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Stan Lee torna a parlare di Marvel, di diritti d’autore e del suo ruolo oggi

All’età di 91 anni, Stan Lee, il leggendario sceneggiatore co-creatore dei più importanti supereroi Marvel (Spider-Man, X-Men, Fantastic Four, Hulk…) è una delle massime icone viventi dell’intera industria del fumetto. Recentemente intervistato da Playboy, il magazine fondato da Hugh Hefner (storico cultore di comics e vignette), è ritornato a ricordare e precisare – come inevitabile – il suo punto di vista sulla storia della Marvel, e sul suo ruolo nei comics.

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In particolare, Lee si è subito lasciato andare a commenti non proprio favorevoli sul suo attuale rapporto con la Marvel:

“Principalmente sono solo un bel faccino che tengono lì per il pubblico. Per tutta la mia carriera ho trattato la Marvel come se fosse un’unica grande campagna pubblicitaria, con slogan come ‘Make mine Marvel’ o ‘Welcome to the Marvel age of comics’ e così via. Dopo qualche tempo, sono diventato l’ambasciatore della Marvel nel mondo. Ho fatto conferenze in ogni città americana, e probabilmente due o tre volte ciascuna. Sono stato in Cina, Europa, Giappone, Australia e in qualunque altro posto nel mezzo. Oggi, ciò su cui sono maggiormente concentrato è la mia azienda, POW! Entertainment (POW sta per Purveyors of Wonder – NdR), e ci sono progetti su cui stiamo lavorando in maniera indipendente dalla Marvel. […] Non ricopro nessuna carica nella Marvel: non decido quali progetti vengono prodotti o chi viene assunto e di certo non ho alcuna carica in Disney, che ora possiede la Marvel. Sono solo un tizio che loro pagano come scrittore o produttore o per andare alle fiere o cose del genere.”

Rispondendo a una precisa domanda a riguardo, Lee ha confermato di non possedere i diritti di nessuno dei personaggi da lui creati:

“Non li ho mai posseduti. Sono sempre stato un dipendente della Marvel, uno scrittore-a-pagamento e, più tardi, sono stato parte del management. Il mio ruolo alla Marvel è puramente onorario. La Marvel ha sempre posseduto i diritti di questi personaggi. Se li possedessi io, probabilmente adesso non sarei qui a parlare con te.”

Lee ha anche affrontato uno dei temi più controversi riguardanti la sua carriera, ossia il fatto non aver mai tributato i giusti riconoscimenti ai fondamentali contributi di Jack Kirby e Steve Ditko nella creazione di alcuni personaggi:

“Non c’è mai stata una volta in cui i credits dicessero soltanto ‘creato da Stan Lee’. C’è sempre stato scritto ‘creato da Stan Lee e Steve Ditko’ o ‘creato da Stan Lee e Jack Kirby’. Mi sono sempre assicurato che i loro nomi fossero scritti grandi quanto il mio. Per quanto riguarda invece il loro compenso, non ci potevo fare nulla. Erano assunti come disegnatori freelance e come tali lavoravano. A un certo punto, a quanto pare, pensarono che avrebbero dovuto guadagnare più soldi. Bene, stava a loro parlare con l’editore. Non aveva niente a che fare con me. Sarebbe piaciuto anche a me avere più soldi. […]

Due volte, non una, offrii un lavoro a Jack Kirby. Gli dissi ‘Jack, perché non lavori per la Marvel insieme a me?’. Ero l’art director, ai tempi. Gli dissi ‘Tu fai l’art director. Io faccio soltanto l’editor e il capo-scrittore, così avrai questa sicurezza’. Non volle farlo. Non voleva un lavoro come dipendente. Non vedo dove né lui, né Ditko, siano mai stati trattati in maniera scorretta. […] Jack era una bravissima persona, e così anche Steve. Mi dispiace che qualcuno pensi che ci sia acredine. Ho voluto bene a entrambi.”

Interessante, inoltre, è il racconto dell’ultimo incontro avvenuto fra Lee e Steve Ditko, il quale, come una sorta di Salinger del fumetto, vive isolato, senza rilasciare interviste o partecipare a incontri, ormai fino dagli anni ’60:

“L’ho incontrato forse dieci anni fa. Ero agli uffici della Marvel. Abbiamo parlato per un po’, in maniera amichevole. Dissi che sarebbe stato magnifico se avessimo potuto fare di nuovo qualcosa insieme. Mi sarebbe piaciuto. Non ho mai capito perché lasciò la serie agli inizi. Potrebbe c’entrare con il fatto che provavo a dirgli come realizzare le storie. Noi non sapevamo ancora chi ci fosse realmente dietro alla maschera del Goblin. Io volevo che si scoprisse, infine, che era il padre di Harry Osborn, ma Ditko disse ‘No, non voglio, dovrebbe essere qualcuno di nuovo’. Quindi io dissi ‘Steve, i lettori hanno letto la serie per tantissimo tempo, aspettando di sapere chi sia il Goblin. Se dovesse essere qualcuno che non conoscono, sarebbero frustrati’. Ad ogni modo, non riuscii a convincerlo e lui certamente non convinse me, quindi potrebbe essere tutto questo ad averlo fatto andar via. Ma non me l’ha mai detto. E non ci vediamo molto spesso.”

Considerato il valore raggiunto nelle aste o su Ebay dai disegni originali, suona sempre più spiazzante ascoltare quale fosse il destino riservato alle tavole di disegnatori come Kirby o Ditko da parte della Marvel:

“A quei tempi non ci pensavamo. Eravamo in un piccolo ufficio. Dopo che l’albo veniva stampato, lo stampatore ci rimandava indietro i disegni originali e tutte le prove del colore. Non avevamo spazio per quelle cose. Demmo via tutto quanto. Per esempio, veniva un ragazzino a consegnarci i panini e noi gli dicevamo ‘Hey ragazzo, mentre torni indietro, prendi queste pagine e buttale da qualche parte’. Se qualcuno di questi ragazzini ha avuto abbastanza cervello da tenere da parte alcune di queste pagine, sarà una persona molto fortunata adesso.”

Tutta la lunga intervista la trovate qui.

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