Focus Profili Christopher Hittinger, il disertore

Christopher Hittinger, il disertore

Come forse sapete, gli uomini più potenti della terra si riuniscono ogni anno in un luogo segreto per decidere quali verità nascondere alla gente. Da qualche anno, questi oscuri personaggi dalla pelle squamata escono dalle loro riunioni sussurrando un nome. Il nome di un fumettista. Un nome che naturalmente non avete mai sentito, perché deve restare celato ai più. Ma è arrivato il momento di dire SVEGLIA!!! e rendere noto ai lettori italiani uno degli autori più originali nel panorama del fumetto contemporaneo europeo: Christopher Hittinger.

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Nato a Parigi nel 1980 ma di origine americana, Hittinger è l’autore di tre libri pubblicati dalla minuscola casa indipendente The Hoochie Coochie. Hittinger dichiara di pubblicare «senza velleità commerciali» e il mercato lo conforta in questa ambizione, con vendite che si misurano in pochissime migliaia di copie. Tuttavia la sua opera è immune dai difetti tipici del fumetto d’artista: non ambisce ad annoiare o repellere trascrivendo anodine vicende autobiografiche. Mira anzi ad affabulare, stupire, divertire; e ciò giocando in maniera ironica con un materiale rarissimo nel panorama del graphic novel indipendente: la Storia. In questo senso Hittinger si situa nella continuità di una certa narrativa “postmodern” americana, quella di Mason & Dixon di Thomas Pynchon o dell’esilarante The Sot-Weed Factor di John Barth.

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Il suo primo libro del 2007, Jamestown, narra la storia dello sbarco in America dei coloni inglesi nel 1607 — vicenda che noi europei conosciamo nella versione disneyana di Pocahontas. Sebbene rifiutato dalle principali case editrici statunitensi, questo esordio mostra una sensibilità più americana che francese: viene da pensare al Chester Brown di Louis Riel (2003), che raccontava un episodio cruciale della storia canadese dell’Ottocento, o anche alle illustrazioni dell’artista Marcel Dzama, dedicate alla città di Winnipeg. Opere che possono essere inquadrate nel più ampio spettro del revival folk nordamericano, un fenomeno che tocca anche il rock indipendente spaziando tra artisti molto diversi quali Animal Collective, Decemberists o Will Oldham.

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Per raccontare (senza dialoghi) l’insediamento inglese in Virginia, ovvero nientemeno che la nascita di una nazione, Hittinger mette in scena un universo stilizzato nel quale si aggirano personaggi-icone stravaganti in forma di pere, insetti, fantasmini, bitorzoli, scarabocchi e forme geometriche. E qui gli accostamenti più immediati potrebbero essere con Jochen Gerner, Keith Haring, Seymour Chwast. Il risultato è una specie di videogame in bianco e nero, un Kirby’s Dream Land dell’impresa colonizzatrice inglese nelle Americhe.

La dimensione ludica è ancora più evidente nel successivo Les Déserteurs, realizato nel 2004 ma pubblicato nel 2009: una sorta di Where’s Waldo? (nota in Italia come Dov’è Wally‎?) che racconta la fuga di tre briganti pasticcioni dalla Siria alla Germania al IV° secolo dopo Cristo. Più che un fumetto, a prima vista Les Déserteurs sembra una serie di (splendide) illustrazioni che inquadrano “dal cielo” le vicende rocambolesche degli eroi, restituendo inoltre l’intero contesto urbanistico nel quale si svolgono (le tavole sono state esposte, non a caso, nella grande mostra dedicata alle relazioni fra architettura e fumetto presso la Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi, nel 2010). Eppure il libro di Hittinger è una vera e propria storia, con dialoghi e azione. E perciò un vero e proprio romanzo grafico, tra i più interessanti di questi primi anni Duemila: contemporaneamente esperimento che interroga i limiti della narrazione sequenziale nel rapporto tra spazio e tempo, riflessione documentata sulla lunga fase di disfacimento dell’Impero romano d’Occidente, e divertimento per grandi e piccini.

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Il lavoro più recente di Hittinger, se escludiamo i suoi cicli d’illustrazioni dedicati ai giganti e ai robot — tematiche che non possiamo fare a meno di considerare gauldiane (nel senso di Tom Gauld) — è Le Temps est proche del 2012, una raccolta di storie brevi che raccontano la fine del Medioevo in chiave post-apocalittica. Selezionato tra le nominations ai premi del festival di Angoulême 2013, il libro gioca con gli stereotipi sui “secoli bui” alternando momenti didattici e scenette umoristiche alla Monty Python. Veniale anacronismo stilistico: lo stile grafico sembra citare le xilografie del primo Cinquecento sebbene le vicende siano tutte ambientate nel Trecento.

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Impegnato nella sua attività complementare di grafico pubblicitario, Christopher Hittinger è un “fumettista part time”, collocato in una marginalità che lo lascia libero di perseguire un’idea di fumetto personale ma lontana da ogni tentazione manierista. In un panorama indipendente talvolta persino più asfittico di quello mainstream, Hittinger ha scelto di disertare la (sua) battaglia e costruire un villaggio lontano da tutti. Da parte nostra, continueremo a inseguirlo fino ai confini dell’impero. Alla faccia del complotto rettiliano.

 

Christophe Hittinger, bibliografia

Jamestown, The Hoochie Coochie, 2007

Les Déserteurs, The Hoochie Coochie, 2009

Géants, The Hoochie Coochie, 2011

Le Temps est Proche, The Hoochie Coochie, 2012

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