Focus Opinioni Imparare ad aspettare: i libri di Erin E. Stead

Imparare ad aspettare: i libri di Erin E. Stead

L’uscita nel 2013 di due albi illustrati da Erin E. Stead per i tipi di Babalibri ci sembra un’occasione preziosa per porre l’attenzione sull’opera di questa artista, che si è imposta subito con premi e riconoscimenti nel panorama americano del picture book, non troppo ricco di novità negli ultimi anni.

E poi è primavera
E poi…è primavera

E poi… è primavera, scritto da Julie Fogliano come If you want to see a whale (e che uscirà in Italia a maggio), è la storia di un bambino che pianta alcuni semi nel suo giardino e aspetta, ora fiducioso, ora preoccupato, un qualche segnale di verde e di nascita. Orso ha una storia da raccontare, scritto dal marito Philip C. Stead, narra di un orso che combatte il sonno del letargo, perché ha un’urgenza: fare partecipi gli amici del suo racconto; ma per esaudire il suo desiderio, dovrà aspettare il passaggio dell’inverno. Due anni fa era stato pubblicato sempre da Babalibri il suo esordio, Il raffreddore di Amos Perbacco, scritto ancora dal marito, che narra di un guardiano di zoo, della cura quotidiana che ha nei confronti dei suoi amici animali, e della visita di questi a casa sua, nel momento in cui si trova costretto a letto – da un raffreddore, appunto.

il raffreddore di amos perbacco copertina
Il raffreddore di Amos Perbacco

Storie davvero esili per trama, ma ricchissime di temi e significati che non si lasciano descrivere facilmente perché nella loro semplicità non si fanno catturare, essendo tutti costruiti su un equilibrio delicato tra il vuoto e il pieno compositivo delle immagini, le macchie di colore eleganti e il tratto a matita, le poche e calibratissime parole e il silenzio, il ritmo lento scandito dalle pagine. Insomma utilizzando tutti gli strumenti espressivi propri dell’albo illustrato e che inevitabilmente si perdono con solo le parole. Questo è vero sempre, ma ancor più in questo caso, perché siamo di fronte ad un lavoro che non cerca sperimentazioni grafiche, narrative o metanarrative, non mira a spostare i confini di un linguaggio, ma sceglie con convinzione di stare entro i confini più classici dell’albo, lavorando sulle pause, la postura di un personaggio, una sua piccola azione, il bianco della pagina. C’è un procedere lento, anzi cauto, sottovoce, quasi a non voler troppo disturbare il lettore e gli stessi protagonisti, e questo tono si riflette perfettamente nei colori delicati e nella matita, come a non voler dare troppo fastidio neppure al foglio.
Questa poetica “trattenuta” non è però l’espressione di un racconto minimalista, perché qui si toccano invece i grandi temi, e si propone un mondo che dietro l’apparenza retrò, si assume invece il compito gravoso di proporre un’alternativa, una “nuova civiltà”. Una civiltà che ha ritrovato l’accordo con i tempi della natura e la sua circolarità, che ha imparato di nuovo ad aspettare e stare in silenzio, che sa che il rispetto per l’altro è il fondamento di una vera amicizia, e che non servono dichiarazioni ad effetto ma piccoli gesti, accolti e ricambiati nella loro preziosità.

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Orso ha una storia da raccontare

Ancora una volta le parole mi sembrano limitate, perché non c’è nulla di buonista o pacificato in queste storie, né alcuna volontà di dare ricette su come comportarsi. Ci sono piuttosto personaggi che hanno deciso di vivere in un determinato modo ed è prima di tutto una scelta etica: il guardiano dello zoo è molto impegnato, ma non manca di giocare quotidianamente a scacchi con l’elefante, o di sedersi vicino al pinguino stando in silenzio accanto a lui. Perché quello che conta in queste storie è proprio “lo stare”, non il dire o il fare. Ed è uno stare ostinato, che sa di resistenza. Così fa il bambino che ha piantato i suoi semi e che ogni giorno esce di casa speranzoso ma è circondato solo dal consueto paesaggio marrone. Eppure non demorde, con una tenacia che lo rende capace di vedere che “è un marrone pieno di possibilità”, a suo modo generoso perché prima o poi farà sentire dalle profondità un “mormorio verde”.
Un simile atteggiamento è richiesto al lettore: pazienza e ostinazione ci vogliono per apprezzare la fissità delle figure, l’imperscrutabilità di un’espressione, la lentezza degli accadimenti. Questi libri, apparentemente così semplici, richiedono tanto al lettore: fermati, aspetta, osserva, ascolta. E sarai ricambiato.

Emilio Varrà // Hamelin Associazione Culturale

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