Stan Lee e altri autori sulla possibile ‘fine’ del Marvel Universe

Dopo l’annuncio effettuato da Marvel Comics della fine del proprio universo narrativo così come lo conosciamo attualmente al termine del prossimo evento intitolato Secret Wars – di cui abbiamo riportato qui tutti i dettagli – molti autori americani hanno voluto dire la loro opinione, a partire da Stan Lee, co-creatore della maggior parte dei personaggi più famosi della casa editrice. Lee ha dichiarato a Newsarama di essere ovviamente affezionato all’Universo Marvel originale, ma ha anche aggiunto una considerazione piuttosto pragmatica:

«Probabilmente andrà bene. Qualsiasi cosa si faccia di inaspettato e differente di solito cattura l’attenzione dei fan. La gente vorrà seguirlo per capire cosa accadrà e a cosa questo porterà. La Marvel non può continuare a fare le stesse storie in continuazione. Bisogna sempre tirare fuori nuove prospettive e nuovi approcci alle cose. Credo che probabilmente sarà una buona idea. Mi sembra intrigante. […] Bisogna sempre far esclamare al lettore “Wow, non me lo sarei mai aspettato!”. Bisogna continuare a farlo. E’ diventata una sorta di tradizione della Marvel. Se questo continuerà tale tradizione, sarò felice per tutti loro e per i fan.»

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Kurt Busiek – autore di Marvels e di un lungo ciclo dei Vendicatori – ha invece affidato a Facebook la propria dichiarazione nostalgica e minuziosa:

«Ho visto online una cosa che dice che “Il Marvel Universe così come lo conosciamo fin dal 1961 sta finendo!”. La mia reazione è stata: “Davvero? Questo significa che siamo nel 1970, giusto?”. Così ho iniziato a pensare. Quando “il Marvel Universe così come lo conosciamo fin dal 1961 è finito, secondo me?”»

La risposta di Busiek coincide più o meno con l’abbandono delle serie principali da parte di Kirby o di altri autori fondanti – come Lew Wein per Hulk e Jim Steranko per Nick Fury – quindi perlopiù tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Una considerazione piuttosto tranchant che però necessitava una postilla finale:

«Quello che è venuto dopo questi cicli è stato spesso buono, ma non sembrava una continuazione di quello che era iniziato nel 1961, quanto un nuovo trattamento. I Fantastici Quattro di Byrne sono buoni, ma sono una rielaborazione, invece che una continuazione. Lo stesso vale per gli X-Men di Claremont. Non fanno parte della prima ondata, sono una riduzione, una riorganizzazione, un’interruzione del vecchio più che una continuazione organica di esso.»

Altri “classici” autori Marvel sono stati invece interpellati ancora da Newsarama. Gerry Conway, lo sceneggiatore responsabile della morte di Gwen Stacy sulle pagine di The Amazing Spider-Man, risulta molto cauto:

«Credo che, come per qualsiasi idea, l’esecuzione conterà più dell’idea stessa. L’idea di un reset non è, di per sé, cattiva. L’unico problema, dal punto di vista creativo, è di essere consistenti, in qualsiasi modo tu scelga di definirla. Assicurati che non sembri raffazzonata. […] Il problema è che i lettori attuali vogliono due cose: vogliono crescere e cambiare, ma non vogliono che sia diverso. E queste sono due nozioni in conflitto tra loro, orribilmente in conflitto.»

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Quella di Walter Simonson, noto in particolare per un lungo e fondamentale ciclo di Thor, sembra invece essere più rassegnazione che vera convinzione:

«Da fan, fin da quando ero un grande lettore, al college, il Marvel Universe è cambiato enormemente. A volte costumi, nomi o background erano uguali, ma di solito erano un po’ diversi. Si sono evoluti, con il tempo. Da professionista, comprendo del tutto l’idea di un reboot o di cercare di trovare un nuovo modo per raccontare le storie. Separando il mio io fan da quello professionista, capisco perché vogliano farlo. […] Cerco di non avere reazioni istantanee alle cose e dire “Oh, mio Dio! E’ terribile!”. La mia reazione di base di solito è “valutiamo la prova sul campo”. Torniamoci sopra tra un anno e vediamo cosa abbiamo.»

Un altro veterano dei comics che ha voluto dire la sua è John Romita Sr., il disegnatore che più di tutti ha ridefinito l’Uomo Ragno e il suo mondo, negli anni Sessanta. Tra tutti, Romita sembra essere quello più scettico:

«La mia opinione è che ai nuovi fan andrà bene, mentre i vecchi borbotteranno. Non sono un uomo d’affari, ma so che le case editrici di fumetti, ormai da quasi 100 anni a questa parte, fanno tutto quello che possono per provocare uno shock. Attirano l’attenzione. Personalmente, odio le cose stupide che fanno. Quando ero lì, ero solito oppormi a robe come queste. Ma non puoi fermarli.»