Rat-Man n.100: l’omaggio degli autori

Roberto Recchioni

La prima volta che ho letto Rat-Man ero a Lucca. Leo Ortolani aveva uno stand accanto a quello che io condividevo con altri amici e colleghi. All’inizio mi è parsa una delle solite parodie che in quel periodo vendevano tantissimo alle fiere. Poi l’ho letto e ho capito che era qualcosa di molto diverso. E di più. Ho seguito Rat-Man da quel suo primo numero autoprodotto a oggi, e quel “di più” non ha fatto altro che continuare a crescere. Nel tempo, è diventato più “complicato”. Fa sempre ridere, e tanto, ma i suoi livelli di lettura si sono moltiplicati, offrendo riflessioni estremamente profonde e articolate sulla vita, il senso del narrare, la religione, l’amore e quanto altro. La cosa che preferisco del Ratto è Cinzia. Un personaggio apparentemente caricaturale, quasi una macchietta grottesca e volgare. Che, invece, nelle mani di Leo, diventa l’anima e il cuore dell’intera serie, il suo lato più umano, profondo e reale. Quanto a quello che rappresenta, è facile: il perfetto connubio tra una visione popolare del fumetto e una autoriale. È uno dei migliori fumetti al mondo. Le qualità della comicità di Ortolani che ritengo più importanti o efficaci? Il senso del tempo. Nessuno come lui è capace di gestire il tempo comico di una battuta.