Focus Opinioni Il Salon du Livre e de la Presse Jeunesse di Montrueil

Il Salon du Livre e de la Presse Jeunesse di Montrueil

Si è conclusa il primo dicembre l’ultima edizione del Salon du Livre e de la Presse Jeunesse di Montrueil, sicuramente la vetrina più significativa per l’editoria francese rivolta a bambini e ragazzi e occasione preziosa per chiunque desideri aggiornarsi su una delle produzioni più importanti nel settore dell’albo illustrato. Quest’anno in particolare si celebrava il trentennale della manifestazione e sulla spinta di questo anniversario si è affermato con forza la piena autonomia e specificità della letteratura per l’infanzia, tanto da proporre tra il sorriso e la provocazione la sua investitura a decima arte consacrata. Che sia condivisibile o meno la candidatura, quello che essa comporta è sicuramente il desiderio di porre l’accento sulla dimensione estetica e sulla qualità artistica dei libri per i più giovani rispetto alla sua natura pedagogica. Non mancano certo libri dalle tematiche “importanti”, ma sembra metabolizzata l’idea che basti un buon risultato artistico per raggiungere “naturalmente” un esito pedagogico, convinzione che sta penetrando lentamente, ma con tanta più fatica, anche in Italia.

Montrueil

Certo la bellezza era quella che veniva fuori dalla mostra celebrativa, con 300 originali di nove indiscussi maestri dell’illustrazione: Quentin Blake, Blexbolex, Serge Bloch, Carll Cneut, Philippe Corentin, Elzbieta, Wolf Erlbruch, Jean-François Martin, Květa Pacovská. Peccato che questa occasione non fosse arricchita da un approccio di scavo che rendesse più chiari la logica sottesa la selezione, un confronto sui diversi approcci al fare illustrazione, un approfondimento sul lavoro di ciascuno.

Al di là del responso delle Muse, certamente l’editoria per ragazzi ha raggiunto la sua piena affermazione nell’ambito del mercato: se erano 50 gli editori alla prima edizione del Salon ora sono 450, e le nuove uscite annuali sono passate da 2000 a tre volte tanto. L’editoria per ragazzi rappresenta il 13,4 % dell’intero volume d’affari legato al mondo del libro e per la prima volta quest’anno si impone, nonostante un’inflessione delle vendite del 3 %, come seconda categoria del settore.

blexbolex
blexbolex

A visitare gli stand del Salon si tocca con mano il senso di questa piena affermazione che se da una parte significa l’abbandono di qualsiasi complesso di inferiorità, dall’altro comporta anche un processo di sedimentazione delle innovazioni conquistate negli anni. Non ci sono grosse sorprese infatti in questo Salon, come non c’erano negli ultimissimi anni: alcuni libri sono davvero belli, altri buoni, una gran quantità si presentano con una piacevolezza che subito invita all’acquisto ma che non regge ad uno sguardo più attento, che si prende il tempo necessario per verificarne l’accessorietà al di là della “carineria”. Il nuovo fronte di scoperta probabilmente sarà il “livre numérique” e al digitale il Salon ha dedicato anche un momento di riflessione con il convegno From paper to screen, ma la sensazione è che l’impatto del digitale nell’immaginario di chi si occupa di libri per bambini sia ancora modesto.

Segnaliamo infine alcune delle Pépite, su cui magari si ritornerà con maggiore attenzione, assegnate quest’anno: pienamente convincente è quella data alla categoria Album con La vie rêvée di Michel Galvin, raffinato nelle immagini e ironico nel corto circuito tra immagini e parole. Il vincitore era in buona compagnia con altre candidature di opere riuscite e di autori ormai consacrati quali la nostra Beatrice Alemagna con Le merveilleux dodu-velu-petit, La source des jours di Mélanie Rutten, o di lavori forse più ammiccanti al lettore adulto come La grande histiore du petit trait di Serge Bloch e Bimbi di Albertine.

Lemerveilleuxdoduvelu
Meno convincente il premio della categoria Petite Enfance: la raccolta di librini La boîte à images di Emanuelle Houdart è sicuramente elegante e ben fatta, ma le preferiamo il divertente e ugualmente raffinato Qui, Quoi, Qui di Olivier Tallec e Quand il pleut di Junko Nakamura, ennesimo omaggio al lavoro della nostra dimenticata Iela Mari. Nella sezione fumetto infine la serie di Hilda di Luke Pearson conferma il successo meritato a livello internazionale accompagnata a pari merito dal lavoro interessante e per più grandi di Miroslav Sekulic-Struja Pelote dans la fumée. Da segnalare infine Les animaux des villes, il nuovo titolo di Nadia Budde, vincitrice di una Pépite due anni fa, che ci piacerebbe molto veder pubblicata anche in Italia.

lesanimaux
Emilio Varrà // Hamelin Associazione Culturale

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