Focus Opinioni Una discesa nel Maelstrom dei fumetti

Una discesa nel Maelstrom dei fumetti

1. Nella vita di ciascuno c’è, almeno una volta, l’esperienza dello Specchio di Clar. Si tratta di quello strumento che l’otorino usa per guardare dentro le cavità (naso, gola, orecchio), costituito da uno specchio concavo, illuminato al centro da una piccola lampada. Il medico se lo fissa sulla fronte con una fascia elastica, lo punta su di voi, accende la lucetta e vi osserva, non senza qualche effetto ipnotico che vi costringe all’immobilità. Nella memoria delle figure incrociate questa sorta di «macchina ipnotica» o sue «consimili» fanno la loro comparsa in contesti e linguaggi diversi.

Lo specchio di Clar, strumento otorinolaringoiatrico
Lo specchio di Clar, strumento otorinolaringoiatrico

Nel fumetto quello che più s’avvicina allo Specchio di Clar è proprio lo strumento che usa il dottor Septimus ne Il Marchio Giallo di Edgard P. Jacobs (che ritroviamo anche ne L’Onde Septimus), con il quale piega al suo volere Mortimer e Guinea Pig ovvero Olrik, l’acerrimo nemico di Blake e Mortimer.

Septimus ipnotizza Mortimer con uno strumento simile allo Specchio di Clar
Septimus ipnotizza Mortimer con uno strumento simile allo Specchio di Clar

 

Anche Olrik (Guinea Pig) viene ipnotizzato da Septimus come mostrano queste vignette tratte da «L'Onde Septimus
Anche Olrik (Guinea Pig) viene ipnotizzato da Septimus come mostrano queste vignette tratte da «L’Onde Septimus

2. Romano Scarpa ha sottoposto più volte Topolino a vortici ipnotici che ne condizionano la volontà. Dalla spirale (d’ora in avanti useremo spirale, vortice, vertigine, gorgo, mulinello come sinonimi o analoghi iconografici) che appare sullo schermo tv che ipnotizza Topolino ne Il doppio segreto di Macchia Nera (1955) alla trottola luminosa che troviamo in Topolino e il vortice ipnotico (1964), due delle storie ristampate nella preziosa e completa collana Le Grandi Storie Disney. L’opera omnia di Romano Scarpa, in corso di pubblicazione.

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Topolino ipnotizzato dalla spirale trasmessa dalla tv

 

Ancora Topolino ipnotizzato da un vortice
Ancora Topolino ipnotizzato da un vortice

3. Di spirali e vertigini ben se ne intendeva Alfred Hitchcock che ci ha costruito sopra uno dei suoi capolavori. Vertigo (La donna che visse due volte, 1958). Qui è il protagonista, l’avvocato e poliziotto Scottie Ferguson (interpretato da James Stewart) a soffrire di vertigini (come, ancora una volta, il Topolino di Scarpa ne La collana Chirikawa), ma è l’intero film a far girare la testa allo spettatore insinuandogli dentro un senso di vertigine, di smarrimento e di angoscia, ben esemplificato fin dai titoli di testa (qui), realizzati da quel genio della grafica che è stato Saul Bass (suo anche il manifesto del film) .

Il manifesto di Saul Bass per il film «Vertigo» di Alfred Hitchcock
Il manifesto di Saul Bass per il film «Vertigo» di Alfred Hitchcock

In particolare la sequenza dell’incubo di Scottie-Stewart (qui) è un riferimento imprescindibile, quasi un deposito di immaginario, realizzato con un mix di animazione ed effetti speciali, che anticipano certa grafica digitale. E s’incrocia, alla lontana, con le spirali e i labirinti di Escher o con i motivi dell’Optical Art.

M.C. Escher mentre dipinge una sua opera sul motivo della spirale
M.C. Escher mentre dipinge una sua opera sul motivo della spirale

 

Una spirale Op Art
Una spirale Op Art

4. Non facendoci troppo ipnotizzare dalle spirali matematiche (sezione aurea), biologiche (conchiglie), astronomiche (galassie), informatiche (lo screensaver dell’OSX Mac) e architettoniche (la doppia spirale della Scala dei Musei Vaticani) – tutte qui sotto da sinistra a destra e dall’alto in basso – converrà tornare ai vortici cinematografici e letterari.

Forse l’esempio più spiraliforme e ipnotico lo si ritrova nell’estenuante video The Fourth Dimension (1988) del regista polacco Zbigniew Rybczynski, autore dello straordinario Tango (1980), con cui vinse il Premio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione. Ma la vertigine letteraria più ricca d’implicazioni e di interpretazioni è, a nostro avviso, quella del gorgo marino del Maelstrom resa celebre dal racconto di Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelstrom.

Un'illustrazione di Harry Clarke (1919) per «Una discesa nel Maelstrom»
Un’illustrazione di Harry Clarke (1919) per «Una discesa nel Maelstrom»

5. La vicenda riguarda un vecchio pescatore che racconta la brutta avventura corsa nei pressi della costa norvegese, tra Lofoden e Moskoe, un tratto di mare nel quale, per un gioco di correnti contrastanti, si formano pericolosissimi gorghi. Eccone la desrizione (il brano seguente e gli altri sono tratti da Edgar Allan Poe, Tutti i racconti e le poesie, Sansoni 1974, traduzione di Virginia Vaquer e Aldo Traverso).

«L’orlo del vortice era rappresentato da una cintura di spuma scintillante; ma non una particella di essa scivolava entro la bocca del terribile imbuto, il cui interno, fin dove l’occhio poteva sondarlo, era un compatto, scintillante e nerissimo mare d’acqua, formante con l’orizzonte un angolo di circa quaranticinque gradi, il quale volgeva vertiginosamente su se stesso con un moto rotatorio e opprimente e spandendo ai venti una voce spaventosa, metà urlo, metà ruggito, quale neppure la potente cateratta del Niagara ha mai levato al cielo nella propria angoscia».

La barca con il vecchio e i suoi due fratelli più giovani finisce nel vortice e il pescatore-narratore ne viene, per così dire ipnotizzato, quasi ammaliato:

«Vi sembrerà forse una vanteria, ma ciò che vi dico è la verità: cominciavo a pensare che magnifica cosa era morire così, e che sciocchezza era stata, da parte mia, preoccuparmi d’una cosa meschina, come la mia vita individuale, dinanzi a una manifestazione così grandiosa della potenza divina; credo veramente d’aver arrossito di vergogna, quando quest’idea attraversò il mio spirito. Dopo poco, mi sentii posseduto da una curiosità vivissima rispetto al vortice stesso; positivamente, sentivo il desiderio di esplorarne le profondità, sia pure al prezzo che stavo per pagare; e il mio unico rammarico era che non avrei mai potuto ridire ai miei vecchi compagni della costa i misteri che stavo per vedere».

E ancora:

«Non dimenticherò mai la sensazione di spavento, d’orrore e d’ammirazione che provai guardandomi intorno: il bastimento sembrava sospeso, come per opera di magia, a metà della sua caduta, sulla superficie interna d’un imbuto vastissimo, d’una profondità prodigiosa, le cui pareti perfettamente lisce avrebbero potute esser credute d’ebano, se non fosse stato per la strabiliante rapidità con cui giravano e per il loro scintillante e sinistro riflesso sotto la luna piena, che, attraverso la breccia rotonda fra le nubi che ho già descritto, le inondava d’un glorioso torrente di luce dorata, penetrando nelle più segrete profondità dell’abisso».

Il vecchio sarà l’unico a salvarsi perché, anche nel momento di massimo terrore ipnotico, osservando i relitti che vorticano sulle pareti del gorgo, riesce a comprendere che gli oggetti meno pesanti e di una certa forma, galleggiano e precipitano nel fondo meno di altri. E capisce che, aggrappato a un barile e lasciandosi andare alle spire del vortice, non ne verrà inghiottito ma, a un certo punto, espulso:

«Il barile a cui ero aggrappato era sceso a un po’ meno di metà della distanza tra il fondo della voragine e il punto in cui m’ero lanciato fuori bordo, allorché un grande mutamento ebbe luogo nel carattere del vortice. L’inclinazione delle pareti dell’immenso imbuto cominciò a farsi di momento in momento meno ripida; i giri del gorgo si fecero gradatamente meno violenti, a grado a grado la nebbia e l’arcobaleno scomparvero e il fondo della voragine sembrò lentamente salire. Il cielo era terso, il vento era caduto, e la luna rotonda stava tramontando radiosa a occidente, quando mi trovai sulla superficie dell’oceano, proprio di fronte alla costa di Lofoden, e sopra il punto dove la voragine di Moskoe-strom era stata».

La salvezza, a secondo delle interpretazioni, è merito della ragione scientifica e calcolante oppure dell’idea «fatalistica» e quasi provvidenziale che solo scendendo nell’abisso – ma non fino al fondo – si può riuscire a risalirne; solo comprendendo l’irrazionalità della natura, la razionalità umana può salvarsi.

6. Per finire in bellezza, anzi in dolcezza, il vortice meno pericoloso (glicemia a parte) ma altrettanto ammaliante è rappresentato da una popolarissima merendina: la Girella Motta.

Pubblicità della Girella Motta
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