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Arrivederci, Punpun

Ho letto i 13 volumi che compongono Buonanotte, Punpun di Inio Asano uno dietro l’altro, nel giro di pochi giorni. Chi era in attesa dell’ultimo episodio mi diceva “auguri”. E chi mi vedeva rimandare appuntamenti, non rispondere al telefono, andare a dormire praticamente al mattino, a un certo punto mi chiedeva: “Come mai ti prende così tanto? Di che cosa parla?”

Era una bella domanda.

buonanotte punpun manga recensione

Punpun è un racconto di formazione. È la storia di un bambino che diventa un ragazzino, un ragazzino che diventa adolescente, un adolescente che, nonostante tutto, diventa adulto. E questo bambino, attorno sé, ha soltanto adulti che in realtà sono praticamente adolescenti. Sua madre è una donna drammatica, superficiale, che esige amore senza dare amore in cambio. Suo padre è inaffidabile, “un fallito”, è disoccupato ma non cerca lavoro, e se ne va di casa a seguito di un episodio di violenza coniugale. Infine c’è suo zio, un uomo depresso e pieno di rimpianti, che rovina sempre tutto.

Altre persone si succedono, nella vita di Punpun, come i compagni di classe, poi i datori di lavoro, i colleghi, ma nessuno è veramente rilevante, tranne due ragazze. Una è Aiko-chan, il suo primo amore, una bambina splendente perché infelice, proprio come lui. L’altra invece è Sachi, una ragazza irruenta, troppo diretta, che vuole “distruggere il mondo con i suoi manga”.

Punpun viene soffiato da una parte all’alta della vita, sospinto dalla forza di queste persone. Esce con loro, parla con loro, riesce a farsi amare da loro, eppure fatica a raggiungerli, non riesce a spiegarsi, a toccarli, si sente diverso.

E questo Asano ce lo mostra subito. Perché Punpun, per chi non l’avesse mai sentito nominare, è… un uccellino.

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Già, un uccellino in un mondo di umani. O meglio: Punpun non è un uccellino nel contesto della ‘sua’ storia, in cui agisce con le fattezze di chiunque altro (a volte, infatti, intravediamo le sue mani o i suoi vestiti), quanto per gli occhi del lettore. Siamo solo noi che leggiamo, a vederlo così.

In un’ambientazione dal tratto relistico e iper-dettagliato, Punpun si fa percepire come un segno grafico incerto, quasi fosse un abbozzo, uno ‘studio’ del personaggio. Dal suo punto di vista, è come se non riuscisse a definire chiaramente sé stesso, né a scegliere come mostrarsi agli altri. Cambia, si evolve, e nel corso dei volumi assume anche forme più ‘umane’ – ma solo quando inizia a ‘fingere’.

Nella discrepanza che si crea tra la rappresentazione del mondo e quella del protagonista, il lettore avverte un’insanabile disarmonia, un senso di inquietudine e disagio. Anche perché Punpun non è solo carino, tenero, timido. A volte è stupido, ottuso, egoista, addirittura ripugnante. Ma a questo punto noi ci siamo già identificati, e non possiamo più fare un passo indietro per riprenderci la nostra comoda distanza. Punpun è un paradosso grafico, eppure ci coinvolge come il più umano dei personaggi. Anzi, forse lo fa proprio per questo.

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Le scelte grafiche di Asano, al di là della rappresentazione del protagonista, non sono mai fini a sé stesse, e aprono la strada alle emozioni che il mangaka intende suscitare. È molto efficace, per esempio, l’espediente di non far parlare Punpun attraverso i balloons. Sì, perché mentre la voce degli altri personaggi prende corpo nelle ‘nuvole’, per Punpun non è così: le sue parole si presentano sempre come testo bianco su sfondo nero. Questo accade anche durante i dialoghi, in cui si ha la triste impressione che la voce di Punpun resti confinata nella sua mente, incapace di raggiungere (‘toccare’?) gli altri. Asano non lascia niente al caso, e riesce a dare alle sue numerose intuizioni una forma compatta e coerente. Un approccio che rende la serie di fruizione facile e ‘naturale’, nonostante la densità grafica (ed emotiva, naturalmente).

Quello di Punpun è un mondo che fa male, perché le persone sono sole, capricciose, ossessionate dal sesso, nessuno conosce nessuno, nessuno è vicino a nessuno, se non in brevi momenti che sembrano quasi un miracolo. È un mondo tragico, melodrammatico, assurdo e grottesco. In breve, è il nostro mondo.

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Dopo essere andato a vivere da solo, Punpun diventa triangolo e un tetraedo

Quello che forse fa più male, con il proseguire dei volumi, non è tanto la crudezza della storia, quanto il vedere Punpun rifiutare la felicità. Perché a un certo punto il futuro gli si avvicina, sottoforma di Sachi, e riesce quasi a svegliarlo. Ma lui continua a dormire, a inseguire il passato, i suoi demoni, e Aiko-chan.

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Punpun negli ultimi volumi del manga

Buonanotte Punpun non va letto come una pedissequa narrazione dei fatti, ma come un’evocazione. Se a volte appare confuso, o esagerato, è solo perché Asano afferra il disagio di un’intera generazione e lo amplifica, così da farlo risuonare.

Buonanotte Punpun va letto per arrivare alla fine con il cuore gonfio, la testa pesante, lo stomaco sottosopra. Ti fa ripetere: amo la vita, amo la vita, amo la vita. Come un esorcismo. Un magico esorcismo grafico.

Buonanotte Punpun voll. 1-13
di Inio Asano
Planent Manga
7,50 € a vol.

Leggi anche:
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