Un saggio in forma di albo: Sophie Van der Linden, Album[s]

In materia di albi illustrati Sophie Van der Linden è la più interessante voce critica che la Francia esprima in questo momento. La sua metodica attività di ricerca si è concentrata negli ultimi anni ad esplorare l’universo linguistico degli albi – intesi come picture books – tentando ogni volta, nel lavoro di approfondimento, di cambiare prospettiva, di provare a interrogarsi da punti di vista teoricamente sempre diversi e articolati.

In Lire l’album (L’atelier du poisson soluble, 2006) analizzava passo a passo la meccanica della narrazioni per immagini e figure; in Je cherche un livre pour enfants (Éditions de Facto, 2011) si costruiva una vera e propria “guida” alla selezione dell’albo, ponendosi nell’ottica del genitore, insegnante alla ricerca del libro giusto per condividere delle esperienze con giovani lettori. In questo percorso critico, costantemente animato dalla rivista “Hors cadre[s]”, di cui Van der Linden è direttrice, l’ultimo passo compiuto dall’autrice si intitola Album[s] (pubblicato a fine 2013 in una coedizione fra Actes Sud e Éditions de Facto ).

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Il libro si offre al lettore fin da subito come un oggetto “totale”, raffinato ed evocativo insieme, uno strumento in cui la forma, come nell’albo illustrato, diventa il modo per mettere in essere un pensiero critico. Per raccontare la capacità narrativa che negli albi illustrati assume il supporto stesso, Sophie Van der Linden inventa un’opera in cui l’analisi critica viene tradotta in una forma grafica impeccabile e funzionale. Con l’apporto creativo di Olivier Douzou, grafico, illustratore, creatore di grandi avventure editoriali come quella delle Éditions du Rouergue, Album[s] diventa un teorema in forma di libro, il cui obiettivo è chiaro: raccontare una modalità narrativa per immagini e parole, ricalcando il più possibile il sistema con cui l’albo usa tutte le sue componenti e cercando di tradurne in figure il processo generativo. Un discorso che potrà sembrare astratto, ma sfogliare il libro lo renderà – ne siamo certi – immediato.

Si parte dal bianco, dalla pagina vuota, il bianco a cui l’etimologia latina di “album” rimanda, che si compone, al girar della pagina, sotto gli occhi del lettore, come un sovrapporsi di layers successivi: prima esiste un supporto, poi questo si anima di immagini, poi di testi, poi di relazione spaziale e di senso fra questi ultimi due. L’albo nasce sotto i nostri occhi. Lo sforzo di definizione dell’autrice (una necessità, ci dice Van der Linden stessa in un recente intervento sul blog di Topipittori di delineare l’essenza di una forma in continuo cambiamento e ontologicamente multiforme) si accompagna con la visualizzazione architettata da Douzou per rendere evidente molto più di altre parole, lo scheletro dei libri con le figure.

Costruita la struttura – a cui nel libro è dedicata la prima parte, che si distacca dal resto del corpus per l’uso di una carta uso mano e della bicromia – si può procedere a presentare le infinite possibilità di variazione e accordi che all’albo si confanno. Album[s] si articola in capitoli che ripercorrono i principi di costruzione dell’albo stesso (la fabbricazione, la tecnica, lo stile, il segno e il colore, l’uso del punto di vista, il ritmo, il montaggio…), il suo funzionamento, nelle tante possibili configurazioni in cui testo e immagine si possono articolare fra di loro, e il percorso storico che nell’ultimo secolo ha determinato la forma dell’albo illustrato come noi la conosciamo.

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Nulla è lasciato al caso, Album[s] è un organismo perfetto, in cui il processo critico è supportato da esempi, tratti dalla migliore letteratura illustrata francofona ma non solo, capaci di mettere in evidenza la componente progettuale dell’albo; rispetto a quest’ultima Van der Linden sottolinea il “concerto” di attori (autori, disegnatori, editori, produttori, grafici…) necessario e vitale per arrivare al libro così come lo si tiene in mano, simbolicamente raccontato da una mappa geografica dell’editoria. Album[s] è un saggio immersivo, che attira a sé gli occhi del lettore: su un fondo bianco, che sembra un set perfetto, il libri sfilano nella loro infinita diversità. Quella che la parentesi quadra del titolo ci dice ancora prima che la nostra lettura cominci. Buona visione.

Ilaria Tontardini // Hamelin Associazione Culturale