Fumetti e architetti atomici

Il nuovo girotondo delle figure questa volta incrocia l’architetto Le Corbusier, il musicista Edgar Varèse, lo scrittore Jonathan Coe, il regista William Cameron Menzies: tutto questo e molto altro partendo, ovviamente, da un fumetto. Il fumetto è Souvenir dell’Impero dell’atomo (Bao Publishing) di Thierry Smolderen e Alexandre Clerisse, del quale si è scritto qui.

Ma chi è veramente Paul Linebarger, il protagonista di Souvenir dell’Impero dell’atomo, storia a fumetti ambientata negli Anni Cinquanta e che si svolge tra Shanghai, Washington e Bruxelles? Un rapido giro tra Wikipedia e altri siti ci dice che è realmente esistito, che è nato a Milwaukee, nel 1913, e che è morto a Baltimora nel 1966. Ci dice, anche, che fu uno studioso dell’Oriente (frequentò a lungo la Cina, al seguito del padre) e che fu un esperto di guerra psicologica e come tale, autore di Psychological Warfare, un manuale dei servizi di intelligence degli Stati Uniti. Ma ci dice, soprattutto, che è più noto – forse – con il nome di Cordwainer Smith, uno dei tanti pseudonimi (da Carmichael Smith a Anthony Bearden e Felix C. Forrest) usati da questo poliedrico scrittore e controverso personaggio.

Paul Linebarger, con il nome di Cordwainer Smith, firmò racconti e romanzi di fantascienza che formano il ciclo della «Strumentalità», un vasto affresco di storia futura (in Italia, raccolte di suoi racconti sono uscite dall’editore Fanucci e il romanzo Norstrilia è stato pubblicato sulla collana Urania).

 

 

 

Nel fumetto di Thierry Smolderen e Alexandre Clerisse, lo sdoppiamento tra Paul Linebarger-Cordwainer Smith, ovvero Paul, funzionario a Washington nei Cinquanta, e Paul, «alias» del condottiero dell’Impero Spaziale Zarth Arn che vive 121.000 anni nel futuro, si riflette in un continuo sdoppiamento della narrazione e dei piani temporali. Paul vive questa sua schizofrenia disegnando incomprensibili cartografie e diagrammi che dovrebbero narrare la storia futura dell’umanità (per il suo «corrispondente» Zorth sono, invece, l’atlante del passato). In perenne trance tra passato e futuro, Paul, cerca di ritrovare se stesso, affidato alle cure di un analista dai suoi superiori, preoccupati che quegli strani disegni nascondano informazioni segrete per il nemico. E qui l’intreccio tra fantasie del personaggio, plot del fumetto e realtà si fa davvero complicato. Smolderen e Clerisse nel loro blog (in particolare nella pagina Le Divan à réaction, che dà il nome anche a un capitolo del libro), citando un reale caso della letteratura clinica psicoanalitica (Robert M. Lindner, The Fifty-Minute Hour, 1955), riprendono l’ipotesi che il misterioso paziente del «caso Kirk Allen» altri non sarebbe che lo scrittore Cordwainer Smith, ovvero Paul Linebarger.

A questo punto ce n’è abbastanza per capire come dentro questo straordinario e complesso graphic novel si riversi una buona parte delle atmosfere e dell’immaginario degli Anni Cinquanta, sospesi tra entusiastico sguardo al futuro e paure (atomiche) del presente, alimentate dalla guerra fredda: uno sguardo gettato da un osservatorio cardine quale fu l’Expo del 1958 a Bruxelles. Da qui e da altre fonti, scaturite dalla narrativa di fantascienza, dal cinema, dalle spy-stories, dal design e l’architettura, dal fumetto e l’illustrazione – più o meno coeve – attingono gli autori (come mostrano qui) confezionando un racconto che è una sorta di saggio-metafora, magnificamente illustrato in stile «atomico» (vedi qui e qui) e «retrofuturista» (ma ci sono affinità anche con la grafica dei cartoon dell’UPA e le illustrazioni di Miroslav Sasek).

Più che le parole, allora, valgono le figure. E gli incroci con le loro fonti. Eccone una scelta in questa gallery.

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Sequenza dal film «Things to Come» (1936) di William Cameron Menzies.

 

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«Souvenir dell’Impero dell’Atomo».

 

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Alvar Aalto, Padiglione finlandese all’Expo del 1939

 

«Souvenir dell'Impero dell'Atomo».
«Souvenir dell’Impero dell’Atomo».

 

Charles e Ray Eames, «Solar Do Nothing Machine» (1958)
Charles e Ray Eames, «Solar Do Nothing Machine» (1958)

 

«Souvenir dell'Impero dell'Atomo».
«Souvenir dell’Impero dell’Atomo».

 

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Oskar Schlemmer, «Triadische Ballett (1922)

 

«Souvenir dell'Impero dell'Atomo».
«Souvenir dell’Impero dell’Atomo».

 

Eero Saarinen, Terminal Twa Aeroporto New York.
Eero Saarinen, Terminal Twa Aeroporto New York.

 

«Souvenir dell'Impero dell'Atomo»
«Souvenir dell’Impero dell’Atomo»

La città dell’Impero Spaziale dove vive Zarth Arn è un campionario di architetture moderne e futuribili: dalla metropoli del film Thing to Come (1936), diretto da William Cameron Menzies (tratto da un romanzo di H. G. Wells) al Padiglione finlandese di Alvar Aalto per la New York’s World Fair del 1939; al Terminal della Twa per l’Aeroporto di New York (1956-1962), progettato da Eero Saarinen.
Numerosi i riferimenti al design modernista e, tra i molti, la «macchina inutile» funzionante a energia solare, progettata dalla coppia Charles e Ray Eames nel 1958; o i costumi disegnati da Oskar Schlemmer, che lavorò alla Bauhaus, per il Triadisches Ballett nel 1922. Ma, come abbiamo accennato, è l’Esposizione Universale che si tenne a Bruxelles nel 1958, il punto privilegiato per tracciare la cartografia del futuro. E, simbolo per eccellenza di quell’evento e dell’intera «epoca atomica», fu l’Atomium, progettato dall’architetto André Waterkeyn, che rappresenta con le sue nove sfere di acciaio la struttura atomica del ferro

L'Atomium a Bruxelles.
L’Atomium a Bruxelles.

Se volete fare un salto nel passato e farvi un giro tra i padiglioni dell’Expo 58, su You Tube trovate decine di filmati d’epoca. Tra i quali questo. Uno dei più celebri e visitati padiglioni dell’Expo fu quello della Philips, progettato dall’architetto Le Corbusier assieme all’ingegnere e musicista greco Iannis Xenakis. A parte la bellezza formale e l’arditezza strutturale, il padiglione (poi smantellato nel 1959) fu il centro di uno dei primi eventi multimediali. Con il nome di Poème électronique, Le Corbusier ideò uno spettacolo di suoni, luci e immagini con musiche di Edgar Varèse. Ne potete trovare un’affascinante ricostruzione virtuale di Fabio Turchesi in due video, qui e qui.

Il Padiglione Philips di Le Corbusier.
Il Padiglione Philips di Le Corbusier.

 

Il padiglione Philips secondo Smolderen e Clarisse.
Il padiglione Philips secondo Smolderen e Clarisse.

L’Atomium e l’Expo sono al centro anche di due altre narrazioni sull’epoca atomica che ci piace incrociare. Una a fumetti, ne I sarcofagi del sesto continente di Yves Sente e André Juillard, con protagonisti Blake e Mortimer, i personaggi creati da Edgar P. Jacobs; l’altra letteraria nel romanzo Expo 58 (Feltrinelli) dello scrittore inglese Jonathan Coe. Due vicende di spionaggio, tra avventura, ironia e melò, che chiudono il girotondo delle Figure Incrociate.