Il pianeta delle scimmie, un pulp d’annata

I fumetti su licenza, traduzione e adattamento di altri media esercitano su di me un ascendente quasi perverso. Nello iato tra un fumetto e un film (o un libro, una serie tv) succede qualcosa di violento, spesso magico, a volte orribilmente sbagliato.

pianeta delle scimmie fumetti

Con questo sottogenere Marvel Comics ha giocato spesso e con esiti felici, almeno nella seconda metà del secolo scorso. I fumetti di Star Wars avevano salvato l’editore, diventando parte integrante del fenomeno cinematografico. Quelli dei Transformers avevano fatto ancora meglio, costituendo, grazie allo sceneggiatore Bob Budiansky, la base su cui poi si sarebbe elevato l’impero degli robot trasformabili. E per pubblicizzare la joint-venture tra Marvel e il gruppo dei Kiss si arrivò a stampare i fumetti con inchiostro mischiato al sangue della band.

Usciti negli anni Settanta proprio per Marvel Comics, i fumetti de Il pianeta delle scimmie non potevano vantare niente di tutto ciò. E infatti nemmeno l’omnicomprensivo tomo di Sean Howe Marvel Comics. Una storia di eroi e supereroi si spreca a parlarne, nonostante nel libro molte pagine siano dedicate ai fumetti su licenza. Ma la versione a balloon de Il pianeta delle scimmie non andò dimenticata per demeriti proprio, fu solo questione di tempismo.

Negli anni Sessanta, attorno al franchise si era raccolto un mini-impero di prodotti collaterali, ma i fumetti Marvel iniziarono a uscire solo nel 1974, quando il primo film della saga era ormai un ricordo. Dal 1968, anno di uscita del capostipite della serie, si erano avvicendati quattro seguiti prodotti in ristrettezze di mezzi e tempo e due sfortunate serie tv. Il pianeta delle scimmie aveva smesso di essere un fenomeno per le masse ed era ritornato alle dimensioni più esigue di passione per gli amanti del genere fantascientifico.

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Inoltre, la grande fortuna degli adattamenti a fumetti in casa Marvel iniziò con Star Wars, uscito lo stesso anno in cui Il pianeta delle scimmie chiudeva i battenti. Troppo tardi per il pubblico generalista, troppo presto per quello dei lettori. Pensare che, con l’avvento del reboot – un successo di critica (e in parte di pubblico) insperato – le produzioni ancillari sono aumentate fino ad arrivare a crossover improbabili o versioni a fumetti delle sceneggiature originali.

Ciononostante, quel primo esperimento trovò una nicchia negli appassionati che videro gli adattamenti come ossigeno puro in un ambiente asfittico privo di vhs, forum online, dvd, pagine Facebook o servizi streaming. Soprattutto, parlando della fattura, i fumetti potevano vantare sceneggiature e disegni migliori delle coeve incursioni cinematografiche, dove la cattiva scrittura e le scorciatoie produttive avevano appiattito i film ai prodotti per il palinsesto notturno.

Ora, a distanza di quarantaquattro anni, Boom! Studios riporta sugli scaffali la serie Marvel in un’edizione da libreria. Un (primo) volume di grande formato, con una grafica elegante e un pacchetto che rispetta e nobilita le storie contenute all’interno. Nel tradurre il volume, Panini Comics ha impiegato la stessa cura editoriale, e Il pianeta delle scimmie Classic non sfigurebbe come coffee table book. D’accordo, ma poi dentro cosa c’è? E, domanda ancor più importante, com’è?

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Il tomo contiene Terrore sul pianeta delle scimmie, una lunga saga scritta da Doug Moench, mestierante del fumetto attivo in Marvel (Moon Knight, Deathlok, Master of Kung Fu) e DC (Batman: Knightfall), le cui oneste abilità hanno permesso ai fumetti che scriveva di invecchiare più lentamente rispetto agli altri. Il pianeta delle scimmie non fa eccezione e si presenta a noi lettori in grande spolvero, date le contingenze. Ai disegni Mike Ploog, Tom Sutton ed Herb Trimpe.

Partendo dagli appunti di Gerry Conway – che avrebbe dovuto scrivere la serie ma lasciò per impegni pregressi – Moench racconta l’amicizia di Alexander, un giovane scimpanzé, e Jason, un suo coetaneo umano, messa a dura prova dal razzismo diffuso nella società dei primati. Sul pianeta delle scimmie, infatti, le due specie coabitano forzosamente. Le tensioni sono all’ordine del giorno, e un manipolo di oranghi guidati dal doppiogiochista Brutus si è anche organizzato, debitamente incappucciato, per compiere missioni punitive. Difficile non vedere in questo scenario i parallelismi con la questione nera negli Stati Uniti di quegli anni, tra repressioni violente e università pullulanti di affiliati al Ku Klux Klan.

Se i film raccontavano la metafora a modo loro, Moench la sbatte in faccia al lettore, per non lasciare nulla d’intentato. Con il passare degli albi, gorilla suprematisti e trame politiche lasciano spazio a un escapismo retrò fatto di cervelli in barattolo, scimmie bioniche e vichinghi. È sbagliata, semmai, la concezione di partenza, cioè l’idea di fare piazza pulita e introdurre senza tante cerimonia un cast di personaggi inediti. Qui un approccio più moderno – penso, ad esempio, a inserire la narrazione tra il primo e secondo film modificandone le vicende – avrebbe sicuramente giovato.

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Ploog, co-creatore di Ghost Rider, produsse alcune delle tavole migliori della sua carriera. Il bianco e nero in cui vennero stampati i fumetti gli permise di disegnare mezzetinte dettagliate che giocavano con la luce e il tratteggio. Anche Sutton, chiamato a tamponare i ritardi di Ploog, si concesse tavoli immaginative e piene di design ispirati. Entrambi allievi di Will Eisner, Ploog e Sutton aggiunsero credibilità alle idee più stranianti e plasticità alle scene di dialogo statiche.

Il pianeta delle scimmie è fumetto pulp, certo, ma è un buon fumetto pulp, che ha resistito incredibilmente bene alla corrosione degli anni. Ci sono testate Marvel odierne realizzate con molto meno buon gusto. Si fa leggere per il puro piacere della lettura e non per poter godere delle cadute di stile o per deriderne le intenzioni con l’arma della post-ironia. In un’edizione come questa, poi, anche chi non è fan del franchise potrebbe trarne un qualche divertimento.

Il pianeta delle sciemmie Classic vol. 1
di Doug Moench, Mike Ploog e Tom Sutton
traduzione di Andrea Antonazzo e Anna Vivaldi
Panini Comics, settembre 2018
Cartonato, 368 pp., b/n
28,00 €