00 €

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