Focus Liste I 10 migliori graphic novel stranieri del 2018

I 10 migliori graphic novel stranieri del 2018

Dopo le migliori serie e i migliori classici, passiamo in rassegna quelli che a nostro giudizio sono stati i migliori graphic novel di produzione straniera pubblicati in Italia nel 2018. 

Per Fumettologica questa playlist è una (parziale) novità. Vista la crescente quantità di graphic novel che, da ormai qualche anno, affollano le librerie italiane, abbiamo infatti deciso di separare la selezione dei titoli italiani da quelli internazionali. Per fare il punto su quali siano stati i graphic novel italiani che hanno segnato il 2018, l’appuntamento è dunque a lunedì prossimo! 

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La mia cosa preferita sono i mostri, di Emil Ferris (Bao Publishing)

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Nel 2017 era sembrato “solo” un caso editoriale negli Stati Uniti: un libro inatteso, che aveva fatto scoprire un’autrice matura e sofisticata nonostante fosse alla sua opera prima. Presto, però, il graphic novel di Emil Ferris ha iniziato a conquistare premi un po’ dappertutto – Stati Uniti, Italia, Francia – e a diventare uno dei più venduti degli ultimi anni. Tutt’altro che una coincidenza, visto che il lungo racconto in questione è un lavoro imponente di oltre 400 pagine (ed è solo il primo volume; un secondo è in lavorazione), in cui l’autrice costruisce un immaginario affascinante nel quale i mostri surreali sono solo un pretesto per raccontare la mostruosità dell’animo umano.

Le storie di numerosi personaggi si intrecciano in una tela tessuta dall’accumulo di segni fitti, variegati, in uno strano equilibrio tra caos e naiveté. Mentre la protagonista cerca di risolvere il mistero della morte della bella ed enigmatica vicina del piano di sopra. Ferris, inoltre, ha realizzato il libro in circostanze insolite, dopo essere stata morsa da una zanzara che la ha infettata con un virus in grado di paralizzarla temporaneamente dalla vita in giù. Perso inoltre l’uso della mano destra, si è allontanata dal lavoro di designer di giocattoli e illustratrice per studiare scrittura creativa. Sorpresa: in questa drammatica rivoluzione personale ha trovato una via, e una propria dimensione grottesca. Qui abbiamo raccontato la travagliata storia dell’autrice e del libro.

Pompei, di Frank Santoro (001 Edizioni)

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Con uno stile grafico inusuale, rarefatto, dal gusto improvvisato e dall’ispirazione pittorica, Frank Santoro racconta gli ultimi giorni della città di Pompei. Il punto di vista è quello di una manciata di personaggi le cui vite si intrecciano fra loro, tramite relazioni professionali e amorose. Risultato: una delle opere più personali prodotte negli ultimi anni nell’ambito del fumetto d’autore americano. 

Come ha scritto Daniele Barbieri nella sua recensione, il fumetto di Santoro è un «elogio del disegno» come «testimonianza degli eventi e insieme espressione della sensazione che producono». Pompei è un’opera che unisce sapienza, abilità e padronanza del mezzo con una narrazione fortemente emotiva e coinvolgente. Il racconto di Santoro è tanto distante nel tempo quanto vicino al lettore (contemporaneo) nella capacità di emozionare, esplorando il valore dei sentimenti e delle relazioni, e usando come “metro” per misurarle il senso – la sensazione? – del racconto e del disegno.

QUI un po’ di pagine in anteprima e QUI la nostra recensione.

Blood of the Virgin, di Sammy Harkham (Oblomov Edizioni)

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Sammy Harkham è uno dei principali animatori dell’underground fumettistico americano degli ultimi anni e della scena dei cosiddetti ‘art comics’. Curatore della longeva antologia Kramer’s Ergot, che da anni riunisce gli autori più innovativi del panorama indipendente statunitense e non solo, come autore ha realizzato numerose storie brevi (raccolte in parte nel volume Golem Stories) e la sua serie autoprodotta Crickets.

Proprio in Crickets è serializzato Blood of the Virgin. Ambientato nella Los Angeles degli anni Settanta, racconta la vita disordinata di Seymour, aspirante regista che si barcamena lavorando su film trash e horror. Harkham parte da questo presupposto per indagare l’ordinario rarefatto della vita americana, e con occhio acuto entra nell’intimità e nelle crisi quotidiane di una coppia.

«Quello che interessa ad Harkham è mettere in scena una pletora più o meno surreale di personaggi e mostrarne le interazioni in contesti quotidiani», dice Troiani nella sua recensione. Non è un caso che l’autore prediliga situazioni di routine per inseguire da vicino le sue creature. Il suo tratto sottile taglia con precisione chirurgica sequenze strazianti e introspettive, tra i dialoghi di un rapporto in crisi e lunghi silenzi di ricerca interiore.

QUI un’anteprima del libro.

Ragazze cattive, di Ancco (Canicola Edizioni)

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Un fumetto che arriva da un paese di cui ancora si sa poco dal punto di vista fumettistico e di cui, in Italia, non si conosce molto nemmeno sul piano culturale (tecnologie e auto a parte, s’intende): la Corea del Sud. Ancco stupisce allora per come rivela una realtà sociale e urbana tanto distante – anche nel tempo: gli anni Novanta – quanto brutalmente vera. L’autrice fa un sincero resoconto di un’infanzia segnata da continue violenze, subite da lei e da chi la circondava – soprattutto donne – in una società maschilista e autoritaria.

Ragazze cattive è un memoir tracciato con un segno scuro che non lascia spazio alla speranza, un’indagine intorno al potere del ricordo e alla forza delle scelte individuali. Un romanzo a fumetti dalla potenza inaspettata. Come ha spiegato Ancco stessa in una intervista, «Non volevo rappresentare una violenza nello specifico, volevo raccontare dei giovani che vivono situazioni di violenza di cui è difficile parlare. Non vorrei che la violenza da me narrata venisse fraintesa come violenza di genere».

Ancco – premiata nel 2017 nella categoria Rivelazione al festival di Angoulême – è una voce forte e delicata del fumetto contemporaneo, una narratrice spietata e raffinata.

QUI un po’ di pagine in anteprima e QUI la nostra recensione del libro.

Sabrina, di Nick Drnaso (Coconino Press)

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Nick Drnaso con il suo primo graphic novel Beverly aveva raccontato, in sei brevi frammenti ambientati in un piccolo sobborgo nordamericano, un gruppo di adolescenti e le loro famiglie. Due anni dopo è tornato con una storia lunga, Sabrinaprimo fumetto a essere candidato al Man Booker Prize, il più prestigioso e importante premio letterario britannico. Nel panorama del fumetto americano, ormai, si è chiaramente imposto come un riferimento per l’abilità, quasi chirurgica, con cui riesce a raccontare l’incomunicabilità nella società di oggi. 

Nel Colorado una ragazza è scomparsa e nessuno è in grado di trovarla. Il destino di Sabrina passa via via in secondo piano di fronte all’incessante flusso di notizie riguardanti la sua sparizione. Il circo mediatico a cui ci ha abituato la cronaca nera fagocita il dramma, le fake news cannibalizzano i sentimenti della folla, e le teorie del complotto fanno il resto, mangiandosi quel che resta della carcassa di un fatto tragico che è diventato una commodity narrativa.

I personaggi di Drnaso sono incapaci di comunicare, individui tratteggiati con un segno essenziale e freddo (come ha insegnato Chris Ware, che non a caso lo ha elogiato nella sua personale best of dell’anno), ma capaci di risuonare di un realismo brutale ed estremamente vivo. Prendendo ispirazione dal vissuto e dalla cronaca, Drnaso costruisce un teatro di vita specchio dei nostri tempi.

Una sorella, di Bastien Vivès (Bao Publishing)

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A partire da Il gusto del cloro – il fumetto con cui è stato scoperto in Italia – Bastien Vivès si è affermato come un abile narratore dell’adolescenza, e in particolare di quella fase legata agli innamoramenti infantili, a volte spensierati, altre morbosi. Una sorella rappresenta quasi un bignami della poetica dell’autore: il protagonista del racconto è Antoine, un ragazzino di 13 anni in vacanza al mare con il fratellino minore e i genitori. Quando si trova a dover condividere la propria stanza – e la vacanza – con Helena, figlia sedicenne e smaliziata di amici di famiglia, Antoine finisce in quel limbo che è il passaggio dall’infanzia all’età adulta, tra i giochi con il fratello Titi e le feste in spiaggia con i ragazzi più adulti, guidato da una ragazza che potrebbe benissimo essere la sua sorella maggiore.

L’adolescenza è così raccontata senza pudore, anche negli aspetti più intimi come possono essere le prime pulsioni sessuali. Il rapporto ambiguo tra Antoine e Helena è alimentato da quest’ultima con la sua spontaneità e le sue turbe da ragazzina, che pure nascondono una maturità straripante (come la sua sensualità). Il tratto allo stesso tempo istintivo e ricercato di Vivès aiuta a raccontare il tutto con estrema sensibilità e delicatezza, senza mettere in mostra cenni eccessivi di morbosità nel suo addentrarsi nelle vite dei due ragazzini, nelle loro pulsioni e nelle loro scoperte più segrete.

QUI la nostra anteprima del libro.

Crawl Space, di Jesse Jacobs (Eris Edizioni)

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Dopo Safari Honeymoon ed E così conoscerai l’universo e gli dei, Jesse Jacobs è tornato in Italia nel 2018 con un libro che spinge ancora più in là la sua ricerca stilistica e narrativa. A livello grafico Crawl Space è probabilmente il suo lavoro più riuscito e visionario, grazie a un pugno di tavole dalla notevole potenza, in una storia che giustifica al meglio l’estetica dell’autore.

La sceneggiatura è forse la più semplice e comprensibile della sua carriera, ma ciò non è affatto un male: meglio pochi ingredienti ma giusti ed equilibrati, nella costruzione di un racconto che si addentra nei territori del fantastico riuscendo a raccontare con efficacia sentimenti e sensazioni reali. E, nonostante l’apparente linearità, il racconto si presta a più letture e interpretazioni.

Crawl Space è la storia di una ragazzina che, trasferitasi in una nuova cittadina, scopre nel suo seminterrato una lavatrice che conduce a un mondo parallelo coloratissimo. Questo le permetterà di sfuggire al grigiore della realtà, ma causerà a lei e alle sue amiche notevoli problemi, finanche una dipendenza (verso l’evasione e i colori).

QUI un po’ di pagine da leggere in anteprima.

Unflattening, di Nick Sousanis (Lavieri Edizioni)

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Erede spirituale del saggio (a fumetti) Capire il fumetto di Scott McCloud, Unflattening: Il pensiero visuale e la scoperta della mente grafico è la tesi di dottorato di Nick Sousanis, un ricercatore della Columbia University di New York appassionato di fumetto. Edito poi in volume da Harvard University Press (e tradotto in italia da Lavieri), come – e più di – Capire il fumetto, Unflattening è un saggio a fumetti che si pone come obiettivo quello di indagare l’aspetto visivo del nostro pensiero e il perché la cultura occidentale abbia privilegiato la comunicazione verbale su quella per immagini.

«Un inno al potere della curiosità e alla capacità delle immagini – unite al testo – di ampliare e modificare i nostri abituali schemi di pensiero e di comportamento», come lo abbiamo descritto su Fumettologica. Le conclusioni a cui arriva Sousanis sono decise: le parole sono decisamente più efficaci, se vengono incrociate con le immagini. E Unflatting lo spiega nel modo migliore possibile, attraverso metafore visive di grande espressività e potenza.

QUI la nostra recensione.

The Love Bunglers, di Jaime Hernandez (Oblomov Edizioni)

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The Love Bunglers è il capitolo più recente (almeno in Italia) della lunga saga creata da Jaime Hernandez all’inizio degli anni Ottanta sulle pagine di Love and Rockets, la rivista alternativa da lui fondata insieme ai fratelli Gilbert e Mario. In questo volume – leggibile senza aver bisogno di conoscere i personaggi e la loro storia – ritroviamo infatti alcuni dei protagonisti di Locas, in particolare Maggie e Ray, entrambi invecchiati e desiderosi di riannodare i fili spezzati del passato.

La storia diventa così una sorta di “bignami” di tutto il meglio che Hernandez ha saputo fare in quasi 40 anni di carriera. Al centro di tutto troviamo innanzitutto i personaggi, tratteggiati in modo profondamente umano e messi al centro di una complicata – e a tratti tragica – vicenda sentimentale, nella quale non mancano però momenti in grado di far sorridere il lettore.

In un racconto dotati di happy ending e in grado di riaccendere una scintilla di speranza anche nel cuore dei cinici più convinti, il tratto del più piccolo dei Los Bros Hernandez si fa più solare, mentre le vignette diventano più piccole, quasi a formare dei microscopici focus sull’intimità dei personaggi.

QUI un po’ di pagine in anteprima.

La saga di Grimr, di Jérémie Moreau (Tunué)

saga di grimr Jérémie Moreau tunue

La carriera del giovane fumettista francese Jérémie Moreau – classe 1987 – è stata finora fulminea ma ben scandita: nel 2005 ha vinto il premio del Festival international de la bande dessinée d’Angoulême come miglior autore “amatoriale” in età scolare; nel 2012, sempre ad 
Angoulême, ha ottenuto il riconoscimento come miglior nuovo talento; nel 2018 è arrivato infine il Fauve d’or – il premio principale di Angoulême – per il suo lavoro su La saga di Grimr, che è stato poi prontamente tradotto in italiano da Tunué.

Ambientato alla fine del Diciottesimo secolo in Islanda, ha per protagonista Grimr Enginsson, orfano a causa di un’eruzione vulcanica e deciso a dimostrare di avere la stessa forza degli eroi delle saghe leggendarie, nonostante sia figlio di nessuno. Moreau si muove tra il fantasy e la realtà storica per raccontare una storia di crescita umana sullo sfondo di un’Islanda che diventa protagonista tanto quanto lo stesso Grimr, con i suoi paesaggi resi fiabescamente ad acquerello nello stile espressionistico dell’autore.

Una storia epica che non vuole perdersi in metafore o in raffigurazioni translate della realtà contemporanea, ma che giunge al lettore diretta per quel che è: un racconto di ambientazione storica (fatto molto bene).

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