Alan Moore story (Parte I). Gli esordi

Lo sceneggiatore britannico Alan Moore, tra i fumettisti più influenti degli ultimi trent’anni, compie oggi 60 anni. In occasione del suo compleanno, ne ripercorriamo la carriera con un profilo biografico – in tre parti – a cura di uno dei maggiori esperti di Moore in Italia, smoky man*.

Alan Moore (circa 1956-57)
Alan Moore (circa 1956-57)

Alan Moore nasce a Northampton, città di circa 200 mila abitanti al centro della Gran Bretagna, il 18 Novembre 1953, da una famiglia di estrazione operaia. Sin da piccolo è un lettore dei classici fumetti umoristici inglesi come Topper o Beezer, ed è affascinato dai libri sulla mitologia greca e nordica. Nei primi anni ‘60 scopre i comics americani, dapprima gli albi DC e poi quelli della Marvel, che gli spalancano un nuovo universo di fantasia, colori e avventure da esplorare.

“[Superman] non rappresentava il potere o il senso di sicurezza, nient’affatto… rappresentava idee piene di meraviglia, idee che per me, a quell’età, erano davvero magiche. Mi offrivano la chiave d’accesso alla mia immaginazione.” [1]

Le letture diventeranno poi più eterogenee, fino a includere la rivista Mad, lo Spirit di Will Eisner e alcuni fumetti della produzione underground. Avendo superato il test d’ammissione alla scuola secondaria, Moore, che alla Spring Lane Primary School era considerato un piccolo genio, si ritrova in una scuola borghese, la Northampton Grammar School, dove incontra non poche difficoltà di ambientamento, soprattutto per quanto riguarda l’adattarsi alle regole dettate da un preside particolarmente severo.

“Non mi piaceva la scuola, non mi piaceva l’atmosfera, all’improvviso venivamo chiamati per cognome e indossavamo la stessa identica divisa: era come essere nella Gioventù Hitleriana! [risate]”

Alan Moore (circa 1965)
Alan Moore (circa 1965)

Sul finire degli anni ’60 Moore scopre il nascente fandom legato alla scena fumettistica locale, e inizia a corrispondere con Steve Moore, curatore della rivista Fantastic. I due – che, nonostante il cognome, non sono legati da alcuna parentela – si incontrano di persona nel 1969, a Londra, durante la seconda edizione della fiera locale – Comicon – cementando un’amicizia che dura tutt’ora.

Nel frattempo, il rendimento scolastico di Moore continua a peggiorare. Si fa crescere i capelli, si avvicina alla scena hippie e alle istanze della controcultura, e inizia a sperimentare l’uso di droghe. A 16 anni inizia a pubblicare Embryo, una fanzine di poesia e contribuisce ad altre pubblicazioni simili. Nel 1970, durante l’Hyde Park Free Festival, assume LSD per la prima volta. Nello stesso anno una sua illustrazione appare sulla rivista Cyclops: è il suo primo lavoro ad essere pubblicato. Nel 1971 si unisce al Northampton Arts Lab, un movimento in cui è possibile sperimentare diverse modalità d’espressione artistica – musica, poesia, teatro, reading, performance – che si dimostrerà un’esperienza fondamentale nel proseguo della sua carriera artistica.

embryo alan moore

All’età di 17 anni, il fattaccio: Moore viene espulso da scuola, con l’accusa di spaccio di LSD. Il preside, inoltre, si prende la briga di inviare una lettera a tutte le scuole e università locali, con la quale cerca di persuadere tutti gli istituti a rifiutare le sue eventuali richieste d’iscrizione. Per il giovane Moore la situazione si fa difficile.

“L’LSD fu un’esperienza incredibile. Non voglio dire che la raccomanderei, ma per me fu come se mi venisse scolpita nella mente l’idea che la realtà non era una cosa immobile, che quella che ogni giorno avevamo di fronte a noi era solo una delle tante possibili, che ce n’erano altre, con prospettive differenti in cui erano importanti cose diverse e altrettanto valide. Questo ha avuto un profondo effetto su di me, a cui si aggiunge naturalmente una generale euforia negli anni Sessanta che le persone che non c’erano… sì, lo so che le persone che hanno vissuto quel periodo hanno ripetuto fino alla nausea quanto fossero fenomenali gli anni Sessanta ed è importante capire perché tutti sono stufi di sentirne parlare, ma dal punto di vista culturale è accaduto davvero qualcosa di strano, qualcosa di fenomenale.”

Senza un diploma né referenze, Moore è costretto a optare per una serie di impieghi diversi, e poco gratificanti: macellazione di pecore, portiere d’albergo, magazziniere. Continua però la sua formazione da autodidatta – leggendo Burroughs, Pynchon e Moorcock; ascoltando Brian Eno e Captain Beefheart – e a partecipare attivamente agli eventi dell’Arts Lab.

Nel 1975, all’età di 21 anni, Moore sposa Phyllis, una giovane donna conosciuta tempo prima, dopo un reading di poesie. Per mantenersi lavora per un subappaltatore della locale compagnia del gas, ma continua a disegnare e scrivere nel tempo libero. Nel 1977 Phyllis rimane incinta e Moore prende una decisione drastica: lascia il posto di lavoro, ottenendo il sussidio di disoccupazione, per tentare di diventare un fumettista professionista. Una volta nato il figlio (sarebbe stata una bambina, Leah), Moore pensa che non sarebbe più stato in grado di una simile scelta, dovendo badare al suo mantenimento, e così sarebbe stato per sempre vincolato a un impiego d’ufficio. “Ora o mai più”, si dice.

Dopo alcune collaborazioni non retribuite, che gli permettono però di affinare le sue doti, Moore piazza infine le sue prime strisce regolari, scritte e disegnate su commissione del settimanale musicale Sounds. La prima è Roscoe Moscow (dal marzo 1979 al giugno 1980, firmata con lo pseudonimo Curt Vile), con protagonista uno strampalato detective alle prese con un omicidio. Ad essa segue The Stars My Degradation (dal luglio 1980 al marzo 1983, con la collaborazione sporadica di Steve Moore), una bizzarra saga fantascientifica. [2]

maxwell cat moore

A queste, inoltre, si affianca la striscia umoristica Maxwell The Magic Cat pubblicata quotidianamente sul Northants Post. Moore, con lo pseudonimo di Jill de Ray, la scriverà e disegnerà ininterrottamente dal luglio 1979 fino all’ottobre 1986. A questo punto, è ora in grado di rinunciare al sussidio: il giovane autore inizia a muovere i primi passi nel professionismo.

“La sola consapevolezza di riuscire a guadagnarsi da vivere facendo fumetti era incredibile, anche se non fosse durato a lungo… ed ero sicuro che non sarebbe durato. Ero sicuro che sarai tornato a lavorare per la società del gas, o a fare qualcosa di analogo, nel giro di un anno, ma mi sentivo così realizzato. Almeno per pochi mesi, poche settimane, forse un anno, magari due se fossi stato davvero fortunato… sarei stato in grado di guadagnarmi da vivere facendo quello che avevo sempre voluto fare.”

Passano pochi anni e Moore si rende conto di non essere in grado di poter raggiungere o mantenere un buon livello come disegnatore, e decide di concentrarsi solo sulla scrittura. Grazie agli insegnamenti e ai consigli dell’amico Steve Moore, nel frattempo diventato editor presso la filiale UK della Marvel, nei primissimi anni ’80 Moore vende le sue prime sceneggiature di storie brevi per Star Wars e Dr. Who. Nello stesso periodo inizia a collaborare alla rivista “2000 AD”, sempre con alcune short stories. Intanto, nel 1981, diventa di nuovo padre, ancora di una bambina: Amber.

“Poi sono arrivato al punto di rendermi conto che non sarei stato in grado di disegnare sufficientemente bene da farne la mia occupazione ma, allo stesso tempo, avevo capito che avevo imparato abbastanza su come raccontare per immagini, e che avrei potuto scrivere delle storie. Ero molto più sicuro delle mie capacità di scrittore che di quelle di disegnatore. Non sapevo con esattezza quante costole avesse una persona o dove fossero i muscoli delle braccia e delle gambe. Ero senza speranza. Ma scrivere… sì! Potevo descrivere qualcuno a parole e tu lo avresti visualizzato in modo perfetto.”

Ma sarà il 1982 l’anno della svolta.

moore 1987
Copyright: Jeff Vargon 1987

(continua…)

[1] Tutte le citazioni, se non diversamente indicato, sono tratte dal volume Le straordinarie opere di Alan Moore scritto e curato da George Khoury, pubblicato nel 2011 in Italia da Black Velvet Editrice.

[2] Entrambe le strisce non sono mai state ristampate né raccolte in volume. L’intera run è però disponibile online grazie al progetto Sounds Collection.

*smoky man è l’ideatore, insieme a G. Spencer Millidge e O. Martini, del libro-tributo Alan Moore: Ritratto di uno straordinario gentleman, edito nel 2003 da Black Velvet, pubblicato anche in inglese e spagnolo. Nel 2006 ha curato Watchmen: 20 anni dopo (Lavieri) e, nel 2011, l’edizione italiana de Le straordinarie opere di Alan Moore, di George Khoury (Black Velvet). Ha inoltre recentemente contribuito a realizzare l’antologia The Best of Dodgem Logic (001 Edizioni; 2013), ed è il curatore e traduttore di Alan Moore: Biographic, biografia illustrata dello scrittore britannico realizzata da Gary Spencer Millidge. I suoi indirizzi internet: smokylandAlan Moore World