Come sono i fumetti per i 90 anni di Topolino

Per gran parte della popolazione mondiale, Topolino è un’icona che compare su magliette, giocattoli, libri per l’infanzia e oggettistica varia. Forse nemmeno sanno che in certi paesi, si realizzano ancora storie con lui come protagonista.

Oggi, l’unico a produrre creatività a gettito continuo per il personaggio è il settimanale Topolino. Negli ultimi anni sono usciti prodotti anche validi, come il Topolino di Paul Rudish, dalla Francia sono giunte le rivisitazioni d’autore di Trondheim, Cosey o Tebo, le serie animate per i più piccoli vanno ancora in onda, ma non ci sono altri rappresentanti della vitalità narrativa del Topo.

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La copertina di “Topolino” n. 3286 disegnata da Silvia Ziche

Ecco dunque che il clamore attorno ai 90 anni di Topolino si fa rumore diffuso. Non c’è un film, un corto o un’iniziativa evento che possa coagulare tutti gli sforzi comunicativi in un solo gesto.

Almeno in Italia, il soffio che spegne le novanta candeline è Topolino n. 3286. Un soffio a pieni polmoni ansato da alcuni degli autori che ne hanno segnato la vita editoriale. Dissipato il fumo, l’applauso che ne segue è un po’ meno convinto.

Topolino n. 3286 si apre con Topolino e l’avventura su misura, un tributo alle strisce e ai corti degli anni Trenta in cui Topolino viveva avventure in compagnia di Pippo e Paperino (Topolino e i fantasmi, L’orologio del campanile e Topolino, Pippo e Paperino cacciatori di balene, La roulotte di Topolino). Impegnato a portare avanti la loro attività di spazzacamini, il trio finisce vittima di un piano criminale ordito da Pietro Gambadilegno. Realizzata da Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, la storia è un gioco nostalgico colmo di strizzatine d’occhio e non stupisce che sia stata messa in testa al numero.

Il sapore retrò dell’operazione rientra nelle direttive generali dei festeggiamenti: Topolino è disegnato con le fattezze classiche – quello di Ub Iwerks e del primo Floyd Gotffredson –, in pantaloncini rossi e scarpe gialle, pupilla rotonda senza iride. L’azienda ha scelto quel Topolino come logo per tutte le iniziative legate all’anniversario, al grido di «the true original».

Perché, come scriveva Andrea Tosti «il Topolino che vende – la versione che troviamo ancora oggi in vendita nei Disney Store (e non solo) di tutto il mondo – è il Topolino classico, in stile anni Venti/Trenta». Perfino la serie di Paul Rudish, dallo stile esagerato, che flirta con l’estetica di Cartoon Network e John Kricfalusi, partiva dal modello anni Trenta, così come il corto Tutti in scena! e le altre produzioni topoliniane hanno tradotto in modi e lingue diverse la stessa icona.

Topolino e l’avventura su misura è dunque un attacco coerente e sul pezzo. Artibani scandisce con ritmo il procedere della trama (anche se si inventa un paio di gag efficaci più per un’animazione che per un fumetto) e Pastrovicchio fa un buon lavoro di mimesi senza però livellare le proprie peculiarità stilistiche.

Fare paragoni con gli altri compleanni è complicato. Nel 2008, la redazione aveva lisciato gli ottant’anni evitando ogni cerimonia in pompa magna, poco di più avevano fatto per i settantacinque anni, omaggiati con prodotti avulsi dal libretto.

Gli ultimi festeggiamenti degni di tale nome risalgono quindi al 1998. Con una copertina che aveva la statura di uno dei ritratti presidenziali dipinti da Gilbert Stuart, Topolino n. 2243 festeggiava i settant’anni del Topo con tutta la banda Disney al completo e un ventaglio di storie eterogenee.

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Tra tutte, Il fiume del tempo (di Artibani-Faraci-Mastantuono), un racconto che, pur guardando indietro, cercava di dire cose nuove sui personaggi. Gli stessi autori di quel progetto, oggi, si presentano con apporti meno incisivi. In particolare Faraci e Mastantuono, che ritroviamo a realizzare Buon compleanno Topolino, una manciata di strisce insipide il cui ricordo evapora appena chiuso l’albo.

Se la cava meglio Artibani, nel suo secondo contributo, l’inizio della saga Alla ricerca di Topolino. L’autore nelle storie dell’albo mette su carta il suo Topolino, un eroe che usa il buon senso come strumento di decodifica della realtà e soluzione ai problemi.

Lo sceneggiatore e un team di disegnatori (in questo numero Giorgio Cavazzano e Marco Gervasio) provano a rispondere alla domanda: «Quali sono gli elementi caratterizzanti del personaggio?». Un Topolino che ha dimenticato chi è rimette insieme i pezzi della propria identità grazie ai propri cari e amici.

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Lo stesso tema è alla base di una campagna di comunicazione social messa in piedi direttamente da Disney, che comprende interviste agli autori e vignette – scritte da Artibani e disegnate da Claudio Sciarrone – dedicate agli otto aspetti del carattere. Il concept della storia è quindi fondamentale e calzante in occasione dell’anniversario, e forse anche per questo appare più curato di ogni altro aspetto del numero.

Alla ricerca di Topolino (parte prima e seconda) è l’inizio di una vicenda che promette molto bene, ogni episodio indaga e distilla uno dei minimi termini essenziali a rendere Topolino sé stesso (ottimismo, ironia, intraprendenza) – peccato solo vederla incompiuta in un numero celebrativo dove un racconto autoconclusivo avrebbe dato più soddisfazione.

La storia è l’unica dell’intero albo che utilizza il cast di contorno andando oltre Gambadilegno, ossia Pippo e Minni. Quest’ultimo personaggio è particolarmente sottorappresentato, nonostante condivida con il Topo il compleanno novantennale.

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E qui sta il problema principale di Topolino n. 3286: la distorsione impressa dalla dinamica con l’eterno rivale Gambadilegno. Il rapporto offusca qualsiasi altra interazione, occupando la maggior parte dell’albo non lasciando spazio d’azione per altri sparring partner che avrebbero restituito una fotografia di Topolino meno ridondante.

È vero che la loro rivalità è alla base dello Steamboat Willie in oggetto di anniversario, ma ridurre Topolino a quell’unico conflitto è fargli un torto, specie se, delle tre storie che vedono Gambadilegno co-protagonista, due sono parecchio stanche (Topolino, Gambadilegno e la seconda possibilità, di Fausto Vitaliano e Federico Franzò, Topolino e la città senza segreti, di Alessandro Sisti e Massimo De Vita).

L’impostazione, che pare andare in sincrono con la campagna montata dalla casa madre, appiattisce un eroe altrimenti sfaccettato e capace di una gamma espressiva più variegata.

Ad accompagnare i fumetti, una serie di redazionali dai buoni propositi a cui però non avrebbe guastato un’ulteriore revisione (nel gioco a domande si afferma che Topolino libretto esordisce nel 1948 e non nel 1949, mentre Topolino e Minni salvaguai non è il primo videogioco come vorrebbe farci credere la risposta).

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I novant’anni di Mickey Mouse sono stati un compleanno roboante per impegno profuso nella capillarità delle iniziative. Quando poi si va al sodo dei fumetti, che Topolino ci restituisce questo albo celebrativo? Una visione nostalgica che riafferma i principi guida del personaggio eppure appare più come l’ennesima sottolineatura su un passaggio già ampiamente interiorizzato, invece che un rilancio su nuove visioni. Il passatismo che permea le pagine non è una qualità granché affascinante, specie se pigro a dirci qualcosa di nuovo (come ha fatto, invece, Tutto questo accade domani di Casty e Massimo Bonfatti, pubblicato nel n. 3284).

Un compleanno tondo è di certo un momento adeguato per guardare (un po’) al passato, tuttavia questo non deve significare imbrigliarsi in un viaggio lungo il viale dei ricordi – per altro molto limitato. Sì dirà che storie dedicate agli altri personaggi erano presenti nei precedenti numeri estivi che hanno visto pubblicata la guida di Topolinia realizzata da Blasco Pisapia (Minni, Pippo, Zapotec e Marlin, Basettoni e Manetta, Topolinia 20802). Ciononostante, è in questo numero d’anniversario che sono concentrate le attenzioni del pubblico e dargli una panoramica più varia credo avrebbe giovato al settimanale, scartando la monotematicità che lo zavorra.

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