Quando Tezuka cadde dalle scale per l’invidia

Come sa chiunque abbia letto Gekiga Hyouryuu (letteralmente: ‘vagabondaggio gekiga’, in Italia per Bao Publishing: Una vita tra i margini) è nell’anno 1956 che l’opera – e di conseguenza la vita, in un continuo gioco di sovrapposizioni – dell’allora ventunenne Yoshihiro Tatsumi subiscono una svolta decisiva. Il breve racconto Tormenta nera (Kuroi Fubuki) appena pubblicato anch’esso da Bao, realizzato nel ’56, costituisce materialmente questa svolta.

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L’edizione è pensata, con un tocco d’ironia, in stile esplicitamente vintage. Il bordo delle pagine ingiallite, i sedicesimi stampati in bicromia, la copertina identica all’originale: tutto contribuisce a suggerire al lettore la sensazione di un’opera emersa misteriosamente dal passato e allo stesso tempo nuova e inedita.

Oltre a questo, la singolarità della pubblicazione risiede nel fatto che si tratta di un racconto la cui genesi è minuziosamente descritta all’interno di un altro libro: Una vita tra i margini, appunto. Se si è consapevoli di ciò, l’operazione acquista immediatamente un valore – potremmo dire – metafumettistico, che ha pochi paragoni.

Proprio come una lente d’ingrandimento puntata su un momento della vita di Tatsumi, la realizzazione di Tormenta nera è raccontata come il momento chiave nell’ideazione del gekiga (all’epoca, il termine non era ancora stato coniato). La decisione di rivolgersi non più a un pubblico di giovanissimi ma agli adulti, di approfondire il carattere psicologico dei personaggi attraverso l’esasperazione drammatica della trama, fondano un diverso modo d’intendere le possibilità della narrazione manga: uno stile in grado di mischiare alla tradizione del disegno realistico popolare, i canoni modellati sull’esempio di Tezuka e gli spunti narrativi presi da racconti pubblicati su riviste e dal cinema dell’epoca (sia giapponese che americano). Mischiando al tutto, infine, una buona dose di energia e di coraggio per fronteggiare le regole di un mercato non facile.

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Le linee principali decise dallo stesso Tatsumi, nel Manifesto Gekiga del 1959, sono le seguenti:

1) Maggiore realismo nella rappresentazione e nelle psicologie dei personaggi.

2) Accentuazione della componente drammatica.

3) Esclusione o riduzione drastica di quella umoristica.

4) Ricerca di un target non più di bambini ma di giovani e adulti.

Tormenta nera forse non può essere definita propriamente una storia gekiga (come ammette lo stesso Tatsumi nel corso dell’interessante intervista pubblicata all’interno del volume Bao) ma è certo che proprio da qui qualcosa comincia a cambiare. “Quando ho consegnato il manoscritto avevo paura – spiega – La consapevolezza di una nuova forma espressiva…forse un po’ c’è stata. La linea piuttosto marcata, il disegno in parte ardito…ero molto preoccupato, avevo paura di non essere capito”.

L’incipit è semplice e indimenticabile: due uomini accusati di omicidio, arrestati e ammanettati uno all’altro, si trovano su un treno sotto scorta, diretti verso la prigione. Ma il treno ha un incidente e i due riescono a fuggire. Braccati dalla polizia, dovranno decidere chi dei due costringere a tagliarsi la mano per lasciar fuggire l’altro.

Una storia dal taglio evidentemente cinematografico, che mantiene un ritmo altissimo fino all’ultima vignetta. Gekiga o no? In ogni caso, una storia perfetta. Non è semplice, ovviamente, spiegare cosa sia il gegika e quale sia ancora oggi la sua influenza nella storia del fumetto (basti pensare al lavoro di un autore come Adrian Tomine). Gli autori che dal 1959 hanno preso strade diverse e sarebbe ingiusto rinchiuderli all’interno di un recinto.

Esiste però un aneddoto, raccontato a voce dallo stesso Tatsumi nel corso del film diretto da Eric Khoo nel 2008, che suggerisce il valore e il peso che la nascita di questa corrente ricopre nella storia del manga. Un aneddoto che potremmo intitolare: “quando Tezuka cadde dalle scale per l’invidia”. Buona visione.

* Traduzione sottotitoli:

Okichan mi disse che “Tormenta nera” non poteva più essere definito un manga. I manga per bambini sono diversi da ciò che stiamo creando. Questo fatto dev’essere chiaro. Stavo ragionando sui nuovi nomi per il nostro tipo di manga. Chiamarlo flusso di immagini mi pare una cosa da disperati. Sestuga è interessante. 

Dai, andiamo per esclusione. Gekiga. Suona bene.

Sì. Gekiga ha un bel suono. Potente.

Sembra perentorio, non trovi?

Allora è deciso. Gekiga!

Ma avrà un senso, il gekiga, nel mondo reale?

Che hai intenzione di farci?

Lo porterò a Tokyo.

Sarà il nostro vessillo!

Quindi ci vai davvero?

Sì, ho deciso.

Abbiamo formato un gruppo che abbiamo chiamato Laboratorio Gekiga.

Vogliamo produrre un nuovo tipo di manga.

Se è mirato a un pubblico più adulto, dobbiamo poter creare immagini realistiche e mostrare complessità di sviluppo psicologico, nei personaggi.

Manifesto del Gekiga

Lo stampai su 150 cartoline

E lo mandai a giornali, editori e disegnatori di manga.

Ma quasi senza pensarci inclusi nella lista il maestro Tezuka.

Stando al libro che anni dopo il maestro pubblicò, aveva tenuto d’occhio i progressi del Gekiga.

E quando il Gekiga raggiunse il successo commerciale, in un impeto di invidia cadde dalle scale.

Qui trovate le prime tavole di Tormenta Nera.

Qui un profilo di Yoshihiro Tatsumi