Perché pubblicare fumetti online non è (per forza) la chiave del successo

Sul Comics Journal – nota rivista di approfondimento sul fumetto edita dalla casa editrice Fantagraphics Books – è stato pubblicato un’interessante intervento del fumettista Matthew Thurber. L’autore, molto conosciuto nell’ambito del fumetto alternativo per la serie 1-800-MICE, ha scritto un articolo intitolato Lettera ad un giovane fumettista, in cui affronta l’uso di internet come base di partenza per una carriera. Secondo l’autore, che affronta il discorso in tono provocatorio, oggi pubblicare online non è l’unica via per arrivare al successo. Anzi, in molti casi sarebbe una scelta sbagliata e autolesionista.

thurber

A sostegno della propria tesi, Thurber spiega che per gli utenti che usufruiscono dei contenuti su Internet il Web non è gratis. Ovvero: tutto il materiale in rete è gratis, ma per accedervi bisogna pagare.

Molte persone postano i loro disegni online gratuitamente (o fumetti, film, canzoni, testi, ecc.). Ma i loro contenuti non sono davvero gratis. Il costo del lavoro è assorbito. Il valore del lavoro va alla Tecnologia. Tutti quelli che vedono il lavoro hanno pagato per un qualche schermo o computer, attraverso cui leggere e guardare i vostri fumetti. E hanno pagato anche per avere una linea Internet.

Ma il tuo pubblico non ti paga, Giovane Fumettista. Almeno non tanto quanto i dispositivi che gli permettono di leggerti. Sei semplicemente a loro disposizione.

In effetti, Giovane Fumettista, diventi parte di un pacchetto cumulativo incluso nel pagamento mensile del servizio Internet. Il disegno è consumato dai visualizzatori online come parte della loro dose steroidale quotidiana di informazioni. Per il consumatore, è come abbonarsi a un quotidiano con una quantità infinita di pagine divertenti! Ma il disegnatore… lui viene pagato in “mi piace”, e questo non si traduce necessariamente in soldi.

Secondo Thurber, inoltre, anche l’artista deve “pagare per giocare”. A fronte della creazione gratuita di contenuti, l’autore deve compiere a sua volta una spesa: comprare un computer, uno scanner o una tavoletta grafica; pagare la connessione a Internet e la bolletta della luce. Questo perché:

Negli ultimi vent’anni è avvenuto un cambiamento radicale nella coscienza umana per quanto riguarda i “contenuti”. La gente si aspetta di ricevere informazioni gratuitamente. Di conseguenza, chi di dovere pubblicherà le informazione online anche senza venir pagato.

L’unica motivazione possibile per cui si continua a pubblicare fumetti gratis online è:

Perché ogni artista vuole farsi pubblicità. Chiunque vuole diventare famoso, tutti vogliono un pubblico. Non denigro chi vuole fama, fan e follower. Costruirsi un pubblico significa costruire sostenibilità per la propria attività e, ovviamente, gli artisti devono creare fermento intorno al loro lavoro in tutti i modi possibili.

Alla fine, però, questo sistema è finanziariamente rilevante solo per le aziende che forniscono le piattaforme che TU contribuisci a migliorare. Peggio ancora, le compagnie dei Social Media continuano a raccogliere le tue informazioni – Metadata – che vengono poi condivise tra le aziende per pubblicizzare i loro prodotti. Facebook, Tumblr e YouTube non ti danno nulla per nulla.

Per Thurber questa è la conseguenza di un sistema malato:

Il lavoro nell’illustrazione scarseggia, e spesso i pagamenti sono magri e liquidati troppo lentamente. Gli editori sono sempre meno in grado di pagare agli artisti royalty e anticipi che permettano una vita normale, perché il numero complessivo di persone che comprano libri è in diminuzione.

La gente trova divertimento esclusivamente attraverso Internet. Anziché comprare i tuoi libri, le persone investono innumerevoli ore a guardare soap opera che gli vengono spacciate per “l’età dell’oro della televisione”: Mad Men, The Sopranos, Breaking Bad, Game of Thrones, Downton Abbey, True Detective, True Blood… tutti questi spettacoli fanno venire voglia di vomitare in faccia agli stolti indottrinati che invariabilmente ne parlano in toni estatici.

È questo il futuro che vuoi, Giovane Fumettista? Lavorare tutto il giorno e fare fumetti mentre non guardi show televisivi che durano più di quanto campi una persona? Viaggiare alla fiere dove venderai poco e niente perché la gente ha già visto tutto online?

Una soluzione, secondo Thurber starebbe nel creare una striscia, giornaliera o settimanale, o un fumetto di dieci pagine mensili e pubblicarle online su una piattaforma che paghi o che dia possibilità concrete di avanzamento professionale. Continuare a pubblicare online rafforzerebbe unicamente le grandi aziende tecnologiche. In chiusura l’autore sprona gli editori a scommettere di più e i fumettisti emergenti a creare in maniera diversa, puntando anche sull’autoproduzione, ma credendo fermamente nel proprio lavoro e promuovendolo nel modo giusto.

Gli editori hanno bisogno di rafforzarsi, e gli artisti hanno bisogno di allontanarsi dallo schermo.