Chi è Lukas. Intervista a Michele Medda

Lukas è un uomo che è tornato dall’aldilà senza memoria. E che si chiede se malgrado tutto possa dirsi ancora un essere umano. O se, al contrario, non sia diventato un mostro. È questa la sintetica descrizione che Michele Medda dà del suo personaggio, protagonista di una nuovissima mini serie Bonelli, in edicola a partire da Marzo. Composta di due archi narrativi (di dodici numeri ciascuno: lo stesso tipo di struttura prevista per Orfani), la serie presenterà anche un elemento particolare, mai utilizzato finora nelle altre mini-serie (che Medda non ha voluto anticipare).

testo_Lukas

Com’è nata l’idea per la serie? 

Dopo Caravan, che era una serie molto particolare, volevo tornare al “genere”, all’avventura. Ma a parte questo non avevo in mente niente di preciso. E alla fine l’idea di Lukas è nata in maniera abbastanza casuale. A volte succede. Una scena si forma nella tua testa – in questo caso era la scena di Lukas che esce dal loculo nel cimitero – e poi cerchi di scoprire, andando a ritroso, che cosa ha provocato quell’evento. Un uomo che torna dalla tomba fa pensare subito a uno zombie o a un vampiro, quindi mi sono chiesto in che modo Lukas potesse essere diverso dal tipico zombie e dal tipico vampiro. E mi sono risposto che poteva avere un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. E poi ho pensato che sarebbe stato interessante inserire dentro un contesto fantastico un tema tipico del thriller contemporaneo, quello dell’uomo senza memoria, braccato da avversari spietati.

Come possiamo definire il genere narrativo della serie? Noir, horror, “zombie story”, o c’è dell’altro?

Per quel che valgono le etichette, penso che urban fantasy abbia un significato abbastanza ampio da includere tutte le tematiche trattate in Lukas. Storie di creature straordinarie in un mondo ordinario.

Di quali influenze (cinema, fumetto, letteratura) si nutre la trama? 

Per la maggior parte, gli spunti che ho usato per Lukas provengono più dalla letteratura e dal mito che dal cinema e dalla tivù. Poi è inevitabile che nel nostro immaginario questi spunti risultino filtrati da centinaia di derivazioni cinematografiche e televisive. In ogni caso, ho evitato per quanto mi era possibile di rifarmi a fonti specifiche e di utilizzare citazioni, dirette o indirette. Volevo che Lukas vivesse in un universo tutto suo. Lukas è una fiaba. Cupa e violenta, ma pur sempre una fiaba.

Esiste già adesso una pagina facebook dedicata a Lukas. Qual è il tuo pensiero in relazione ai new media, rispetto al fumetto da edicola? 

Il nostro pubblico ama ancora la carta. La percentuale di lettori presente e attiva su internet è molto piccola rispetto al totale degli acquirenti, sarà circa l’un per cento. La nostra presenza in Rete è doverosa, ma la vera partita, al momento, si gioca ancora fuori dal web.

Di che cosa tratta la trama?

Per quanto riguarda i contenuti, è chiaro che il fantastico è terreno comune a molte delle nostre serie. Quello che cambia, ovviamente, è il modo di raccontarlo. Per fare un esempio pratico, quelli di Lukas non saranno certo i primi licantropi visti su una serie Bonelli (si sono visti licantropi anche su Zagor, Martin Mystère, Dylan Dog), e quindi con Michele Benevento, che è co–creatore della serie, abbiamo cercato di rappresentarli e soprattutto di contestualizzarli in un certo modo. Come ho detto, a differenza di altre mini–serie, ambientate in varie epoche ma sempre nel nostro mondo, Lukas si svolge in un mondo fiabesco… che però abbiamo cercato di trattare in maniera molto realistica.

Qui trovate alcune tavole di prova, schizzi dei personaggi e una selezione di tavole inchiostrate in anteprima.