La cassetta degli attrezzi di Hugo Pratt, secondo Tito Faraci

di Tito Faraci

Per il primo volume della collana “Tutto Pratt” (il piano completo è qui), in uscita questo venerdì, lo sceneggiatore e scrittore Tito Faraci si è occupato del testo introduttivo che presenta Una ballata del mare salato – il graphic novel del 1967 in cui apparve per la prima volta Corto Maltese. 

In questa prefazione – che anticipiamo oggi – Faraci discute della “cassetta degli attrezzi” di Hugo Pratt, della sua capacità di gestire le tavole come ‘spazi’, dell’uso di parole, onomatopee e silenzi. E di come quello prattiano sia stato un eroe diverso da molti predecessori: “Dopo tanti eroi del fumetto che salvano il mondo, Pratt ne inventa uno che al massimo riesce a salvare se stesso”.

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Un lungo viaggio dentro il fumetto

di Tito Faraci

“Spazio e tempo, che poi sono la stessa cosa…” afferma Corto Maltese parlando con Rasputin, il suo miglior nemico, in un passaggio di Una ballata del mare salato. E così dà anche una definizione del fumetto. Del raccontare attraverso il fumetto, dove davvero lo spazio rappresenta il tempo.

Mettere una vignetta a sinistra oppure a destra di un’altra, sopra oppure sotto, significa assegnare un ordine cronologico agli eventi. Stabilire una sequenza. Anche quando due vignette sono identiche (o quasi). Come capita nei due primi piani affiancati del Monaco, con cui Hugo Pratt racconta un lungo istante di silenzio, di esitazione, di attesa. Mette in scena il tempo, in uno dei passaggi più alti e importanti di Una ballata del mare salato. E, quindi, di tutta la storia del fumetto.

O ancora, la pagina in cui la capanna dove si trovano Corto Maltese e Rasputin è vista soltanto dall’esterno, in una serie di tante vignette tutte con la stessa inquadratura. I due avversari si stanno picchiando, e noi lo sappiamo senza bisogno di vederli. Finché la capanna crolla, lasciandoci immaginare quanto furiosa deve essere stata la lotta. Di nuovo, Pratt riesce a disegnare l’attesa.

Una ballata del mare salato è una grande storia di avventure, di viaggi, di mare, di guerra, di amore e di amicizia… È composta di tante cose, che si accumulano in una complessa geografia di eventi e relazioni. Sembra crescere autoalimentandosi, con le continue entrate e uscite di scena di personaggi che riescono a essere importanti, a restare nella memoria, anche soltanto grazie a poche pagine. A poche vignette.

E Una ballata è, allo stesso tempo, un’esplorazione delle possibilità del fumetto. Hugo Pratt usa tutto ciò che, ricorrendo a una definizione di Stephen King, ha nella propria “cassetta degli attrezzi”. Che è quella di un autore già quarantenne, anche se – con il senno di poi – appena all’inizio della sua più grande e lunga avventura. Quando si mette all’opera su Una ballata del mare salato, Hugo Pratt ha già viaggiato molto, tra Europa, Africa e Sudamerica. Ha disegnato molto, lavorando tra l’altro con Héctor Oesterheld, lo sceneggiatore argentino dell’Eternauta. Ha letto molto, studiando maestri come Lyman Young e, soprattutto, Milton Caniff, da cui ha imparato la forza della sintesi.

Così, la cassetta di Hugo Pratt si è riempita di tanti materiali, anche molto diversi. Persino apparentemente contrastanti tra loro. E Pratt li mette tutti insieme, dentro Una ballata del mare salato. Forse riuscendo a stupire perfino se stesso, in un viaggio di cui scoprirà la meta soltanto quando l’avrà raggiunta, attraverso sentieri inesplorati.

In Una ballata ci sono pagine piene di parole, con grandi nuvolette che gravano sopra i personaggi. Parole che hanno un peso quasi fisico. Ma questa presenza non è la sconfitta del fumetto. Quelle parole sono anch’esse segni in un universo di segni, qual è appunto il fumetto. Sono parole, in nuvolette, che si impongono alla vista. Costruiscono il tempo, governando lo sguardo del lettore, obbligandolo a soffermarsi. A seguire il flusso del racconto alla velocità desiderata da Pratt.

Poi, però, arrivano anche i silenzi. Le pagine “mute” o quasi. Le vignette che contengono soltanto sguardi, dettagli, addirittura rumori. In una, soltanto tre “knock!” che indicano il bussare, stagliandosi su uno sfondo bianco. Con quel punto esclamativo, come se un rumore potesse avere un’espressione. E forse è proprio così, ce l’ha: è un rumore declamato, solenne.

I fucili non fanno soltanto “bang”, ma anche “krack”. Oppure, di contro, i rumori non ci sono. Spariscono. Lotte fatte di pugni e calci silenziosi, prive di onomatopee, in uno spazio metafisico. E addirittura i rumori di spari negati al lettore, nella scena in cui un importante personaggio della storia viene fucilato. Anche se tutti i presenti danno a intendere di aver udito risuonare i colpi. E uno, poi, lo dice anche: “Sì, non sono sordo!”.

Hugo Pratt procede per accumulo e sottrazione. Riempie la scacchiera di pezzi, nessuno dei quali completamente bianco o nero. Poi spazza via semplici pedoni, così come re e regine, con un’unica mossa, lasciando spiazzato il lettore. Una ballata del mare salato è una storia di contrasti. Personaggi che non riescono a essere amici e neppure nemici. Che si tradiscono pur rispettandosi. Che si alleano pur sapendo che non potrà mai funzionare. Che salvano i propri carnefici, adducendo scuse che sembrano non convincere neppure loro stessi.

Mentre da qualche parte sta cominciando la Grande guerra, gli antieroi di Una ballata del mare salato giocano la propria partita cambiando continuamente tavolo. E, sebbene questa sia una storia corale, su tutti svetta lui: Corto Maltese. Perno della vicenda, senza esserne il vero protagonista. Corto Maltese fa la sua prima apparizione legato a una zattera alla deriva, con la barba lunga e il sole che lo sta bruciando. A salvarlo, per macchinose ragioni, è la sua nemesi: Rasputin. E in seguito, via via che la trama di Una ballata si dipana e assieme annoda, ecco Corto Maltese ferito, ingannato, manovrato, imprigionato, spinto giù da una rupe…

Dopo tanti eroi del fumetto che salvano il mondo, Hugo Pratt ne inventa uno che al massimo riesce a salvare se stesso. E il proprio onore. Non è poco, però. È tutto quello che serve a un personaggio che continuerà a crescere, dopo Una ballata del mare salato, insieme al suo creatore. Destinati entrambi a entrare nel mito e nella storia del fumetto.