Domani saranno presentate, in una conferenza stampa – la prima nell’intera storia della casa editrice – le novità relative all’atteso rilancio di Dylan Dog, la serie di Sergio Bonelli Editore che si avvicina a compiere 28 anni di carriera editoriale.

Nel corso degli anni Novanta, Dylan Dog raggiunse un successo epocale, con un picco di vendite nel 1993 che toccò circa 600mila copie al mese (per la sola serie inedita), oggi scese intorno alle 100mila al mese. La sua originale personalità, la qualità nella scrittura del creatore Tiziano Sclavi, e il talento dello staff di disegnatori (da Angelo Stano a Corrado Roi, Carlo Ambrosini, Piero Dall’Agnol, Giampiero Casertano, Bruno Brindisi, Nicola Mari, e guest come Attilio Micheluzzi o Massimo Carnevale), ne hanno fatto una delle serie che ha maggiormente contribuito, in Italia, al superamento delle rigide barriere tra fumetto popolare e ‘d’autore’. In quanto leader di mercato, cult generazionale e fenomeno “di costume”, su di esso si è scritto e detto moltissimo: articoli di stampa, tesi di laurea, servizi televisivi, saggi, interventi critici.

Il restyling, del quale alcuni dettagli sono già emersi, ha l’obiettivo di aggiornare non tanto il concept della serie quando i suoi contenuti e stile, e rinfrescarne l’appeal con una maggiore attenzione al marketing, non solo editoriale. La sfida per l’azienda è interrompere la tendenza alla contrazione dei suoi lettori, ma anche tornare a riaffermare la centralità del personaggio nel panorama del fumetto italiano. Una rilevanza che vale forse la pena ricordare – sopratutto a chi vent’anni fa ancora non c’era, o era troppo giovane – attraverso una selezione di articoli, apparsi sulla stampa nazionale, che siamo andati a rivedere (grazie al supporto dell’Archivio di Bonelli Editore). Con un po’ di nostalgia, e un bella dose di buoni auspici.