Rubriche #tavolidadisegno Nello studio di Luca Genovese

Nello studio di Luca Genovese

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Luca Genovese, disegnatore il cui nome è spesso associato a quello dello sceneggiatore Luca Vanzella, grazie ai lavori realizzati insieme, in particolare la biografia Luigi Tenco – Una voce fuori campo (BeccoGiallo) e la serie sui robottoni in stile Go Nagai Beta (Bao Publishing), prima di realizzare il character design del Long Wei di Diego Cajelli (Editoriale Aurea) e poi approdare in Sergio Bonelli Editore entrando nello staff di Orfani. Anche lui è stato sottoposto alle nostre ormai consuete 5 domande, mentre ci guidava attraverso il suo studio.

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Quali sono i progetti a cui stai lavorando attualmente?

Adesso sto ultimando il numero sette della serie Orfani: Ringo. Su testi di Vanzella. E subito dopo ne inizierò un altro che farà parte della terza stagione. nel frattempo rimetto mano alla storia breve che comparirà su un Dylan Dog Color Fest probabilmente l’anno prossimo.

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Quali sono gli strumenti che usi per disegnare? Puoi illustrarci le tue tecniche?

Micromina HB su carta liscia (ora sto usando Fabriano F4) e pennarelli e correttori e gomme pane e bianche normali. Ero un grande amante del pennello e china, è stato il mio primo strumento imparato e poi sono stato sedotto dalla praticità dei pennarelli punta pennello. Ho iniziato con il classico Pentel brushpen, che ormai penso abbiano tutti. Però, pur essendo molto pratico, non mi ha mai conquistato perché “butta” troppo inchiostro. per cercare un’alternativa alla prepotenza dello strumento ho comprato svariati pennarelli calligrafici sul genere pennello, finché non ho trovato quelli di Muji, che mi permettono di controllare molto di più il segno. Ne compro sempre appena posso, e li numero così da riconoscere quello che ha la punta o il segno migliore dipendentemente da quello che mi serve. Ora sto utilizzando il 38, che va da dio, e il 40 per i segni più grossi. nel mio cuore rimangono il 19 e il 24, che si sono fatti rispettivamente due capitoli di Beta tutti da soli, sono degli eroi. Ultimamente sto usando un altro pennarello, dovrebbe chiamarsi Fudepen. Anche con quelli mi trovo bene, e li uso come i pennelli normali, bagnando la punta e asciugandola.

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C’è qualche forma di abitudine che ami predisporre prima di metterti a disegnare? Hai degli orari particolari in cui ti metti al lavoro? Che ruolo ha la musica nella tua ispirazione?

Prima di disegnare qualcosa di nuovo, di ributtarmi in una storia, pulisco tutto il tavolo da lavoro e cancello ogni traccia del lavoro precedente. Voglio sia tutto pulito e vergine, anche perché di solito poi non riordino più finché non ho finito un altro progetto, che nel caos che si genera nel tavolo tendo a trovarmici bene e a sentirmi sempre dentro quello che sto facendo. Orari particolari non ne ho, anche se tendo a non lavorare la notte, non mi piace più. Se posso cerco sempre di uscire al mattino, fare due passi sotto il sole, leggermi l’oroscopo e bere un caffè. Quando non posso uscire e mi rimetto subito al tavolo mi secca un po’, ché non sono mai pronto. Se esco è molto meglio.

Quando lavoro metto in sottofondo qualcosa, che sia musica o un audiolibro o una serie tv o un film… un po’ di tutto. Questo solo quando lavoro alla tavola finita, mentre nella fase di layout lavoro sempre in silenzio. In quella fase in cui definisco tutte le pagine e le sequenze sono più concentrato sulla narrazione e quindi non voglio distrazioni. Poi stampo i layout in dimensione della gabbia che mi serve, li passo al tavolo luminoso e comincio a rifinirli e a completarli. E in questa fase c’è spazio per tutte le distrazioni del mondo.

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Quali sono i tuoi autori di riferimento? Ci sono testi che devono essere a portata di mano mentre disegni?

Mah, io non credo di avere autori di riferimento, nel senso che cerco di guardarli mentre lavoro… a dire il vero gli autori che amo di più e che mi piace leggere sono molto molto lontani dal mio segno e dal mio modo di raccontare. Gli autori che ho amato e mi hanno segnato li ho letti con tutti gli occhi, e magari vengono fuori mentre lavoro, o mi viene in mente di cercare quella cosa o quella soluzione al momento in cui ci arrivo, che poi capita spesso che non abbia il libro che mi serve a portata di mano, oppure che a guardarla non c’entra nulla con quello che mi serve veramente… quindi vado di ricordi e interpretazioni.

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Sappiamo che hai da poco traslocato e, come in ogni trasloco, ci sono cose fondamentali da portarsi appresso, e molte altre cose che invece vengono gettate via. Quali sono le cose fondamentali che un disegnatore deve sempre tenere con sé, anche quando lavora fuori dal proprio contesto naturale?

Il trasloco è sempre traumatico, e non ho ancora riportato gran parte dei miei libri nella casa nuova. Le cose fondamentali per me erano naturalmente il mio tavolo da lavoro, tutti i miei pennarelli e fogliacci sparsi. Di tutte le case che ho cambiato il mio luogo di lavoro è sempre la prima cosa ad essere allestita, ché appena lo vedo operativo mi sento a casa. Poi viene tutto il resto. Per le cose fondamentali, non saprei parlare sui generis, per i disegnatori, non so. Io per sentirmi a mio agio ho bisogno dei miei occhiali da riposo (quelli blu delle foto), del mio tabacco, di una gomma pane e di un quaderno senza righe né quadretti. Direi pure che mi serve Internet per cazzeggiare quando non mi viene nulla da disegnare.

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