Gaspar Saladino, letterista leggendario

«La storia del lettering è una storia ancora tutta da scrivere», mi diceva qualche tempo fa il mio amico e grande esperto/studioso di fumetti Alberto Becattini. Questa rubrica nasce proprio con questo intento. Ovviamente senza l’ambizione di narrare TUTTA la storia del lettering, ma con l’intenzione di raccontarne qualche frammento, qualche ricordo, qualche aneddoto… e quale modo migliore di inaugurarla, se non parlando di uno dei letteristi che hanno fatto la storia (appunto) del lettering?

L’occasione viene da una data, a suo modo, storica: lo scorso venerdì 11 ottobre, per la prima volta in vita sua, il leggendario, incommensurabile Gaspar Saladino ha presenziato a una fiera dedicata al fumetto, la New York Comic Convention, in compagnia di alcuni dei “top letterers” del fumetto americano: Tom Orzechowski, Todd Klein, Clem Robins, Janice Chiang, Chris Eliopoulos, Alex Jay. Si è trattato di una riunione informale, nata dal desiderio del quasi novantenne Gaspar, manifestato a Todd Klein, di visitare la fiera. Così la cosa si è a poco a poco sviluppata, sino a coinvolgere un buon numero dei migliori “artigiani” del settore, anche se alcuni, come John Workman e Nate Piekos (fondatore di Blambot.com) non sono potuti essere della partita. Inutile dire quanto sarebbe stato bello, per il sottoscritto, essere a New York a condividere quell’occasione magica.

L'incontro fra i letteristi americani al New York Comic Con
L’incontro fra i letteristi americani al New York Comic Con

Ecco l’elenco dei convenuti nelle parole che ha scritto per noi Clem Robins, grande artista e letterista formidabile:

Da sinistra a destra: Alex Jay, uno dei migliori designer della DC negli anni ’90. Ha realizzato dei logotipi meravigliosi (ed è stato un onore incontrarlo, finalmente). 

Chris Eliopoulos (camiciotto a quadretti – ndr), un grande virtuoso del lettering fatto a mano – almeno fino a qualche tempo fa – il cui studio cura virtualmente tutte le testate Marvel.

Io, Clem Robins.

L’Avatar. [Per chi non lo sapesse, l’avatar è una divinità che assume forma umana – ndr.]

Todd Klein, che è stato la forza trainante per l’evento, e che è nell’opinione di molti (io stesso incluso) il più grande maestro di quest’arte della nostra generazione…

David Marshall, che è ossessionato dal ridare vita e ricostruire il lavoro dei più grandi letteristi e artisti di questo medium, particolarmente di quelli degli anni ’60.

Janice Chiang, i cui caratteri, ballon e titoli estrosi e poetici sono del tutto unici, e che mi hanno richiesto molto più tempo del dovuto per capirli e apprezzarli appieno.

E il meraviglioso Tom Orzechowski, che ha tentato, circa 35 anni fa, di aiutarmi a capire il livello di abilità e dedizione che questo lavoro esige. I suoi venti e passa anni di fumettatura degli X-Men lo mettono alla pari con Chris Claremont, John Byrne, Paul Davis e molti altri. I fumetti sugli X-Men probabilmente hanno generato più energia creativa, e certamente più profitti, al settore di qualsiasi altra serie nei quarant’anni passati. La sua maestria è sbalorditiva, e il suo istinto infallibile. Lui e Todd sono il meglio del meglio, e sono i veri eredi di Gaspar.

letteristi
Todd, Clem, David, Tom e Gaspar

Ma torniamo a noi, e alla domanda che si sarà posta qualcuno: chi è Gaspar Saladino?

Gaspar Saladino nasce a Brooklyn, New York, l’1 settembre 1926. La passione per i fumetti lo porta a iscriversi alla High School of Industrial Arts (che diventerà poi la School of Art and Design). La scuola è frequentata nello stesso periodo da futuri talenti del fumetto americano come Bernie Krigstein, Alex Toth, Joe Kubert, Carmine Infantino, John Romita. L’aspirazione di Saladino è di diplomarsi in cartooning, non pensa minimamente al lettering. Nel 1945 termina la Seconda guerra mondiale, però Saladino va comunque sotto le armi nell’Air Force e viene spedito di stanza a Tokyo, ma senza che le sue qualità di artista vengano mai impiegate.

Al suo ritorno in patria, nel 1947, Saladino raccoglie alcune tavole da lui disegnate, fumettate e inchiostrate e le porta alla redazione della DC comics, allora National Periodical Publications, giacché vi lavorano parecchi dei suoi compagni nella High School of Industrial Arts, tra i quali Sol Harrison, allora responsabile della produzione. Sol mostra ai vari editor i lavori di Gaspar, e Julie Schwartz, pur non giudicando il suo disegno sufficientemente buono per impiegarlo come disegnatore, apprezza il suo lettering e gli offre un lavoro fisso. Avere dei letteristi in sede non è una pratica comune, all’epoca, in quanto di solito la fumettatura è già presente sulle tavole consegnate dal disegnatore, fumettate dall’artista stesso o da un suo assistente.

Nel 1949 comincia a collaborare come freelance. Il suo primo lavoro è letterare una storia western di Carmine Infantino, “Romance by Mail”. Alla National il ‘look’ calligrafico dell’epoca è dato da Ira Schnapp, che crea i loghi e le pubblicità promozionali delle testate della casa editrice. E’ un grandissimo letterista (di cui torneremo a parlare in futuro, in questa rubrica) che ha, però, un approccio classico e molto regolare. Il giovane Gaspar, che lavora accanto a lui e a Mort Drucker, impara molto dal veterano Ira osservandolo al lavoro e ascoltando i suoi preziosi consigli.

Saladino lavora presso la redazione della National prevalentemente per gli editor Julius Schwartz e Bob Kanigher su testate quali Justice League of America, Green Lantern, Strange Adventures, Star Spangled War Stories, The Brave and The Bold. Nel 1967, la casa editrice viene venduta alla Kinney National. I nuovi proprietari operano numerosi cambiamenti nel management, tra i quali la nomina a Editor-in-chief di Carmine Infantino che, desideroso di dare una veste più moderna alle proprie testate, cercando in tal modo di contrastare – con scarsi risultati, a dire il vero – l’inarrestabile ascesa dei fumetti Marvel, oltre a proporre storie con tematiche più mature e a sollecitare i propri artisti a migliorare ulteriormente la qualità del disegno, assegna a Gaspar Saladino il compito di creare loghi, fumettare le copertine e ideare graficamente le pubblicità promozionali, sostituendo a poco a poco il suo maestro Ira, che lascia la National nel 1968. Gaspar apprezza molto questo nuovo compito, che gli consente, avendo praticamente carta bianca, una maggior libertà espressiva nel suo lavoro. L’approccio molto più libero e inventivo di Gaspar Saladino si adatta perfettamente allo spirito del tempo, trasferendo nel fumetto da par suo gli stilemi della grafica pop e psichedelica imperante.

Il lavoro di Gaspar è molto apprezzato dai disegnatori, che lo richiedono espressamente per la fumettatura dei propri albi. È in questi anni che nasce la consuetudine di dire dei letteristi che vedono nel lettering di Saladino il modello da seguire – quali Todd Klein e Bill Oakley – che “baciano la pietra di Gaspar”, dove per pietra si intende il blocchetto di carta vetrata su cui Saladino affila i suoi pennini. Eccone la descrizione, nelle parole di Saladino stesso:

«Avevo veramente una pietra sulla scrivania. In effetti era un blocchetto di carta vetrata che usavo per fare la punta ai miei pennini. La “pietra” consisteva di parecchi strati di carta vetrata. Era larga due centimetri e mezzo, per una lunghezza di circa sette centimetri. Quando il pezzo superiore si logorava, bastava sfilarlo e usare il pezzo sottostante.»

Negli anni Settanta, Saladino collabora anche con la grande concorrente della (ora) DC Comics, la Marvel di Stan Lee. Ritiratisi i due letteristi storici della casa editrice di Spider-Man, Sam Rosen e Artie Simek, i giovani talenti reclutati per sostituirli non hanno ancora l’esperienza sufficiente per curare titoli, grafica di copertina e splash-page (ovvero ciò che attira l’occhio del lettore, in edicola) mantenendo l’altissimo livello qualitativo dei loro predecessori. In loro aiuto arriva Gaspar, che fornisce nuovi loghi e lettera copertina e prima pagina (quella col titolo, per intenderci) di svariate testate Marvel. Tutto questo senza mai comparire nei credits delle storie. Ecco alcuni esempi:

Nel 1975, Martin Goodman, ex-proprietario della Marvel, suo figlio Chip e il fratello di Stan Lee, Larry Lieber, lanciano un progetto ambizioso: Atlas Comics, una linea di fumetti in diretta concorrenza con la Marvel, della quale viene imitata la grafica delle copertine. Le testate sono dei cloni di testate famose Marvel, ma sceneggiatori e disegnatori sono tra i migliori del panorama statunitense: Archie Goodwin, Steve Ditko, Neal Adams, Alex Toth… e chi viene reclutato per disegnare il logo di tutte queste nuove testate? Ma Gaspar Saladino, ovviamente! Nonostante l’impiego di tutti questi talenti, comunque, l’avventura della Atlas finisce nel giro di un anno.

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Nel 1976, le due case editrici rivali, Marvel e DC, decidono di dar vita al primo progetto congiunto che coinvolge i rispettivi due principali personaggi: Spider-Man e Superman, ne “La Battaglia del secolo”. Il progetto viene affidato a Gerry Conway, Ross Andru e Dick Giordano (con aiuto anonimo da parte di Neal Adams, John Romita, Terry Austin e Josef Rubinstein). Ovviamente, per un progetto così speciale, occorre un letterista “speciale”. Indovinate chi?

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Un altro progetto speciale in cui Gaspar viene coinvolto è “Superman contro Muhammad Alì”, una storia molto ben riuscita a dispetto dei dubbi che poteva suscitare un accostamento del genere, grazie a Denny O’Neil, Neal Adams e… Gaspar Saladino, ça va sans dire.

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Facendo un balzo di più di dieci anni, nel 1989, troviamo Gaspar Saladino a letterare un altro progetto speciale, la graphic novel Batman: Arkham Asylum di Grant Morrison e Dave McKean.

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Disponendo come sempre di carta bianca, garantita dalla sua editor Karen Berger, Saladino crea un’altra pietra miliare per il lettering. Pur avendo già sperimentato una fumettatura personalizzata per la saga di Swamp Thing, in questo caso spinge all’estremo la sperimentazione (alla tenera età di 63 anni) e realizza un’opera che ben poco ha a che vedere con il lettering che lui stesso aveva prodotto per più di quarant’anni.

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Il risultato diventerà un modello da imitare per molte graphic novel a venire, una sorta di compimento ideale del suo percorso di artista, che però non termina lì e prosegue per tutti gli anni Novanta e oltre. Ancor oggi, a 88 anni compiuti, Gaspar Saladino continua nella sua opera con inesauribile entusiasmo. La leggenda continua…

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Qualche nota finale

Per i lettori anglofoni, una dettagliatissima e documentatissima ricerca/analisi di questa prima storia si può leggere sul blog di Todd Klein.

Per approfondire ulteriormente, è fondamentale la serie di post in 12 parti su Gaspar Saladino di Dial b for blog, il resoconto del meeting da parte di Todd Klein in persona, e un’intervista telefonica a Saladino di qualche anno fa. A chi volesse invece saperne di più sulla (triste) storia della Seaboard-Atlas Comics, invece, suggerisco di esplorare questo sito.

Infine, un grande ringraziamento a Todd Klein, Tom Orzechowski, Clem Robins, Kirk Kimball (Dialbforblog.com), Atlasarchives.com. Senza il loro prezioso aiuto, questo post non sarebbe stato possibile.