News Il ritorno di 'Garrett'. Intervista a Roberto Recchioni

Il ritorno di ‘Garrett’. Intervista a Roberto Recchioni

Dopo Battaglia, oggi nelle edicole esce la riedizione di Garrett – Ucciderò ancora Billy The Kid, che raccoglie in un unico volume tutte le storie del personaggio creato da Roberto Recchioni e disegnato da Burchielli, Cucina e Dell’Edera, originariamente pubblicate nella metà degli anni 2000 da Edizioni BD. Abbiamo colto l’occasione per intervistare Recchioni e approfondire non solo il personaggio e le storie del volume, ma anche i fenomeni di mercato legati ai “bonellidi” – albi nello stesso formato dei Bonelli ma non editi dalla Bonelli. Qui, la nostra anteprima del volume.

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Come è nato Garret e come sono stati scelti gli autori?

Su John Doe avevamo lanciato molti autori che poi, nel corso degli anni, avevano trovato lavoro in DC e Vertigo. La mia idea, molto semplicemente, era “riportarli a casa”, creando un prodotto che fosse vendibile anche all’estero. E quindi ecco perché Riccardo Burchielli, Werther Dell’Edera e Cristiano Cucina.
Nell’immaginare Garrett decisi di costruirlo come un fumetto modulare: capitoli di 22 pagine che, in Italia, sarebbero stati presentati a coppia di due in albi da 44 (poi cresciuti di folizazione con l’inserimento di redazionali e di una storia di appendice) e che, in un secondo tempo, sarebbero potuti essere raccolti in un volume unico.

Le tavole stesse erano disegnate su una diagonale strana, più alta e stretta di quella del formato Bonelli ma meno alta e stretta dei comics USA. Era un formato che avrebbe reso possibile la pubblicazione di Garrett (ingrandendo o rimpicciolendo le tavole) in molti mercati diversi, dall’Italia agli USA, fino alla Francia.
A conti fatti Garrett è l’esperimento che mi è servito come base per dare forma alla produzione di Orfani.

Per quanto riguarda l’idea: sono un grande appassionato di western e horror e, all’epoca, mi dilettavo spesso con i mash-up.
Prendere uno dei miei film western preferiti (Pat Garrett & Billy the Kid di Sam Peckinpah) e mescolarlo con uno dei miei horror preferiti (Zombie di Romero-Argento), ibridando il tutto con il glam metal (la figura di Billy è ricalcata su quella di Tommy Lee dei Motley Crue), e dando a tutto un contesto storico piuttosto accurato per quanto marginale, mi divertiva molto.

Garrett, dopo Battaglia, è il secondo tuo lavoro che esce per Editoriale Cosmo, come sono nate queste riedizioni?

In maniera molto naturale. Loro sono bravi e fanno un prodotto editorialmente molto curato. Buoni materiali, buon lettering, buona stampa, buona rilegatura. Sono gli unici che riescono a mandare in edicola un albo che ha quasi la stessa qualità tipografica di un albo Bonelli.
E gli piacciono le mie cose. I diritti di molti miei lavori per la libreria sono scaduti o stanno scadendo e loro hanno colto l’opportunità di ristamparli e di mandarli in un mercato che prima non avevano raggiunto, quello delle edicole.

Come mai non è stata inclusa nell’albo la storia di Casali e Gianfelice?

Non lo so. Nel senso, io ho solo i diritti per la mia storia, non per quella di Matteo e Davide. Non so nulla se siano stati contattati o meno. Immagino comunque che si sia scelto (proprio come la precedente edizione in volume) di dare all’albo un’unità narrativa unica.

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Com’è cambiato il Recchioni che nel 2006 scrisse Garrett rispetto al Recchioni di adesso? C’è qualcosa che cambieresti, rileggendolo?

No. Rileggere le mie vecchie storie mi fa sempre piacere perché mi permette di ripensare a cosa facevo e confrontarlo con cosa faccio. Capisco cosa mi sono perso per strada e dovrei recuperare e cosa ho invece acquistato. Inoltre, queste riedizioni, mi danno sempre l’opportunità di pulire e limare anche se, nel caso di Garrett, non ho fatto nessun intervento perché continuava a funzionarmi tutto.
Oggi sono certo che la scriverei in maniera diversa ma non necessariamente migliore. Semplicemente, sono cambiato e sto seguendo un mio percorso personale molto specifico che mi ha portato a ripulire molto certi eccessi (che pure sono divertenti) e dare maggior peso alla narrazione per immagini. Immagino che se oggi riscrivessi Garrett sarebbe pieno di lunghe sequenze mute dove i personaggi vanno a cavallo e basta.

In varie interviste che hai rilasciato ai tempi della prima uscita di Garrett sembravi avere le idee molto chiare su cosa volessi per questa serie e quali obbiettivi ti fossi prefisso. Una delle cose su cui hai più insistito era l’esportabilità del fumetto, grazie al tipo di storia ma anche grazie a disegnatori conosciuti all’estero per i loro lavori Marvel e DC. Com’è andata da questo punto di vista, Garrett ha poi passato il confine? In caso negativo, come mai?

Quando ho pensato Garrett mi ero posto degli scopi: vendere tante copie della sua edizione in albi. E ci siamo riusciti, Garrett è stato un prodotto di grosso successo in un momento in cui il mercato delle librerie di varia non era ancora sviluppato e le fumetterie erano già entrate in crisi. Rivendere tante copie nella sua edizione in volume, e anche questo risultato è stato archiviato con successo. Vendere Garrett a un editore francese e a uno americano. Nella sua edizione in volume è stato editato in Francia da Claire de Lune e, credo, in Turchia. Dico “credo” perché dell’edizione turca non ho mai visto nulla. Il grande cruccio è stato quello di non aver raggiunto gli USA. Ma l’editore dell’epoca non aveva un agente internazionale e noi autori eravamo troppo presi da altri lavori per riuscire a seguire la cosa da vicino.

In compenso, Garrett è una delle mie cose che è stata opzionata per una trasposizione video e questa cosa è sempre piacevole (anche se, raramente, porta a qualche risultato concreto).

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Dopo queste ristampe, ci sarà la possibilità di vedere nuove storie di Battaglia e Garrett?

Non di Garrett. La storia è conclusa e non avrebbe senso darle un seguito. Di Battaglia, invece…diciamo che è troppo presto per parlarne ma che io e Leo non abbiamo mai mollato il personaggio.

Hai le cifre di quanto ha venduto Battaglia? Come si colloca il venduto di Battaglia rispetto agli altri titoli Cosmo?

Ecco. Appunto: Battaglia è andato molto bene per gli standard della Cosmo. Nel senso che è stato il loro albo più venduto. E’ inutile dire che la cosa li ha resi piuttosto contenti e propositivi.

Garrett e Battaglia sono due lavori che in edicola si trovano a proprio agio, non sono ‘snaturati’ dal formato. Esistono però altri fumetti che invece subiscono pesanti cambiamenti (Fables e Y the Last Man in bianco e nero, i fumetti francesi rimpiccioliti…). Secondo te esiste una ‘bonellizzazione’ giusta e una sbagliata?

Costa poco. È quello il trucco di questa ondata di bonellidi fatti di recuperi di bel materiale italiano poco conosciuto e di titoli stranieri adattati al formato quaderno. È una situazione interessante da una parte e preoccupante dall’altra.

Dal punto di vista di un editore, se vendi tanto e spendi poco è tutto giusto.
Dal punto di vista del settore, questi bonellidi che presentano materiale francese e americano riadattato sono una sciagura.
Fino a qualche anno fa c’era la Bonelli e gli editori che facevano i bonellidi. Per produrre un albo Bonelli ci voleva una cifra X che definiremo 100, per produrre un bonellide (albo nello stesso formato dei Bonelli ma non edito dalla Bonelli) prima ci si investiva 70, poi 50, infine 30. Ma per quanto le cifre fossero basse, gli editori che si cimentavano nei bonellidi investivano nel produrre cose proprie e davano lavoro a tanti autori esordienti che avevano modo di farsi le ossa. E creavano proprietà intellettuali proprie.
Oggi, per comprare i diritti di licenza di un albo francese o di un fumetto USA, ci vuole 10, perché il reale costo di produzione se lo sono sobbarcati i veri editori di quell’opera. E’ ovvio che si rischia di meno e si guadagna di più. Ma se la cosa prenderà sempre più piede, sarà tutto il settore del fumetto italiano a risentirne.

In occasione dell’uscita di Battaglia c’è stato un lavoro d’ufficio stampa piuttosto massiccio che mi pare abbia dato ottimi risultati (siete finiti anche sul Corriere online). Quante copie muove un lavoro del genere? 

Sul lavoro degli uffici stampa, chiariamo una cosa: non è compito di un ufficio stampa far vendere un prodotto. Compito di un ufficio stampa è far parlare di un prodotto. Più si parla di quel prodotto, più l’ufficio stampa ha lavorato bene. Ma le vendite non sono strettamente connesse alla comunicazione. Fai comunicazione per cercare di incentivare le vendite, ma non è un meccanismo automatico. Molta comunicazione non significa necessariamente molte vendite. Aiuta? Forse. Ma per valutare il lavoro di un ufficio stampa non devi guardare quello ma solo quanto del prodotto si è parlato. La maggior parte delle mie cose, per esempio, è seguita dallo stesso ufficio stampa che ha lavorato su Orfani come su Battaglia, su Garrett come sull’ultima stagione di John Doe e che è stata pure l’ufficio stampa di A Panda Piace, Sacro/Profano e di molti altri fumetti. Non tutti questi fumetti hanno venduto, ma di tutti si è parlato davvero molto e in ambiti molto diversi e ampi (che per fare ufficio stampa per i soli siti di fumetti basta un ragazzino con una casella mail).

In futuro avete altri progetti? Per esempio David Murphy, quando saranno di nuovo disponibili i diritti, oppure una ristampa di John Doe, che sembra essere molto richiesta?

Sì, si stanno valutando altri “recuperi” ma, per quanto mi renda felice che le mie cose abbiano una seconda vita (o una terza, o una quarta, in alcuni casi), sono sempre cose marginali rispetto a quello che è la mia mia missione principale: fare fumetti nuovi.

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