Zio Paperone e il denaro, in un cartone animato dimenticato

Facciamo un gioco.

Quella che trovate qui sotto è la sigla di una celebre trasmissione televisiva, il The Mickey Mouse Club, iniziata nel 1955. All’interno, oltre a una marcetta che vi si pianterà in testa per le settimane a venire (sempre che già non la conosciate), troverete la primissima apparizione in animazione di uno dei personaggi Disney più amati. Aguzzate la vista, perché si tratta di qualche misero secondo.

Dunque, che dite? No, non è l’orso Gelsomino. No, nemmeno il topo Timoteo. Si tratta invece di… (eddài, lo avete visto, vero?)

[rullo di tamburi]

Zio Paperone!!!

Eh già, d’altra parte fumetto e animazione Disney hanno sempre viaggiato ben separati, anche perché i comics disneyani non erano all’epoca gestiti dalla casa madre, bensì affidati a una casa editrice licenziataria, la Western Publishing.

Fu così che l’enorme serbatoio di storie e trovate scaturite dalla fantasia dell’Uomo dei Paperi, il grande Carl Barks, creatore dello Zione stesso, di Amelia, di Archimede, dei Bassotti, di Rockerduck, del Deposito e di tante altre cosette, rimase praticamente inesplorato dal grande (e piccolo) schermo per decenni.

Per vedere in audiovisivo Terremotari, robot Bassotto-guidati, Doretta Doremì e Amelia (tra le altre cose) i disneyòfili dovettero aspettare il 1987 (in Italia l’anno dopo) e la serie Duck Tales. Qui trovate la sigla, tanto per affrontare un altro tormentone sonoro – e forse un magone, se siete stati bambini a fine anni Ottanta:

Per trovare il buon Scrooge protagonista assoluto – al di là del pantheon Barksiano – basta invece aspettare “solo” il 1967 e il cortometraggio Scrooge McDuck and Money. In Italia il film non è mai arrivato ufficialmente. Ma grazie alla potenza di internet lo potete vedere qui:

http://youtu.be/rRY7HOyWhvI

Commenti?

Non serve un’aquila per capire che si tratta di un film didattico, in cui Paperone viene arruolato per parlare di un argomento che conosce a menadito: il denaro. Proprio come era già accaduto a Paperino, prestatosi testimonial della materia più odiata dagli studenti nel ben più celebre Paperino nel mondo della Matemagica (1959).

In realtà, il minutaggio totale dello Zione e dei nipotini non è poi molto elevato: i Paperi fungono soprattutto da collante per i vari passaggi della Storia. Oltre naturalmente a prestarsi, come da tradizione disneyana, a cantar quanto sia semplice comprendere l’economia.

Nel semi-sconosciuto cortometraggio, il design dei personaggi è ridotto all’essenziale, e richiama soprattutto lo stile dell’animazione televisiva Disney degli stessi anni. Ormai lontana dagli sfarzi pionieristici e ‘sperimentali’ degli anni Trenta, l’animazione si limita qui ad essere solamente funzionale, semplificando i personaggi tanto nell’aspetto quanto nei colori (fate caso ai berretti di Qui, Quo, Qua, identici alla sigla del Mickey Mouse Club).

Ma se i tre nipotini, a parte l’abbandono dei tradizionali berretti (tanto per essere sicuri di non distinguerli) sono più o meno gli stessi personaggi dei fumetti, il povero Zio Paperone, invece, sembra essere stato sottoposto a… un lifting, forse davvero eccessivo.

Provate a trovare le differenze rispetto ai fumetti. A parte la palandrana parecchio abbondante (probabilmente un usato sicuro made in Klondike), questo Paperone calza guanti che il vero Scrooge non indosserebbe mai: gli toglierebbero il contatto con le sue amate monete. Inoltre, qui abbandona i fedeli occhiali a pince-nez, per una montatura più consueta. Paperone, per certi versi, pare ridotto a una specie di controfigura di Pico De Paperis – un personaggio che nei cartoni animati, all’epoca, poteva vantare una carriera ben più lunga e prestigiosa della sua.

Creato nel 1961, il pluri-pluri-laureato, infatti, aveva addirittura l’onore di dividere la scena con zio Walt in persona, nei programmi tv prodotti per la rete statunitense ABC e poi esportati in mezzo mondo, Italia compresa. Tanto per completare il quadro delle apparizioni paperoniane, prima della trasmissione delle già citate Duck Tales, il primo film animato degno della fama del papero scozzese è invece Il canto di Natale di Topolino. Immarcescibile caposaldo della programmazione Rai natalizia, peraltro.

Nell’assai congeniale ruolo dell’ Ebenezer Scrooge di Charles Dickens – fonte di ispirazione anche di Carl Barks – il fantastiliardario ha finalmente modo di mettere in luce le proprie, insospettate, doti di attore, giungendo persino a dimostrarsi pentito per la propria avarizia e addirittura munifico (e sappiamo bene quanto Paperone si sforzi a tenere nascosti i suoi non frequentissimi slanci di generosità). Sarà stato lo spirito del Natale, o il vecchio cilindro voleva far buona impressione all’Ufficio Casting della Disney, in vista di futuri ingaggi?