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Un oceano di silenzi, stereografia e vecchi fumetti. Il viaggio 3D di Jim Curious

I fumetti in “3D” non sono certo una novità. I comics tridimensionali (o anàglifi, le immagini stereoscopiche che si guardano attraverso gli occhiali con lenti rosse e blu, per intenderci) hanno attraversato, con alterni successi, buona parte della storia del fumetto. Sono opere che oggi si osservano con gli occhi della nostalgia, anche perché spesso l’effetto ‘promesso’ non era esattamente uguale a quanto si otteneva inforcando quei magici occhiali. I fumetti stereoscopici si moltiplicarono soprattutto all’epoca della diffusione commerciale del cinema stereoscopico negli Stati Uniti, all’inizio degli anni Cinquanta, e a questa tecnica vennero dedicate anche intere collane, solitamente dalla breve vita. La St. John Publications era particolarmente attiva in questo campo.

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Fra le molte testate in 3D, la più nota negli USA è probabilmente Capitan 3D  di Joe Simon e Jack Kirby. E’ divertente notare che già allora, come accade oggi per il cinema, ci si preoccupasse di tranquillizzare i lettori – con un eccesso di zelante entusiasmo – sugli eventuali effetti nocivi (oculistici) che questo tipo di visione poteva comportare.
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Non si tratta però di un caso unico. Negli stessi anni di Captain 3D vengono realizzate diverse storie in stereoscopia per molte testate (supereroistiche e non – in coda all’articolo ne troverete una selezione) americane e, in minor misura, europee.  Poteva quel genio commerciale – e non solo – di Will Eisner sfuggire a questa piccola mania? Naturalmente no. Ecco infatti la tavola d’apertura di un episodio di The Spirit, opportunamente intitolato The Vortex (ed altre belle immagini).

In tempi più recenti si possono ricordare i due albi di Avarat di Leo Ortolani, in cui viene parodiato il quasi omonimo film di James Cameron, che ha rilanciato la moda del 3D nelle sale di tutto il mondo. Vista la semplicità realizzativa delle immagini stereoscopiche, e considerando che i primi esperimenti cinematografici risalgono agli anni Venti del Novecento (la prima macchina da presa stereoscopica fu brevettata addirittura nel 1900), si potrebbe ipotizzare che esistessero fumetti tridimensionali ben prima dei pochi esempi qui citati (e se qualcuno avesse informazioni in merito gliene sarei grato).

Il bello e recente Jim Curious del francese Matthias Picard sembra, appunto, il reperto (impossibile?) di un’altra epoca.

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La storia è di una semplicità tanto apparente quanto disarmante. Jim, dopo essere uscito barcollando dalla propria casetta, avvolto nel suo pesante e antidiluviano scafandro, si immerge nell’oceano da una vicina e familiare banchina. Appena sceso sotto il livello dell’acqua, però, il paesaggio – tridimensionale – che gli si aprirà davanti agli occhi sarà tutto meno che quotidiano.  L’oceano che Jim esplora è al tempo stesso esotico e violato.

Vediamo infatti pesci ed altri animali acquatici dalle mille forme aggirarsi fra carcasse di auto e rifiuti di ogni genere. Per molte delle pagine che compongono l’opera, l’esplorazione di Jim – e la sua narrazione – sarà affidata solo allo stupore dello sguardo. Un andare a fondo, sempre più a fondo, che è anche un metaforico abbandonarsi infantile ed estatico alla meraviglia, senza che davvero succeda nulla. Si ritorna così agli occhi sgranati degli spettatori dei primi film tridimensionali o, ancora più indietro, allo sguardo di chi senza fiatare assisteva ai primi reportage e film di finzione che riportavano le meraviglie, reali ed immaginate, di terre esotiche o territori inaccessibili. Come le profondità dell’oceano, appunto. O i misteri celati nel giardino dietro casa, come nel caso di alcuni documentari del pionere italiano del genere, Roberto Omegna.

Ho espresso già altrove alcuni dubbi sul territorio, oggi fin troppo frequentato, della nostalgia. Ma qui il gioco è diverso, dichiarato e palese. La ricostruzione di un certo immaginario operata da Picard si basa su un tacito patto fra l’autore e il lettore, in cui il silenzio – il fumetto è muto – ha un importantissimo ruolo:  mima da un lato quello dell’abisso, dall’altro quello di un’epoca in cui la contemplazione aveva ancora un aspetto sacrale. Mentre si legge Jim Curious si sta, insomma, con il fiato sospeso. E’ una fruizione necessariamente lenta, quella di questo volume. Picard, allora, sembra muoversi più nei territori frequentati dal Wes Anderson di Le avventure acquatiche di Steve Zissou che in quelli – bulimici e un tantino nevrotici – del nostalgico filologico, che mescola il proprio desiderio con il rimpianto. L’atto non è vorace, ma d’amore.

La storia si insinua nella contemplazione solo molto avanti nel libro. Più Jim scende o, meglio, si lascia cadere, più nuove e mirabolanti meraviglie gli si dischiudono davanti, fino a quando…ma è meglio fermarci qui.

Questa retromania dolce ha la possibilità di risultare piacevole, a mio avviso, quasi esclusivamente in quei piccoli miracoli che sono i migliori libri per ragazzi. Opere in cui non si rimpiange qualcosa che abbiamo vissuto o in cui avremmo voluto vivere, ma in cui si scopre qualcosa che non ci appartiene più da tempo, senza la “necessità” nevrotica di voler attualizzare tutto a tutti i costi e in cui la velocità della narrazione abdica alla lentezza del guardare.

Il segno graffiato di Picard – che ricorda quello di un autore che si muove in territori solo in parte dissimili come Thomas Ott ma anche quello delle illustrazioni dei romanzi di Walter Moers – partecipa perfettamente e mimeticamente al gioco. Mentre la stereoscopia, forse la migliore che abbia mai visto su carta, crea un affetto talmente affascinante (la tentazione di toccare le pagine è irresistibile) e coerente da far sembrare i molti e strombazzati film tridimensionali recenti quel baraccone che (troppo spesso) sono, figli di una tecnica senza linguaggio né vera ragion d’essere.

Insomma, Jim Curious è un libro da guardare, leggere e tuffarcisi dentro. Un libro leggero come uno scafandro, da indossare per isolarsi dai rumori del mondo esterno.

Jim Curious. Viaggio nel cuore dell’oceano
di Matthias Picard
Bao Publishing, 2013
48 pagine, € 13.00


Ed ecco alcuni esempi di fumetti tridimensionali (d’antan):

Tor, The House of Terror, Hawk, Whack, Jet Pup, Little Eva, Adventures into Unknown, The Spirit e altri ancora…

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