Focus La sci-fi 'estatica' di Lumina. Il progetto crowdfunded di Tenderini e Cavallini

La sci-fi ‘estatica’ di Lumina. Il progetto crowdfunded di Tenderini e Cavallini

Lumina è un progetto, ancora in fase di sviluppo, creato dal disegnatore e colorista Emanuele Tenderini (100 Souls, Dylan Dog, Dampyr) insieme a Linda Cavallini. Si tratta di un fumetto completamente indipendente, creato dal basso ed affidato alla curiosità dei (futuri) lettori, pensato per essere prodotto attraverso una campagna via crowdfunding.

Viste le prime immagini, abbiamo voluto parlarne proprio con uno degli autori, Emanuele. A lui abbiamo chiesto di raccontarci che cosa dobbiamo aspettarci, quali sfide stia affrontando per mettere in piedi un progetto così complesso, e quali sono state le prime reazioni che ha suscitato nel pubblico.

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Emanuele ha risposto alle nostre domande ed è andato anche oltre: ci ha dato un assaggio di ciò che sarà, poiché Lumina non ha ancora avviato la fase di crowdfunding. Dai disegni – che si possono trovare sul sito ufficiale – si intuisce qualcosa: per esempio, che i creatori sono appassionati di videogiochi e di cinema. E che in questo progetto hanno investito con grande cura per i dettagli. «Ero reduce dalla realizzazione di un paio di progetti un po’ troppo cervellotici – confessa Tenderini – e volevo sfogarmi con qualcosa di più semplice». Risultato finale? «Volevamo avvicinarci il più possibile a una certa forma “estatica”. E da lì l’esigenza di costruire un mondo complesso, sia dal punto di vista superficiale che strutturale… Insomma, sono tornato alla progettazione cervellotica».

Lumina è il nome di un pianeta, «tecnicamente – come ha tenuto a sottolineare lo stesso Emanuele – IL pianeta». Quello in cui convergono tutte le dimensioni parallele esistenti. «A regolare l’equilibrio di tali universi paralleli c’è un parassita, una divinità, dal nome di Fej-Farok». Che è una creatura divisa in due parti: Fej e Farok appunto. E ciascuna delle due parti è ospitata all’interno di un corpo. «Il potere del Fej-Farook deve quindi essere diviso tra due portatori, due eletti tra la stirpe degli Abissali, creature intelligentissime ed antiche che rappresentano la parte religiosa-cerimoniale di Lumina». Questo però in teoria. Perché in realtà è da tempo che «non c’è più questa suddivisione. Il potere è quasi totalmente in mano ad un’unica portatrice, una specie di regina». Di cui, chiaramente, non si conoscono le reali intenzioni. I protagonisti reali di Lumina però sono due ragazzini, Kite e Miriam, i quali vengono sradicati «dalla propria realtà e portati a forza» sul pianeta degli Abissali. Questa per dirla brevemente. Ma Emanuele si è soffermato anche su altri aspetti di Lumina, raccontandone i retroscena e lo sviluppo. E confessandosi anche un po’.

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Perché avete scelto di autofinanziarvi e di avviare una campagna di crowdfunding?

Il crowdfunding è una scelta piuttosto recente, legata al fatto che dopo tutto il lavoro di progettazione svolto i contatti avuti con gli editori interessati non ci sono piaciuti particolarmente, parlo in accezione “contrattuale”.
Il bello di questo periodo storico è che puoi già partire dal presupposto di relazionarti con una visione “globale” dei progetti che realizzi, che non siano quindi arginati all’interno del tuo mercato di riferimento. Purtroppo a livello contrattuale siamo un po’ indietro rispetto a questa visione. Quando cedi i diritti per la produzione di un tuo libro, gli editori ti chiedono la proprietà per “tutti i paesi del mondo”, limitandoti poi nella possibilità di gestire il tuo libro. (Mi è già successo di non poter pubblicare in Giappone per colpa di un “no” secco e immotivato da parte del “mio” editore.)
Il crowdfunding, invece, è un’esperienza sicuramente sperimentale (visto che siamo in Italia), ma che ci dà speranza di poter almeno colloquiare e interagire con il nostro pubblico in accezione, appunto, “globale”, senza avere tra i piedi un editore che ti dica di no se decidi di pubblicare il tuo libro in un posto anziché in un altro.

Crowdfunding quindi per essere padroni del proprio lavoro… e anche per necessità economiche.

Le necessità economiche ci sono e ci saranno sempre. Sono povero, letteralmente, non ho nessuna disponibilità di – diciamo – rilievo, ma non penso ai soldi quando realizzo un progetto, è come dici tu: la libertà! È questo che mi fa respirare mentre disegno le tavole!

Quali sono stati e quali sono ancora i vostri punti di riferimento durante lo sviluppo di Lumina?

Ogni qualvolta mi si chiede riguardo l’influenza artistica non posso che nominare il maestro dei maestri: Moebius. Ma c’è da sottolineare una cosa: io, per mia natura, non riesco a guardare un autore con l’intento di ispirarmene stilisticamente, non sono proprio in grado tecnicamente di comprendere le scelte artistiche di un altro disegnatore. Piuttosto, invece, cerco l’ispirazione “filosofica”, ovvero cerco di capire lo stato d’animo con cui un determinato disegnatore, soprattutto se sperimentale, ha guidato la sua matita verso la ricerca di mondi non ancora scoperti. Non è quindi un confronto o un paragone “tecnico”, è un relazionarsi con la parte del proprio animo dedicata al “coraggio” di fare questo mestiere e di farlo cercando di andare oltre le regole.
Sono una persona piuttosto “lenta” di comprendonio e prima di arrivare ai miei risultati personali passano anni. È questo per colpa del coraggio. Per cui le mie idee, i miei spunti e le mie impressioni sono sicuramente partiti dal cinema, dai videogiochi, dagli anime: è stata questa la spinta iniziale. Poi è arrivata l’analisi dei “maestri” (Moebius), sul coraggio di fare questo lavoro, e allora decidi se spingere o meno sull’acceleratore, e se lo fai non puoi più tornare indietro.

Ecco, cinema e videogiochi. La prima impressione che si ha guardando le prime tavole di Lumina è di vedere qualcosa – luce, colori, dimensioni, ritagli – di Final Fantasy e di Zelda. L’ambientazione è a tratti orientaleggiante e la cosa, almeno così, ispira tantissimo.

Linda ha giocato e completato tutti i Final Fantasy esistenti, dal primo all’ultimo. Ora stiamo finendo Lightning Returns e stiamo incamerando altre informazioni. È bello che tu mi dica che se ne sente il “respiro”. Il nostro obiettivo è capire come si possa scolpire il medium fumetto producendone un risultato nuovo, che sia un più in linea con i codici estetico-narrativi del nostro tempo. Lo dicevo anche ad una conferenza a Ca’ Foscari, un paio di settimane fa: il problema è che per diventare un bravo disegnatore di fumetti devi trascorrere molti anni a studiare e a fare pratica. Tutti gli anni che passi al tavolo da disegno, però, sono anni in cui la società si evolve. Quando alzi la testa dalla scrivania devi per forza renderti conto di ciò che c’è in giro e, anche se fa fatica, devi sforzarti di portare la tecnica di disegno che hai imparato ad adeguarsi ai tempi. Ora, Final Fantasy non è sicuramente l’esempio più adatto per spiegare un concetto di avanguardia ma io sto parlando di un “puzzle” di immagini ed emozioni che devono essere rimescolate con il senso del “giorno d’oggi” se non addirittura del “giorno di domani”.

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Quando partirà la campagna di crowdfunding? E avremo qualche anteprima, a parte le immagini già presenti sul sito, nei prossimi giorni?

Ora siamo in fase di “pre-campagna”, fortunatamente per noi (Linda e me) siamo stati avvicinati da un gruppo di ragazzi esperti di marketing che hanno da poco fondato uno studio – il Coffe Tree – che si propone di affiancare gli autori nella realizzazione dei propri progetti. Un po’ con l’appeal da editori, ma soprattutto con il senso proprio del marketing. Quindi, dicevo, siamo nella fase di “pre-campagna” nella quale poggiamo le basi di comunicazione per avvicinarci delicatamente al nostro pubblico. In vista della campagna vera e propria che inizierà tra circa 2 settimane (c’è un countdown sul nostro sito) alzeremo costantemente l’asticella dell’hype presentando di volta in volta anteprime sempre più affascinanti. Ora stiamo pubblicando i personaggi e abbiamo già pubblicato la prima tavola di un prologo che funge un po’ da trailer del progetto. L’esplosione vera e propria si avrà ovviamente con il fumetto. Il bello è che ci sono molti artisti di vario genere che si stanno avvicinando alla nostra idea: abbiamo un compositore (Remo Baldi) che ha già scritto il main theme della colonna sonora di Lumina, un grafico (Leonardo Betti) che sta realizzando dei video, e tante altre figure professionali che si stanno proponendo per coadiuvare lo sviluppo della nostra idea (abbiamo addirittura ricevuto la proposta di realizzare uno spettacolo teatrale!).

Da fumetto a qualcos’altro: sembra ci siano veramente molti progetti in cantiere.

Il fumetto sarà stampato, sì, poi sarà realizzato in digitale (specifico che adotteremo due tecniche diverse per realizzare la copia destinata al cartaceo e quella destinata al digitale, quindi realizzeremo le tavole su una base “comune” che poi prenderà due strade diverse e distinte). Poi, se il pubblico ce lo permette (quindi con l’aiuto dei lettori, nel crowdfunding), realizzeremo la copia “cartacea” in esacromia spingendo sull’utilizzo dei colori (questa è una sperimentazione veramente tosta). E poi, giustamente, visto il periodo e le possibilità, vedremo come si evolverà l’idea: come ti dicevo abbiamo già molte proposte interessanti e il bello è che il progetto, essendo di nostra esclusiva proprietà, condivisa con il nostro pubblico, potrà prendere qualsiasi direzione vogliamo, senza farci nessun tipo di problema. Tutto questo, ripeto, se i lettori vorranno aiutarci.

Il tutto, abbiamo detto, autonomamente.

Tutto autonomamente, sissignore: siamo nelle mani dei lettori! Non c’è nessun altro tipo di appoggio, se non quello morale che ci scambiamo continuamente io e Linda per sopportare l’attesa di vedere se il progetto piacerà e andrà in porto!
Credo che quella del crowdfunding sia una possibilità eccitante dal punto di vista creativo per il prossimo futuro. E vista la velocità con cui si stanno evolvendo la tecnologia e i sistemi di comunicazione, bisogna stare al passo cercando di sperimentare le nuove piattaforme “produttive”. E questo a prescindere dall’Italia che, notoriamente, è un paese piuttosto lento a metabolizzare certi meccanismi.

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