Strip I sopravvissuti nell'epoca del post-tutto

I sopravvissuti nell’epoca del post-tutto

Ogni vignetta che va a comporre le strisce de I sopravvissuti, è quasi sempre occupata per un quarto da una striscia arida e sterile di terreno, lo stesso che fa da sfondo all’illustrazione di copertina del libro edito da Eris Edizioni che raccoglie per la prima volta tutte la serie creata da Hurricane per Linus.

Leggi anche: Hurrican Ivan, il “sopravvissuto” si racconta

sopravvissuti hurricane ivan

Quel terreno brullo e inospitale è il patrio suolo di un’umanità derelitta e ridotta ai minimi termini, un centro gravitazionale che tiene ancorato a sé gli ultimi brandelli di un’Italia disperata e codarda. D’altronde il rapporto tra gli abitanti di questa landa desolata e la terra su cui camminano, è più viscerale di quanto sembri.

Attilio Varnelli ha deciso di tumularsi anzitempo per trascorrere gli ultimi anni di vita nella tranquillità della fossa, mentre la moglie Rosmunda si spacca la schiena in miniera. Tacchino prova invece a staccarsi dal suolo per spiccare il volo (fallendo sempre miseramente) e anche i fiori hanno timore a spuntare perché vessati da vegetali mutati geneticamente. Persino quando Omino è costretto a entrare nel cervello del coinquilino Tacchino per risolvergli un inghippo psicanalitico, il tessuto cerebrale del pennuto è del tutto simile al terreno che calpesta sotto le sue misere e nervose zampette.

Persone e terreno sono la medesima cosa ne I sopravvissuti, entrambi desertificati e ormai incapaci di trattenere o creare nutrimento. E quale scenario migliore per fare da sfondo a una striscia mensile, di un mondo in cui la mezzanotte dell’Orologio dell’Apocalisse è scattata da un pezzo, in cui i personaggi non devono mai cambiare e ogni forma di vita non può e non deve svilupparsi per mantenere quello status quo che permette all’autore di riproporci regolarmente le stesse situazioni, le stesse reazioni e gli stessi paesaggi?

D’altronde lo stesso Hurricane non fa mistero del fatto che se i suoi personaggi soffrono, è per provvedere al suo sostentamento. E infatti il vero salto di qualità, il fumetto di Hurricane lo fa quando dialoga direttamente con la sua e la nostra realtà. È solo lì che il fumetto si fa davvero cattivo, doloroso e divertente.

sopravvissuti hurricane fumetto

La prima volta succede quando lo stesso autore fa la sua comparsa sulla scena in veste di aguzzino, ovvero colui che obbliga i personaggi non solo a “lavorare” per lui in cambio di un salario ridicolo, ma li costringe a una vita di stenti e miserie solo per raccontare la loro storia e trarne profitto. Quando qualche pagina dopo accade l’indicibile, questa comparsata di Hurricane nel ruolo di padre-padrone assume un contorno ancora più farsesco e un approccio ancora più meta-fumettistico. Questo perché l’autore affronta in diretta sulle pagine della sua striscia, il licenziamento dovuto al cambio di direzione di Linus.

Così mentre Pietro Galeotti chiudeva gli ultimi due numeri e Igort preparava quelli nuovi inneggiando agli antichi fasti della rivista, Hurricane scriveva e disegnava la fine perfetta di quel mondo con una rabbia e un’ironia capaci di travolgere l’editore, il nuovo direttore ma anche il fedele lettore della rivista. Nessuna pietà per nessuno.

Sfrattati dalle pagine della rivista che li ospitava, i sopravvissuti devono fare i conti con la propria vita, affrettandosi a trovare una nuova sistemazione o a farla finita del tutto prima del grande bianco, pronto a essere subaffittato a una striscia di cento anni fa. Impossibile pensare a un finale migliore per questa storia, non perché capace di rielaborare i fatti (cosa che non accade) ma perché mettendo sullo stesso piano autore e personaggi, Hurricane racconta quella realtà senza alcun filtro.

Leggi anche: Nello studio di Hurricane

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Volete i libri sul precariato e sul mondo del lavoro? Questo è un libro in cui il suo autore racconta in presa diretta il proprio licenziamento, travestendo i tanti pensieri con i costumi scarnificati e stracciati dei propri personaggi. E anche se in questa raccolta in volume possiamo leggere un’appendice inedita in cui ci viene raccontato cosa ne è stato dei personaggi sei mesi dopo il cataclisma, è angosciante vedere nelle ultime pagine della storia vera e propria, la scomparsa progressiva di quella striscia di terreno a cui ormai ci sentivamo incatenati come i protagonisti della storia. Diventa tutto bianco, la pagina è stata ritinteggiata e i piedi dei burocrati poggiano sul nulla. I nuovi inquilini possono entrare.

I sopravvissuti è l’analisi più lucida e cattiva di quello in cui ci siamo trasformati. Dopo lo sfrenato consumismo e la teocrazia catodica, dopo il berlusconismo e il Vaffa Day, dopo la Grande Crisi e il doppio Papa, questo è quello che siamo diventati, questo è il nostro mondo in rovina.

I sopravvissuti sono abitanti di un post-tutto che si porta addosso ogni maceria di ogni catastrofe senza mai la forza e la volontà di bonificare il proprio presente per pensare finalmente al futuro. Per questo, come ogni striscia che si rispetti, non riusciamo mai a odiare i sopravvissuti, e con la loro assoluzione perdoniamo anche a noi stessi le bassezze, i vizi e le micragnosità che ci accomunano con quei derelitti. Compagni di colpe, compagni di miseria.

I sopravvissuti
di Hurricane
Eris Edizioni, settembre 2018
brossura, 112 pp., colore
19,00 €

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