Il mondo incantato di Hayao Miyazaki [Recensione]

Nell’ambito della saggistica dedicata all’animazione giapponese, in Italia si è passati velocemente dal vuoto cosmico al troppo pieno, un saturo che spesso rivela vacuità. Una volta riconosciuta l’importanza anche storica degli anime e avvenuto il passaggio di consegne tra diverse generazioni (cioè tra chi non ha mai accettato quell’importazione di massa che avvenne tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta e coloro che quell’importazione l’hanno vissuta con passione) numerosi esperti si sono dedicati con differenti metodologie allo studio di questo oggetto misterioso.

Particolare attenzione è stata dedicata allo Studio Ghibli che, più di altri fenomeni nipponici, ha avuto la capacità di mantenere sempre alto il proprio standard produttivo, riuscendo in particolare a mescolare con abilità suggestioni orientali con necessità occidentali, sbarcando con successo praticamente ovunque. Lo Studio Ghibli, per molti, è Hayao Miyazaki e le pubblicazioni sul maestro, il dio degli anime, abbondano. Miyazaki, specie nell’ultimo periodo, ha attirato parecchia attenzione mediatica su di sé. A partire dalla dichiarazione di volersi ritirare in veste di regista (salvo smentirsi come già aveva fatto ai tempi di Princess Mononoke), passando per la mostra dedicata allo Studio Ghibli a Parigi fino ad arrivare all’assegnazione dell’Oscar alla carriera. L’ultimo studio dedicatogli è Hayao Miyazaki – Un mondo incantato, scritto da Valeria Arnaldi.

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Il volume parte dalla biografia di Miyazaki, per poi passare all’analisi dei singoli film in ordine strettamente cronologico, partendo dalle sue passioni e ispirazioni, passando per le esperienze alla Nippon Animation (da cui nacquero capolavori come Marco, Heidi e Anna dai capelli rossi, tutti facenti parte del cosiddetto World Masterpiece Theater, un filone che prendeva spunto dai classici per ragazzi) fino alla fondazione dello Studio Ghibli. Naturalmente buona parte del libro è dedicata proprio alle sue opere realizzate con lo Studio, sebbene non manchino capitoli molto interessanti sul prima (attenta e minuziosa la sezione dedicata ai manga di cui Miyazaki è autore, con confronti e riferimenti alle eventuali opere animate che hanno ispirato).

Il pregio più evidente del volume è l’aspetto estetico. In un periodo in cui la trasandatezza di molti libri pubblicati è all’ordine del giorno, fa piacere poter godere di un volume in cui il reparto iconografico è ricco e colorato. Ancora di più se le immagini che abbondano sono tratte da quel meraviglioso universo poetico proprio di Miyazaki. Molto azzeccata è anche l’idea di concludere il libro con una serie di interventi di alcuni artisti che hanno voluto omaggiare il Maestro a modo loro: Andrew Micheal Golden, Peter Gullerud, Kenny Random (Andrea Coppo), Truc Duyen, Sandra Inchaurraga e Sashiiko-Anti, tutti esponenti di un modo diverso di vivere e intendere l’arte (artisti di strada, designer, fotografi) che hanno assorbito l’enorme potenziale visionario miyazakiano per farlo esplodere in personali tributi.

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Nel complesso Arnaldi affronta tutto l’universo Miyazaki e anche di più. A partire dalle collaborazioni esterne fino ad arrivare ai suoi più grandi amici e partner storici (Isao Takahata in primis) passando per sezioni dedicate al merchandising o alle produzioni che Miyazaki sfiora soltanto. C’è tanto eppure non c’è sensazione di pienezza, una volta concluso il libro. Perché nella fretta di raccontare tutto, riportare stralci di dichiarazioni (a volte discutibili), citare ogni singolo film/video/fotogramma che Miyazaki ha anche soltanto guardato ci si dimentica di approfondire in maniera nuova e trasversale il suo cinema, che rimane uno splendido esempio di poesia intima e freschissima. Nel complesso Hayao Miyazaki – Un mondo incantato è comunque un bel volume, un’occasione per riscoprire (o stupirsi per la prima volta) di fronte a quelle immagini di rara bellezza e alle storie che vi stanno dietro.

Hayao Miyazaki – Un mondo incantato
di Valeria Arnaldi

Ultra, 2014
254 pagine, 22€