Focus 11 fumetti per capire il conflitto israelo-palestinese

11 fumetti per capire il conflitto israelo-palestinese

Lo scorso 8 luglio, Israele ha dato il via all’Operazione “Margine di protezione”, riprendendo i raid aerei sulla striscia di Gaza in seguito al rapimento e uccisione di tre ragazzi israeliani nel sud della Cisgiordania. L’operazione avrebbe lo scopo di eliminare Hamas, l’organizzazione militare palestinese accusata di azioni di terrorismo, ma ha portato alla morte di migliaia di civili. Un buon riassunto di quanto sta accadendo lo ha scritto Davide de Luca, qua.

È ormai diventato un luogo comune affermare che la situazione tra israeliani e palestinesi è più complicata di quello che può sembrare e che è difficile schierarsi con gli uni o con gli altri, a dispetto di azioni di forza spropositate o di subdoli attacchi terroristici. A partire dalla Prima intifada del 1987, molti artisti, provenienti diversi campi dell’arte e da diverse parti del mondo, hanno cercato di rappresentare la situazione, in versione giornalistica o romanzata, schierandosi magari da una parte o dall’altra. Ogni opera contribuisce a informare e a fornire dettagli più adatti a crearsi un’opinione più concreta.

Il fumetto – come dimostrò il progetto ‘Kufia’, di cui abbiamo raccontato recentemente – non è stato da meno rispetto agli altri mezzi di comunicazione. Tanto più grazie alla sempre maggiore diffusione, negli ultimi anni, del graphic journalism e del cosiddetto “fumetto di realtà”. Noi di Fumettologica abbiamo così selezionato una serie di opere a fumetti che potrebbero aiutare a capire più a fondo la situazione reale: 11 titoli, sia già pubblicati che inediti in Italia.

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Palestina, di Joe Sacco (Mondadori)

Pioniere dell’ormai consolidato filone graphic journalism, Joe Sacco si recò in Palestina tra il 1991 e il 1992, dove iniziò a realizzare un vero e proprio reportage a fumetti. Lo stesso Sacco è il protagonista della sua storia, in qualità di testimone diretto, con l’intento di trasmettere meglio le sensazioni personali raccolte tra i territori occupati, nei mesi passati a parlare con profughi e persino soldati. Palestina non fornisce risposte né emette sentenze: offre però uno spaccato fedele della zona in quegli anni, tra la prima e la seconda intifada.

Nonostante la volontà di testimoniare più che interpretare, ma anche in contropiede rispetto all’informazione non sempre (anzi) imparziale dei media americani, l’opinione di Sacco non fatica a trapelare, e pende a favore dei palestinesi. Il fitto tratteggio iperrealistico, unito alla deformazione anatomica cartoonesca – erede dell’estetica dei comix underground – descrive con particolare forza lo squallore e la devastazione di situazioni ed ambienti meglio di tante parole e, persino, riprese televisive.

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Gaza 1956, di Joe Sacco (Mondadori)

Alle origini del drammatico conflitto di questi giorni nella Striscia di Gaza, c’è la lunga storia di questo territorio al confine tra Egitto e Israele. A circa 15 anni di distanza da Palestina, Joe Sacco in questo lavoro propone più una ricostruzione storica che una testimonianza. O una via di mezzo tra le due. Al centro c’è la sua ricerca su quanto accaduto a Khan Younis e a Rafah nella Striscia di Gaza nel novembre 1956, in piena Crisi di Suez, quando – secondo le Nazioni Unite – le forze militari israeliane uccisero 275 palestinesi a Khan Younis il 3 novembre, e 111 a Rafah il 12 novembre.

Sacco raccoglie varie conversazioni con i palestinesi delle due cittadine, e intreccia le vicende del 1956 con gli eventi accaduti a Rafah all’epoca delle interviste: la Seconda Intifada, la morte della attivista Rachel Corrie, e le reazioni allo scoppio della guerra in Iraq. Attraversando momenti epici e frammenti intimi, il fumettista maltese crea la sua opera forse più ambiziosa, che mescola passato e presente, indagine e ricostruzione, per riportare alla luce le “molecole disperse” del conflitto israelo-palestinese, in un documento triste, emozionante, coinvolgente come pochi reportage giornalistici sanno essere. Disegnati o meno che siano.

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Saltare il muro, di Maximilien Leroy (001 Edizioni)

Maximilien Le Roy realizzò Saltare il muro quando era ancora ventenne, dopo un soggiorno in Palestina, nel 2008, quando aveva solo 22 anni. L’autore francese in questo libro indaga nella vita dei suoi coetanei palestinesi costretti al di là del lungo muro che separa Israele e Palestina. Una vita limitata in ogni forma di espressione, dalla realizzazione personale all’amore. Mahmoud incontra Maximilien, e salta idealmente il muro dell’isolamento grazie all’arte (in splendide sequenze accese di rosso), sognando la libertà. Saltare il muro è un viaggio in un territorio ma anche nella mente, opera di un ‘giornalismo a fumetti’ che sa andare oltre la cruda realtà dei fatti, indagando le distese dell’animo umano.

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Il mio migliore nemico, di Jean-Pierre Filiu e David B. (Rizzoli Lizard)

Per capire al meglio il conflitto israelo-palestinese, può essere utile fare un passo indietro e guardare tutto da più lontano, includendo un’area ancora più grande: quella del Medio Oriente. Il mio migliore nemico fa di più, raccontando l’intera storia dei rapporti tra Stati Uniti d’America e Medio Oriente a partire dal mito classico di Gilgamesh e Humbaba.

L’impostazione è rigorosa: ripercorre più di due secoli di inimicizie, guerre e collaborazioni economiche, e le vicende sono analizzate con lucidità e spirito critico, grazie anche alla collaborazione di Jean-Pierre Filiu, docente universitario ed esperto del mondo arabo. L’approccio quasi pedagogico influenza non per il meglio l’inventiva, e l’apporto creativo di David B. ne soffre, ingabbiato nello schema della grande divulgazione. Ma l’impianto storiografico è notevole, sia per estensione che per qualità informativa, e nel complesso questo graphic novel è un egregio strumento di consultazione, vivacizzato dal segno di un fumettista che sa cosa significa “visualizzare idee”.

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