Storia degli Spider-movies dimenticati [parte 1 di 2]

Il film di supereroi, oggi più che mai, è un “genere” vero e proprio, come il western o la commedia. E uno di quelli di maggior successo, oltretutto. Parecchia strada è stata fatta rispetto a qualche decennio fa, quando gli eroi in calzamaglia erano costantemente associati a produzioni dal budget minuscolo, buone al massimo come perle da riscoprire per gli amanti del trash ‘storico’: i serial cinematografici degli anni Quaranta, le serie televisive degli anni Cinquanta in poi.

Ma nel 1978 arrivò quel guastafeste di Richard Donner, con il suo Superman, a dimostrare che i film di supereroi potevano anche essere costosi, coinvolgere grandi star e, soprattutto, presentarsi come prodotti di buona (ottima?) qualità.

In questa nuova fase, gli eroi DC hanno a lungo dimostrato di avere una marcia in più. D’altro canto, i fumetti della Distinta Concorrenza si trovavano a far parte dello stesso conglomerato della Warner Bros, potendo così usufruire di un ingresso privilegiato per il magico mondo dei cinema. Ogni apparizione degli eroi Marvel, invece, continuava ad essere sinonimo di scarsi budget, scarsi attori e scarsi film (o telefilm).

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Spider-Man interpretato da Nicholas Hammond, con le sue lenti da pilota anni Trenta

Prendiamo il più popolare eroe Marvel, Spider-Man. La sua prima apparizione in live action risale al 1977: pochi mesi prima che Superman arrivi nelle sale interpretato dal magnetico Christopher Reeve. Al povero Tessiragnatele tocca in sorte Nicholas Hammond, noto soprattutto per essere stato uno dei figli del Colonnello Von Trapp di Tutti insieme appassionatamente, in un film televisivo realizzato come pilota di una serie trasmessa sul canale statunitense CBS. Il pilot, nonché altre due coppie di episodi, verranno poi distribuiti all’estero direttamente nelle sale, rispettivamente con i titoli L’Uomo Ragno, L’Uomo Ragno colpisce ancora e L’Uomo Ragno sfida il drago, trasmessi di tanto in tanto anche sulle tv italiane, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta.

Meno nerd e imbranato del Peter Parker di Lee e Ditko, Hammond manca purtroppo del carisma e della presenza necessaria a un eroe che si rispetti. Le ‘origini’ del personaggio sono all’incirca quelle fumettistiche, se non fosse per il trascurabile dettaglio che non c’è nessuno zio Ben a dispensare aforismi prima di essere freddato da un bandito. Privo del senso di colpa per la morte dello zietto, pilastro dello Spider-Man dei comics, qui Peter decide di intraprendere la carriera di supereroe solo… per vedere l’effetto che fa.

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Per sua fortuna (visto anche il fisico non esattamente supereroico) il Tessi-corde (vedere l’immagine per credere) se la deve vedere con cattivoni di quarta categoria: soldi e mezzi tecnici per trasporre convincenti Goblin o Dottor Octopus non ci sono, e gli sceneggiatori scelgono accortamente di impiegare truffatori e scienziati pazzi, oltre a generici thugs che lo Spider-Man dei fumetti sconfiggerebbe con le mani legate dietro la schiena. Perlomeno il costume è dignitoso, anche se le lenti tondeggianti rendono la maschera simile agli occhiali di Tazio Nuvolari.

Le tribolazioni del poco stupefacente Spider-Hammond si concludono nel 1979, dopo la realizzazione di 13 episodi. La rete tv CBS trasmetteva anche Wonder Woman e The Incredible Hulk, e i capoccia temono che il canale venga bollato come “il network dei supereroi”. Lo stesso Stan Lee non ha mai fatto mistero del suo scarso apprezzamento per la serie, mentre sembra che abbia gradito molto di più la seconda produzione anni Settanta dedicata al nostro Ragnetto, ossia la serie televisiva nipponica Supaidāman (1978).

Dimenticatevi Peter Parker e il ragno radioattivo. Il nostro eroe è in questo caso il giovane motociclista Yamashiro Takuya, che riceve i suoi poteri da un alieno morente e, last but not least, ha una macchina volante e un robot gigante!! Impegnato a lottare contro un popolo extraterrestre che vuole conquistare il pianeta per ben 41 episodi, questo Supaidāman non ha molto tempo di penzolare dai grattacieli, ma ha invece il pregio di avere movenze molto più ragnesche del suo legnoso quasi contemporaneo statunitense. Lo scontro con i cattivoni è di solito appannaggio del robot, richiamato all’occorrenza dall’eroe in difficoltà. Un eroe in tuta aderente che chiama a raccolta il suo robot personale per sconfiggere un mostro enorme… Non somiglia un po’ troppo a una delle infinite serie dei Power Rangers? Eh, già: Supaidāman è stato uno dei primi esempi di questo particolare genere di fiction televisiva, che in Giappone è conosciuto come tokusatsu.

Dopo i due tentativi anni Settanta, nel decennio successivo la Marvel tenta la strada del cinema. Tuttavia non con qualche grossa major, bensì con produttori e studios di secondo piano, specializzati in produzioni a basso costo. Tanto per essere sicuri di produrre qualcosa di pessimo. Ma nonostante gli sforzi profusi – forse grazie al suo senso di ragno – Spidey riesce a evitare abilmente tutti i tentativi di portarlo sul grande schermo in quel contesto.

Per qualche tempo, a inizio anni Ottanta, i diritti del personaggio passano in mano a Roger Corman, regista e produttore considerato uno dei pochi, veri “maestri” del cinema di serie B. Se volete un saggio del suo talento messo a servizio dei supereroi, cercate in Rete qualche spezzone del terrificante adattamento di The Fantastic Four da lui prodotto negli anni Novanta, e mai distribuito ufficialmente. Uno scempio (in)glorioso, realizzato in fretta e furia per questioni di diritti.

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Pubblicità di uno dei tanti tentativi di Spider-Man Cannon

Per la gioia dei Ragno-fan, Corman lascia scadere la sua opzione sul personaggio, che passa in mano alla Cannon Films. Vengono quindi scritti diversi soggetti (uno addirittura firmato da Stan Lee), e la regia viene affidata prima a Tobe Hooper (regista del celeberrimo horror Non aprite quella porta) poi a Joseph Zito, specialista in film d’azione a basso costo, come Missing in Action con Chuck Norris, all’epoca ancora lontano dal trasformarsi in un meme ambulante. Il progetto questa volta sembra decollare: sulle riviste specializzate compaiono pagine pubblicitarie che annunciano il film, e Zito fa dei provini per cercare il suo Peter Parker. Sembra anche trovarlo, quando incontra l’attore-stuntman Scott Leva. Ma dopo avere speso un milione e mezzo di dollari nella pre-produzione, la lavorazione si interrompe: la Cannon decide di concentrarsi su un altro film con eroi in calzamaglia, Superman IV. Che si dimostrerà un enorme flop, in grado di interrompere la carriera cinematografica dell’Uomo d’Acciaio per quasi vent’anni.

Scott Leva nei panni di Spidey in una foto promozionale per il film mai girato
Scott Leva nei panni di Spidey in una foto promozionale per il film mai girato

Dopo un ulteriore balletto di diritti, Spidey torna alla Cannon nel 1988. Questa volta al timone viene chiamato Albert Pyun, che aspira a girare contemporaneamente Spider-Man e Masters of the Universe 2, seguito del film basato sulla celebre linea di giocattoli con un gruppo di nerboruti eroi, capitanati da He-Man, vestiti solo di slip di pelo. Per motivi di budget, il progetto si arena di nuovo, e Pyun riutilizza i set già costruiti per il fantascientifico Cyborg, con Jean-Claude Van Damme, lasciando campo libero a James Cameron.

Ma sono ormai gli anni Novanta, e questa è un’altra storia… e un altro Uomo Ragno.

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