Nello studio di Andrea Ferraris

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio parigino di Andrea Ferraris, disegnatore Disney e autore, con Giacomo Revelli, di ‘Bottecchia‘ (Tunué). Al solito, abbiamo fatto cinque domande e scattato qualche foto.

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A cosa stai lavorando in questo momento?

Sto lavorando ad un libro che riguarda un piccolo avvenimento accaduto in Messico alla metà del XIX secolo, durante la guerra d’invasione con la quale gli Stati Uniti si sono annessi la California e la Repubblica del Texas. E’ la storia di un italiano, emigrato in America in cerca di fortuna e con una storia dolorosa alle spalle che si ritrova arruolato nell’esercito degli Stati Uniti a combattere in Messico. Per ragioni personali decide di unirsi ad un gruppo di disertori che sta lottando a fianco dei messicani.

Naturalmente continuo a disegnare storie di Paperi per Egmont.

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Cosa usi per disegnare?

Per questo libro utilizzo una matita con una mina molto grassa. Faccio un grande uso della gomma pane per pulire il segno. Ho scelto una carta da acquerelli per ottenere un segno più sgranato. Poi alla fine, quando ho ottenuto il risultato che volevo, passo sulla tavola il fissativo.

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Hai qualche piccola abitudine prima di metterti al tavolo?

No, nessuna abitudine particolare. Mi piace avere il computer accanto, così ogni tanto, quando posso permettermi di restare meno concentrato, ascolto la radio. Ho smesso da tempo di ascoltare la musica, che mi fa sentire troppo solo.

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Ci sono fumetti o libri che devono essere assolutamente a portata di mano?

Le tavole degli autori ai quali mi ispiro sono appesi davanti alla mia scrivania, sulla scrivania ci sono i libri. Per questo libro resto sul classico, Pratt, Munoz, Micheluzzi, Alex Toth. Mi fa piacere che qualcuno faccia delle foto, a libro finito la bacheca sarà smantellata.

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E questa che cos’è?

E’ la testa di un pupo siciliano. E’ stata con me nelle ultime case nelle quali ho abitato. L’ho vista in una bottega di un artigiano a Palermo, ne aveva molte altre ma questa in particolare mi sembrava stupenda. Era appesa all’entrata del piccolo negozio , un po’ rovinata e coperta di polvere. Il proprietario mi disse che accoglieva la gente da molti anni.