Lo scaffale di Leomacs

Per la nostra rubrica Lo scaffale di…, questa settimana abbiamo chiesto a Leomacs (disegnatore per Sergio Bonelli Editore, regolarmente al lavoro su Tex) di raccontarci le sue letture più recenti.

L’Uomo Che Uccise Ernesto Che Guevara di Magnus

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Non solamente la migliore storia de Lo Sconosciuto (personaggio che mi ha sempre affascinato moltissimo), ma in assoluto il vertice più alto che Magnus abbia mai raggiunto per sensibilità, equilibrio e maturità narrativa.

Formidabile poi il registro grafico, che passa dal suo riconoscibilissimo bianco e nero (quello col segno grasso e denso) ad una nervosa linea chiarissima (quasi calligrafica) dei resoconti di guerriglia del Che. Commovente.

Storia di Cani di Peppe Ferrandino e Giacarlo Caracuzzo

storie_di_caniUscita a puntate sulla mai troppo compianta “NERO”, Storia di Cani ha subito brillato, come un rarissimo diamante grezzo. Ferrandino imprime (in poche pagine) alla storia un ritmo forsennato e tagliente che Caracuzzo, qui al suo meglio, restituisce col suo stile scarno ma dinamico.

C’è un forte “senso del luogo” che, solitamente, è difficilissimo trovare nelle storie a fumetti di “genere”, soprattutto evitando il “cartolinismo” o la macchietta. Questo avviene per via di un linguaggio accattivante e di situazioni liminali ma credibili, che conferiscono alla storia una grande capacità evocativa. Una storia nervosa e feroce. Una Storia di Cani, per l’appunto.

Fury: Guerre perdute di Garth Ennis e Goran Parlov

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Questa miniserie su Nick Fury a Cuba nei giorni della Baia dei Porci è un po’ il terminale di tutte le scorribande che negli ultimi tempi vanno compiendo Ennis e Parlov sul Punisher. Non deve stupire infatti che siano presenti molti dei luoghi comuni narrativi di Ennis , pur tuttavia la lettura è talmente godibile che è praticamente impossibile non leggere l’albo tutto d’ un fiato. E quando non senti necessità di sospendere la lettura vuol dire che gli autori hanno fatto centro.

Parlov (che non a caso è uno dei migliori disegnatori di fumetto del mondo) è l’interprete perfetto per storie del genere. Sa infondere violenza, potenza, ironia ( se non proprio cazzeggio) e sensualità, con un tocco di grottesco, che non guasta mai. Quando due autori si intendono, si divertono e sanno esaltare l’uno le doti dell’altro siamo in presenza di un gran fumetto. Questo dovremmo ricordarcelo più spesso anche noi in Italia, quando progettiamo alcune serie (o miniserie) a fumetti. I progetti andrebbero sempre pensati e costruiti sulle peculiarità degli autori coinvolti, o perlomeno bisognerebbe provarci. Che dite? E’ Utopistico?

I Segreti del Quai D’Orsay – Cronache Diplomatiche di Christophe Blain e Abel Lanzac

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Cosa posso dire su questi due splendidi volumi? Che sono la prova tangibile che il fumetto può veramente raccontare qualsiasi tipo di storia. A condizione che gli autori ne siano capaci, ovviamente. E qui, manco a dirlo lo sono eccome. Non mi interessa tanto sapere se Lanzac esista o meno, però quel geniaccio di Blain lo conosco bene e non poteva esserci autore migliore di lui per rappresentare una storia così esilarante.

Blain ha nel ritmo, la recitazione dei personaggi e nella composizione le sue armi migliori. Qui mette leggermente da parte le sue doti compositive per stare molto addosso ai personaggi e ai loro atteggiamenti. Il risultato è quello di una lettura senza pari. Non è importante sapere quanto di quello raccontato possa essere vero, ci basta apprezzarne la verosimiglianza per riderne di gusto, anche se con un filo di inquietudine. Una storia unica, che speriamo non generi goffi tentativi di imitazione.

Tranquilli, in Italia non c’è questo pericolo. Da noi negli ultimi vent’anni vanno forte i comici puri, o la satira, che come diceva qualcuno (di non particolarmente simpatico), non avendo padroni sta bene sotto ogni padrone. Sigh.

Mister Wonderful di Daniel Clowes

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Una deliziosa opera “minore” di Dan Clowes. Minore per modo di dire, chiaramente. Un appuntamento al buio per un timido single di mezza età. Questo è l’antefatto per una storia tra le più “leggere” di Dan Clowes. Leggera per modo di dire, chiaramente.

Perché quando Clowes racconta il quotidiano (anche quello più banale) riesce sempre, con un controllo ed una ironia magistrale, a mostrarci l’inquieto che ci si annida dietro. Però però, nonostante sia sempre lui e nonostante ci si possano ritrovare molte delle sue consuete, deliziose invenzioni, (come le sovrapposizioni a coprire di balloons e didascalie o i perfetti cambi di scena e di tempo che completano un quadro formalmente impeccabile) non siamo di fronte ai soliti adolescenti “strani” e un po’ psicotici che Clowes ha tante volte raccontato.

Qui i protagonisti sono due adulti piuttosto consapevoli delle proprie debolezze e delle proprie inquietudini. Questo fa si che ci sia consegnato un finale che, magari non avrà lo stesso struggente lirismo di quel capolavoro che è David Boring, ma che ha il sapore di un quasi happy ending, nel quale speriamo per la buona sorte dei personaggi. Perché Clowes sa raccontare l’umanità contemporanea come pochi.