“Caboto” di Mattotti: viaggio e commistione di culture

Narrare non è trasmettere una verità inconfutabile… narrare è scegliere una versione. Il racconto sceglie, tra tutti i viaggi, un viaggio. E un volto, tra tutti i volti.

caboto mattottiQuello del viaggio è un pretesto narrativo quasi costante nella produzione di Lorenzo Mattotti, un elemento che anche in termini trasversali unisce un’ampia parte della sua produzione, che si tratti di fumetti o di illustrazioni.

In questo senso, Caboto, seppur non essendo uno dei lavori imprescindibili dell’autore, rappresenta un capitolo interessante e rappresentativo della sua ricerca. Gli scenari evocati da Mattotti ospitano lunghi viaggi in luoghi reali e immaginari. Ma, soprattutto, viaggi dentro luoghi della mente. Si pensi al recente Ghirlanda, che è una corsa irrefrenabile in lande del fantastico, o a Fuochi, che racconta il viaggio di una nave ma anche un percorso interiore.

Caboto, riproposto da Logos in un’edizione arricchita da una introduzione dello sceneggiatore Jorge Zentner e da numerosi schizzi di Mattotti, fu pubblicato nei primi anni Novanta, originariamente in Spagna (commissionato dall’editore Planeta per celebrare i 500 anni della scoperta dell’America), e uscì in Italia nel 1997. Arrivò alcuni anni dopo Fuochi e dopo la linea pulita e chiara de L’uomo alla finestra. Di Fuochi riprendeva alcune istanze della ricerca grafica, portandone all’estremo gli aspetti più decorativi e pittorici, cercando invece un certo realismo nei volti, ripresi in primissimi piani.

In Caboto si incrociano viaggi e percorsi di individui diversi. L’incontro di culture nella prospettiva grafica di Mattotti diventa un melting pot di influenze estetiche. Oriente e Occidente si fondono e si manifestano in una abbondanza di tratto, pattern (composti anche dall’inserimento di fotocopie di carte geografiche), colori e tratti somatici.

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Anche nel privato, nei suoi viaggi, Mattotti trova fonte di nutrimento artistico. Sorprende notare come la fisicità delle sue matite e dei suoi pastelli riesca a “entrare” nelle vignette, con una profondità caravaggesca.

Se in Fuochi ogni piccola vignetta era anche un dipinto a sé − che fosse un close up realistico o una deriva astratta − qui la dedizione al dettaglio e alla regia cinematica era una scelta razionale all’interno di un quadro complesso e fluido, anche nei momenti più immaginifici. In seguito, con Stigmate, Mattotti tornò al segno più puro già esplorato con L’uomo alla finestra.

Il racconto, ambientato nel 1400, ha per protagonista l’esploratore e cartografo Sebastiano Caboto, nato a Venezia, figlio dell’esploratore Giovanni Caboto. Una figura misteriosa, non ben documentata, dunque materia complessa di biografismo.

I disegni accompagnano con una certa libertà i testi di Zentner. Con le sue immagini, con la matericità delle figure che rappresenta, Mattotti si allontanò presto dalle vicende riguardanti Caboto, che ad ogni modo sono fumose e difficilmente riordinabili storicamente.

Quel che Mattotti fece con i disegni di questo volume (con le singole tavole, non solo con la loro sequenza narrativa) fu un costante lavoro di unione, tra epoche storiche, tra realtà e finzione e molto spesso tra luoghi distanti tra loro.

Di questo spirito che pervade spesso l’opera di Mattotti − il senso naturale e travolgente di unione − Caboto è un esempio potente e, nonostante non si tratti di uno dei suoi lavori più personali, sembra portare con sé molto della sua esperienza, sia grafica che narrativa.

Caboto
di Jorge Zentner e Lorenzo Mattotti
Logos Edizioni, ottobre 2018
brossurato, 96 pp., colori
20,00 €