Recensioni Novità Shaolin Cowboy 1: Geof Darrow déjà vu

Shaolin Cowboy 1: Geof Darrow déjà vu

Geof Darrow è un’artista a cui non bisogna mettere fretta. Sfogliando la sua biografia si potrebbe rimanere sorpresi da quanto possa apparire esigua, soprattutto considerando gli ormai trent’anni di carriera. Eppure bisogna rendersi conto che si parla di un geniaccio. Uno che è approdato al fumetto spinto da Moebius. Su una sceneggiatura di Frank Miller per giunta, in un momento storico in cui il bizzoso autore di Sin City era praticamente un Dio in terra, venerato sia come disegnatore che come scrittore. Non a caso da lì a poco sarebbero arrivati ben tre Eisner Award, uno per ogni progetto a cui il Nostro ha prestato il suo immenso talento. L’ultimo di questi prestigiosi riconoscimenti (del 2006) è forse il più significativo, perché conquistato con la sua opera più personale e indefinibile: Shaolin Cowboy.

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Prodotto in origine da nientemeno che i fratelli Wachowski – per cui Geof aveva a sua volta fatto da consulente visivo, nella trilogia di Matrix – sotto l’egida della claudicante Burlyman Entertainment, la prima serie del bizzarro eroe silenzioso ebbe una vita breve ma fulminante. Tacciato da alcuni come un lavoro inconcludente e forzatamente bizzarro, in realtà si trattava della fusione perfetta tra la psichedelia della Silver Age statunitense, la visionarietà della scuola francese, l’azione del cinema d’arti marziali di Hong Kong e l’ultraviolenza degli anni ’80.

Un tipico, singolo episodio poteva comporsi unicamente di un’unica, immensa carrellata su una distesa di nemici pronti a rendere la vita difficile al Nostro eroe. In alternativa, si visitavano in cinemascope enormi città, costruite sulla schiena di immense creature prestoriche. Le motoseghe diventavano letali armi con cui praticare un elegante kung fu, perfetto per aprire a metà squali posseduti da entità extra-terrene. Ovunque spuntavano pile di cadaveri, mentre geyser di sangue riempivano ogni spazio vuoto della pagina. Il tutto ulteriormente insaporito da un umorismo surreale e difficilmente inquadrabile. Sulle pagine della serie lo stile di Geof, libero da ogni vincolo esterno, raggiunse vette mai viste. Ogni tavola era un gioiello: narrazione per immagini nella sua forma più cristallina. Lo sguardo era saturato dal movimento e dall’accumulo. Raramente si era vista una cosa simile.

Peccato che tutto si concluse con il numero 7, atteso oltretutto per più di un anno.

Dopo cinque anni il cowboy tornò in scena, ma con il mediocre palliativo The Shaolin Cowboy Adventure Magazine dove, in puro stile pulp, si raccoglievano due storie in prosa, una copertina da capogiro e un pugno di rubriche illustrate dal valore tanto indubbio quanto velleitario. L’esperimento risultava simpatico – ma Darrow senza le tavole di Darrow… cui prodest?

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Peccato che questo numero 1 sia tutto tranne che una ri-partenza con il botto. Essere venerato come uno dei più grandi visionari del proprio medium e ripresentarsi con una storia a base di zombie e motoseghe è un colpo davvero duro per tutti i lettori, ansiosi di visitare ancora una volta gli strani mondi del disegnatore di Hard Boiled. Poco conta se il guizzo rimane ineguagliabile, l’umorismo sopraffino e il mestiere immenso. Senza contare che lo stile Darrow – all’epoca unico e impossibile da fraintendere – nel corso degli anni ha trovato diversi adepti. Dai vari artigiani in forza alla Avatar al fuoriclasse James Stokoe, autore unico della criminalmente poco considerata serie Orc Stain (per Image Comics). Tanto per chiarire che il nome in copertina non basta più.

L’impressione è quella, dolorosa e dal retrogusto amaro, di un’operazione puramente alimentare. Perfino la cover alternativa di Walter Simonson è sottotono, per non dire scolastica e poco più che mediocre. La speranza è quella di un ritorno alle vette di follia a cui ci eravamo beatamente abituati nell’arco dei prossimi due o tre numeri. Ma per ora quel che traspare è solo tanta stanchezza. E forse della superbia. Come se al lettore si potesse propinare sempre e solo il minimo sindacabile (per quello ci sono un sacco di “onesti artigiani”, vero Geof?).

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Shaolin Cowboy #1
di Geof Darrow
Dark Horse, 2013
32 pagine, $3.99

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