Il tramonto di Kirby, e i suoi Dinosauri

Voi pensate ai fumetti in termini di albi, ma vi sbagliate. Dovreste pensarli in termini di droghe, di guerre, di giornalismo, di vendite, di business. E se avete un punto di vista sulle droghe, o sulla guerra, o sull’economia, penso che possiate esprimerlo meglio nei fumetti che a parole. Ma non c’è nessuno che lo faccia. I fumetti sono giornalismo, ma in questo momento si limitano a essere delle soap opera.

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Queste parole, di una profonda modernità, vennero pronunciate da Jack “the King” Kirby nel 1969, durante una convention. Kirby si era da poco trasferito ad Irvine, California, in cerca di una clima congeniale all’asma della figlia più piccola. Dopo che la Marvel era stata ceduta alla Perfect Film, le sue richieste di negoziazione del contratto sembravano ormai non sortire alcun effetto. Pertanto, cercava di aumentare le proprie entrate disegnando in maniera ‘maniacale’, e lavorando nel frattempo a un fumetto dedicato agli Inumani. In questo contesto di forte frustrazione creativa, Kirby pensava al fumetto come a uno specchio del mondo, lontano – forse – da quanto aveva precedentemente fatto con Stan Lee. Tutti i suoi sforzi creativi venivano accantonati, e il nuovo contratto per la serie Inumani e per un vecchio personaggio della Timely, Ka-Zar, arrivò mentre era a lavoro sul numero 18 di Silver Surfer. Un episodio leggendario, in cui vennero fuori tutta la sua rabbia e la sua delusione.

Fu questo il clima che portò Kirby a firmare un contratto per DC Comics. E il passaggio al maggior concorrente della Casa delle Idee rappresentò una “rinascita creativa”. I problemi, però, sorsero nel mentre: una crisi sconvolse il mondo dei comics e DC dovette cedere il primato di vendite alla Marvel. Tra le conseguenze immediate ci fu l’ondata di chiusure che colpì le testate curate da Kirby: The New Gods, The Forever People e Mister Miracle. Ovvero, quelle serie in cui tratteggiò l’ampio affresco noto come Quarto Mondo e in cui finirono le idee che avrebbero dovuto fondare il nuovo universo Marvel, dopo la tanto vagheggiata storia sul Ragnarök. Anche le successive tre serie  – Omac, Kamandi e The Demon – non sortirono il successo sperato, nonostante l’indubbia qualità.

Il pomeriggio di lunedì 24 marzo 1975, durante la Mighty Marvel Convention, Lee in una conferenza dedicata ai Fantastici Quattro introdusse un ospite a sorpresa: Jack Kirby. Depresso dalla situazione che si era presto degenerata alla DC, il disegnatore ritornava a lavorare presso l’editor che l’aveva reso un mito del settore.

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Dunque, arriviamo così a parlare di un’opera forse minore nella produzione del Re e pubblicata nel travagliatissimo periodo finale in cui lavorò alla Casa delle Idee, cioè di Devil Dinosaur, un ciclo di nove episodi pubblicato tra l’Aprile del 1978 e il dicembre dello stesso anno. Tra le poche cose di Kirby ancora inedite in Italia, Devil Dinosaur viene raccolto in un agile omnibus da Panini Comics sulla falsariga dell’edizione americana curata da Mark D.Beazley. Devil Dinosaur uscì negli anni in cui la Marvel provava a farsi spazio nel mondo della televisione e dell’animazione, cercando di sfruttare i suoi personaggi. Fu proprio Stan Lee, dopo aver saputo della notizia che Kamandi, una delle serie di maggior successo create da Kirby durante il suo periodo presso la DC, stava per diventare un cartone per lo show del sabato mattina, a suggerire al disegnatore di ritornare su un’idea del genere.

Devil Dinosaur – in realtà – si discosta notevolmente dalle ambientazioni post-apocalittiche di Kamandi: ad un futuro prossimo Kirby preferisce un passato lontanissimo e impreciso, in cui ambientare una favola moderna che vedeva al centro l’improbabile amicizia tra un piccolo cucciolo di uomo, Moon-boy, e un enorme T-rex scarlatto, Devil. Il periodico pensato per un pubblico di giovani lettori non brilla certo per inventiva e per qualità di scrittura. La prosa pomposa e altisonante di Kirby – suo marchio di fabbrica – qua diventa ancora più stonata e antiquata. Nonostante le ripetute invenzioni – alieni, popoli onnivori, viaggi nel tempo etc etc – la serie lascia poco o nulla. Ma, l’interesse per questa serie minore risiede invece nella ricerca grafica di Kirby. Insieme al fido, Mike Royer, Kirby – forse perché già indirizzato dall’idea di una riduzione animata dei suoi personaggi – tende ad una semplificazione del tratto. I coevi interessi per la grafica si riversano nelle pagine di Devil Dinosaur, e nonostante la presenza di alcune stupende splash page, sembra venir meno un elemento fondamentale dello stile di Kirby: la monumentalità.

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Molto spesso, si dice che lo stile di Kirby fosse caratterizzato da un iper-cinematismo, ma in realtà forse cioè che rende notevoli e imprescindibili le figure kirbiane è, per l’appunto, la loro monumentalità. Figure aliene o divine che si materializzano al centro della tavola, distorcendone la percezione: come un pugno in pieno volto. Royer da canto suo ha sempre assecondato – insieme a Sinnott – questa dimensione fisica e scultorea, comprendendo appieno le volontà del Re, come nel caso di Devil Dinosaur. Azzardando un parallelo, potremmo paragonare questa ricerca di Kirby a quella intrapresa, ma portata sino alle estreme conseguenze, da Alex Toth. La lezione di Toth corre verso un minimalismo assoluto ed espressivo, anche e soprattutto grazie all’impegno profuso per Space Ghost, The Herculoids o Dino Boy in the Lost Valley. Il suo stile va verso una rarefazione funzionale, guadagnando in potenza e peso (a tal riguardo si veda il bellissimo volume Genius Animated: The Cartoon of Alex Toth, edito da IDW). Il Kirby di Devil Dinosaur allude a quel tipo di ricerca, ma le sue ombre barocche, al limite del cesello e della piega decorativa ne frenano lo sviluppo. Eppure, in questo breve ciclo si intuisce la ricerca che Kirby stava conducendo per la coeva serie animata dedicata ai Fantastici Quattro.

Devil Dinosaur è, non a caso, uno degli ultimi lavori di Kirby per la Marvel. Il contratto in scadenza nell’Aprile del 1978 non venne mai rinnovato e il disegnatore si dedicò ad attività più remunerative per gli studios di Hollywood, lavorando ai layout della serie dedicata ai Fantastici Quattro prodotta da Hanna-Barbera.

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L’omnibus di Panini Comics, curato da Antonio Solinas, fa luce su un periodo particolare, ma nel contempo interessante della produzione di Kirby. Senza dubbio, resta un’opera – vista anche la sontuosa edizione – per completisti e aficionados del Re. Anzi, qualsiasi vero fan di Jack Kirby non può farsi sfuggire questo importante tassello della sua tarda produzione.

N.B. Il Re non piegò mai verso un certo tipo di segno, anzi: basta sfogliare le cose prodotte per la Pacific Comics nei primi anni Ottanta, per capire come la sua monumentalità si tingeva di tinte barocche ed eccessive.

Devil Dinosaur Omnibus
di Jack Kirby
Panini Comics, 2014
181 pagine, 19€