“Strangers in Paradise”, una pietra miliare del fumetto indipendente

Il primo novembre 1993 l’etichetta indipendente Antartic Press pubblicò il primo numero di Strangers in Paradise, scritto e disegnato da Terry Moore (pubblicato in Italia da Bao Publishing), che diede l’avvio a una delle serie indipendenti di maggior successo nella storia del fumetto americano, per molti versi considerabile una pietra miliare. Nel corso degli ultimi 25 anni, molti l’hanno letta e amata, moltissimi ne hanno sentito parlare. Ma perché ha ancora senso (ri)leggerla, dopo tutto questo tempo?

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Francine e Katchoo

Se c’è una cosa che ho imparato è che non si può tornare a casa ogni volta che si vuole, che non si può sempre trovare nel prossimo un sorriso. E che, senza amore, siamo solo stranieri in Paradiso.

La storia si apre con questa battuta, pronunciata su un palco durante una recita scolastica. Dietro le quinte ci sono due amiche: Francine, che sta per entrare in scena, e Katchoo, che la prende in giro. Sono loro le due protagoniste della serie.

Francine ha lunghi capelli neri, è alta e formosa, appariscente e goffa.Già dalle prime pagine si presenta come una persona troppo spesso in balia degli eventi. Incapace di comprendere e gestire l’attrazione che il suo corpo esercita sugli uomini, vive relazioni sentimentali che la mortificano e la portano a esplodere in scenate patetiche e imbarazzanti. La difficoltà di risolversi, di guidare la propria vita nella direzione che desidera, di essere felice: tutto questo è Francine.

Sono i suoi tentennamenti a dare alla serie un ritmo emotivo particolare, che Moore stesso ha paragonato alle montagne russe. Solo con Katchoo si sente se stessa. Solo a Katchoo ha il coraggio di dire di no. E solo quando si tratta di Katchoo trova il coraggio di fare i conti con i suoi errori, tralasciando ogni paura, anche quella di aver perso ogni treno possibile.

Capovolgendo un celebre adagio di Mary Poppins, Francine è «praticamente imperfetta sotto ogni aspetto». Persino nel modo in cui viene disegnata: una ragazza nient’affatto brutta, ma spesso spettinata, sbattuta, in sovrappeso, con le rughe che si fanno evidenti con il passare degli anni. Moore è indubbiamente un maestro nel disegnare il corpo femminile andando oltre gli stereotipi di bellezza, oltre i canoni fisici del fumetto supereroistico.

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L’autore ha provato a spiegare i suoi segreti nel manuale Terry Moore’s How To Draw Women, a proposito del quale, nel corso di un’intervista, ha dichiarato:

Sono più che felice di condividere ciò che ho imparato. Dopo 20 anni impari delle cose che dovresti passare agli altri. Per esempio, sapevo disegnare un corpo umano, ma perché i miei disegni sembravano senza vita? Come disegni lo spirito umano che dia vita al corpo? Se sei intenzionato a disegnare delle storie devi saperlo.

Sono proprio le imperfezioni a rendere Francine viva, reale. E, in quanto tale, indimenticabile.

Katina Choovanski, detta Katchoo, ha invece lunghi capelli biondi, è mingherlina e tosta, brillante e affettuosa, incline a repentini sbalzi d’umore e a violenti attacchi d’ira. È la migliore amica di Francine ed è dichiaratamente innamorata di lei, il che la rende dolce e protettiva nei suoi confronti.

Ha un passato duro e ingombrante, che nonostante i suoi sforzi non riesce a lasciarsi alle spalle: scappata di casa per sottrarsi agli abusi del patrigno, salvata dalla strada da una prostituta, è stata la punta di diamante di una misteriosa organizzazione criminale, denominata “le ragazze di Parker”. È una pittrice di straordinario talento, e mostra, al bisogno, competenze utili a gestire grandi fortune di dubbia provenienza.

Moore ha definito Katchoo il suo «once-in-a-lifetime character», il personaggio della vita, che lo ha ispirato e che ancora lo ispira a scrivere. Non è un caso se, nelle comic strip realizzate prima di Strangers in Paradise (pubblicate solo di recente in una serie intitolata Paradise Too) – e che contenevano già le caratteristiche principali delle due protagoniste – il personaggio di Katchoo è addirittura una fatina, Kixie.

Katchoo è forte e fragile, geniale ma perfettamente normale nella sua incapacità di gestire emozioni e sentimenti. Essendo un personaggio molto sopra le righe, riesce a funzionare in diverse tipologie di racconto (Moore ha definito il genere di Strangers in Paradise come crime, drama e comedy per maggiori di 15 anni contemporaneamente). Ma, soprattutto, Katchoo consente all’autore di compiere la sua grande, e forse per alcuni versi insuperata, rivoluzione: raccontare l’amore al di là e al di sopra di ogni questione di genere.

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Strangers in Paradise oltre gli stereotipi

A Francine e Katchoo si affiancano presto una serie di personaggi che, con il tempo, acquistano rilevanza e profondità intessendo con le protagoniste e tra loro relazioni sempre più complesse: David, innamorato perdutamente di Katchoo; Casey, ex-moglie dell’ex fidanzato di Francine; Tambi, guardia del corpo di Darcy Parker. E accanto a questi, molti altri personaggi che da semplici comparse si rivelano più o meno collegati alle “ragazze di Parker”.

Questa riproposizione, a tratti parossistica, degli stessi personaggi produce qualche effetto di straniamento: sembra un elemento da sit-com, o da soap opera, in una narrazione che però sviscera i rapporti sentimentali descrivendoli in modo realistico, in tutte le loro sfumature. È un paradosso: la struttura narrativa è imbrigliata in una dinamica di ripetizione, mentre i personaggi hanno una vera e propria crescita personale.

Si stabilizza quindi un racconto realistico, all’interno di un contesto che di realistico non ha quasi nulla: nessuno dei personaggi ha problemi di lavoro o di soldi. Nessuno si sente parte di una comunità che va oltre gli amici – o i nemici – più stretti. Tutti sono liberi di vivere le loro emozioni senza temere ripercussioni nella loro vita sociale o professionale. Sono quindi anche liberi di amare chi vogliono.

Gli ostacoli che incontrano al raggiungimento della loro pienezza sentimentale dipendono solo da loro stessi, dalle loro insicurezze, dai gravami del loro passato. Non ci sono coming out, non ci sono rivendicazioni programmatiche e retoriche sul fatto che l’amore va al di là del genere. Non a caso, l’unico personaggio che all’inizio è il baluardo di una vita privata e sociale tradizionale, la madre di Francine, si scopre avere il passato poco morigerato di pin-up, passato con cui a un certo punto decide felicemente di conciliarsi.

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Che l’amore vada al di là e al di sopra di tutto è un dato di fatto, è il punto di partenza e di arrivo. E la naturalezza con cui Terry Moore lo racconta, riducendo a nulla qualsiasi obiezione sociale e culturale, è a mio parere la sua più grande rivoluzione.

Con questa naturalezza Moore racconta tutte le sfumature dell’amore, che è anche passione, desiderio, gioco e possesso. Senza mai, davvero mai, scadere nell’osceno, nel voyeristico, nello scandaloso.

Il Terryverso

Il ritorno degli stessi personaggi, e il meccanismo di agnizione per cui alla fine di un ciclo narrativo un personaggio che sembra estraneo in realtà si rivela collegato alle “ragazze di Parker”, è sicuramente uno dei punti deboli della serie. Eppure non sembra tanto rispondere a un’insipienza nell’aprire nuove opportunità narrative, quanto rispondere a una volontà precisa di creare un mondo concluso, dalle logiche interne comprensibili, in cui il lettore possa orientarsi e, volendo, perdersi.

Coerente con questa interpretazione è una scelta formale importante che Moore fa fin da subito, e che resta una delle caratteristiche distintive e più amate della serie: l’inserimento di contenuti extra-fumetto, che danno nuova luce alla storia ma che vanno anche un po’ oltre.

Tra le tavole a fumetti ci sono spesso pagine dedicate a testi di canzoni. Inizialmente distribuite qua e là, senza un senso tangibile – sembrano quasi pagine struggenti di diari liceali –, in un secondo momento appaiono associate al personaggio di Griffin Silver, cognato di Francine, e nel mondo di Strangers in Paradise celebre e discusso cantautore.

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Griffin è evidentemente l’alter ego di Moore, che prima di mettere su famiglia lavorava come musicista. Nella vita reale le canzoni descrivono e danno senso alle esperienze emotive di tutti noi: così nel mondo di Strangers in Paradise le gioie e i dolori dei personaggi si rispecchiano nella musica che ascoltano, e che Griffin scrive.

Il secondo contenuto extra-fumetto sono le pagine di taglio romanzesco, che raccontano in modo più serio e asettico alcune scene della sottotrama crime, con la controindicazione di rallentare la storia, e anche, a volte, annoiare. Cimentarsi con la forma narrativa del romanzo è in effetti un obiettivo che Moore ha più volte dichiarato, per parlare di storie legate ai personaggi di Strangers in Paradise che non hanno trovato posto nella serie vera e propria (proposito che è stato al momento accantonato).

Un altro contenuto extra è il racconto gotico a puntate intitolato Molly e Poo, la cui ambigua protagonista ha un aspetto simile a quello di Francine. Il racconto è firmato da Molly Lane, ex fidanzatina del fratello di Francine ai tempi del liceo, nonché protagonista di un caso di cronaca nera al centro dei riflettori.

Le canzoni di Griffin, il racconto di Molly, l’idea di un romanzo che racconti storie collaterali, sono un consapevole tentativo di creare intorno a Strangers in Paradise un mondo che il lettore possa fruire in diversi modi, e che possa avere un senso anche oltre le pagine del fumetto.

In occasione dell’uscita di Strangers in Paradise XXV, scritta proprio per il venticinquennale della serie allo scopo di raccontare come la tranquillità di Francine e Katchoo viene ancora una volta messa in pericolo dal passato che ritorna, Moore ha dichiarato:

Ho realizzato quattro serie a fumetti. In questa nuova serie, Strangers in Paradise XXV, conto di metterle tutte insieme in una panoramica complessiva. Lo chiamo Terryverso. Nessun altro ne parla in questi termini, ma io sì.

Le altre serie create, scritte e disegnate da Moore oltre Strangers in Paradise sono Echo, Rachel Rising e Motor Girl. Tutte ruotano intorno a protagoniste femminili, ma decisamente diverse da Francine e Katchoo: una fotografa che si ritrova ricoperta di una sostanza che le conferisce dei poteri, una ragazza che si risveglia dopo esser stata uccisa e un’ex soldatessa con un gorilla per amico.

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La costruzione del Terryverso lascia infiniti spazi di libertà. Per esempio, un’altra sua manifestazione è SiP Kids, una miniserie che racconta le avventure degli stessi personaggi da bambini, in omaggio ai Peanuts. A proposito di Schulz, l’autore che più di tutti lo ha influenzato, Moore ricorda:

Qualcosa mi ha colpito, mi ha fatto innamorare quando lessi per la prima volta lo speciale di Natale dei Peanuts [A Charlie Brown Christmas], e pensai a quanto fosse fortunato quell’uomo, Charles Schulz, capace di creare il suo piccolo mondo, più felice del nostro, e di viverci ogni giorno come fumettista.

Forse il concetto di Terryverso è da intendersi con una concezione ben definita di fumetto, un ideale che nasce da un percorso creativo consapevole e coerente. Ma di certo non ci sarebbe stato nessun Terryverso se Moore non avesse scelto di cominciare e continuare a fare fumetti con un’etichetta indipendente.

Gioie e dolori dell’indipendenza

Quando pubblicò Strangers in Paradise, Moore stava per compiere quarant’anni e aveva già fatto diversi lavori. A un certo punto decise di puntare su quella che era una delle sue prime passioni e si orientò verso l’editoria indipendente, che per sua natura non poneva vincoli e paletti nello sviluppo di progetti personali.

E gli anni Novanta rappresentavano un periodo d’oro per la stampa indipendente, che se da un lato attraeva autori che non sentivano nelle loro corde la scrittura di storie di supereroi, dall’altra diventava più sostenibile per il ruolo attivo svolto dalle fumetterie e per le occasioni di vendita diretta.

La pubblicazione con un’etichetta indipendente influenzò la forma di Stranger in Paradise, che nacque come miniserie di tre numeri e in bianco e nero per risparmiare sui costi. Ma è anche vero il contrario: il grande successo di Strangers in Paradise è stato un successo della stampa indipendente e dei suoi valori.

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Senza contare che ha consentito all’autore di far nascere una nuova etichetta indipendente, la propria: dopo aver pubblicato le prime storie con Antartic Press, e dopo una breve parentesi con un’etichetta legata alle Image, Moore fondò Abstract Studio, in cui lavorano ancora oggi pochissime persone, tra cui Moore stesso e sua moglie Robyn.

Essere editore, oltre che autore, ha comportato ovviamente una serie di libertà ma anche di responsabilità:

Posso modificare i progetti pianificati e il modo di pubblicarli, e questo è ottimo. Non ho il dovere di condividere per forza con qualcuno ogni idea. Questo mi piace del self-publishing. Il lato negativo è che non ho pubblicità, ed è difficile per me fare grandi lanci per attrarre nuovi lettori; i rivenditori sono concentrati sui grandi successi commerciali scritti da nomi già famosi, e a volte è un po’ difficile che una piccola serie riesca a richiamare l’attenzione. Questo è il trucco che c’è dietro l’editoria, cercare di catturare l’attenzione del mondo. Ed è un mondo sempre troppo concentrato su altro.

Il punto di partenza su cui Moore ha potuto contare è sicuramente uno zoccolo duro – «I fan di Strangers in Paradise sono per sempre» – ma da editore oltre che autore sa che non bastano, che il bacino di lettori va sempre rinnovato perché è fisiologico perderne una parte, col tempo. Per farlo, Moore non ha ricette miracolose, se non un criterio di buonsenso e di rispetto verso i lettori:

Le reazioni positive dei fan sono gratificanti e incoraggianti, ovviamente. Ma non puoi scrivere basandoti solo su questo, perché il target è in continuo movimento. I lettori sono soddisfatti quando li sorprendi. Scrivere per loro ti mette sempre un passo avanti a loro. Per esempio, uno scrittore di pop fiction che sforna 2-3 libri l’anno spesso lavora seguendo una formula prevedibile. Se ti piace il suo mondo, ti gusterai anche la formula, ma fino a un certo punto. Prima o poi la qualità dell’intrattenimento viene meno.

Così io cerco di stare davanti ai lettori, cosa che è rischiosa perché i miei lettori sono intelligenti. Posso non essere in grado di sorprenderli con gli elementi di una storia, ma posso sorprenderli con quello che i miei personaggi dicono o fanno in quella situazione. Se riesco a far sì che questo accada, ho più possibilità di attrarre e catturare il pubblico.

Pubblicare come indipendente ti affranca quindi dall’ingerenza di un editore ingombrante. Ma presuppone una sensibilità maggiore da parte dell’autore. Sensibilità che, in un panorama editoriale saturo e distratto rispetto alle novità, bisognerebbe comunque imparare a sviluppare.

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Con il suo andamento altalenante tra comedy, soap opera e mystery, il suo alternare linguaggi “altri” rispetto alle vignette, Strangers in Paradise rappresenta un prodotto forse unico nel panorama del fumetto contemporaneo. Un prodotto che può sicuramente risultare straniante o non incontrare il gusto di un pubblico vasto – cosa del resto comune a buona parte dei fumetti indipendenti.

Ma il suo successo internazionale, la sua impressionante longevità (25 anni peraltro vissuti senza mai cedere alle major) rendono ancora oggi la saga di Terry Moore un esempio fondante non solo per chi i fumetti li legge. Ma anche per chi li fa.