Aurora West: un fumetto per tutte le età [Recensione]

Durante lo scorso San Diego Comic-Con, in un incontro dedicato ai fan più giovani, nel rispondere alle domande che provenivano dal pubblico, Paul Pope ha sollevato un problema per nulla indifferente. «Ho dei nipoti che hanno la vostra età,» ha detto, «e pensano che sia figo che faccia fumetti, ma non possono guardare la maggior parte di questi, perché sono indirizzati ad un pubblico adulto. Ho voluto scrivere la storia di un supereroe che avesse la vostra età, così da non essere costretto a ritornare a parlare di Batman, che ha 75 anni, o di Spider-Man, che è ormai un uomo di mezza età».

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Con il progressivo “invecchiamento” dell’età dei lettori, il fumetto supereroistico ha toccato temi e modalità espressive più adulte. Lo stesso fumetto ha conosciuto una sorta di maturità editoriale, che ne ha riformato sostanzialmente anche la veste editoriale, spostando lo spettro di interesse degli autori verso l’oggetto-libro a volte a discapito del comic book. I personaggi, ormai, sono solo una costellazione di idee e tematiche da affrontare con disinvolta libertà, attraverso un approccio ormai figlio della serialità televisiva. Quello che attira i lettori non è più il personaggio in sé, ma la fama del team creativo che di volta in volta è chiamato a lavorarci. Da un certo punto di vista, questo nuova idea di fare fumetto ha generato negli ultimi anni, anche all’interno delle major, ottime realtà, che hanno raccolto un successo sia di pubblico che di critica. Tuttavia, resta palese che il target di riferimento di questi prodotti è sempre un pubblico smaliziato e adulto. Quello che stupisce non è più la grandeur mitica, la mitopoiesi devastante ed eloquente, l’apertura di un nuovo orizzonte narrativo, ma la finezza con cui lo scrittore di turno riesce a scovare una piega nascosta dei grandi classici.

Le proposte con protagonisti adolescenti non sono certo rare: si pensi alla tendenza inaugurata dai New Mutants di Chris Claremont e Bill Sienkiewicz, poi passati al setaccio della rilettura adrenalinica di Rob Liefeld, o alla Generation X di Scott Lobdell e Chris Bachalo o ai Gen¹³ di Jim Lee, Steve Choi e Scott Campbell o ai classicissimi Teen Titans di DC Comics, rilanciati nell’ambito del reboot New 52 e subito al centro delle polemiche per le forme un po’ generose di Wonder Girl (retaggio dei fumettoni anni ’90 con supereroine volutamente procaci e discinte). Non sono mancate proposte più emo e oscure come la NYX di Joe Quesada e più recentemente la fantastica Ms. Marvel. Ancora una volta, il problema di fondo di queste testate è quello di rivolgersi ad un pubblico in là con gli anni: ciò spiega anche scelte molto spesso poco consone ad un pubblico in età scolare. Sembra quasi che il dispositivo di immedesimazione empatica introdotto da DC o dall’allora Timely Comics grazie all’espediente delle spalle sia ormai collassato e che i tentativi debbano passare necessariamente attraverso la sincronizzazione con un’adolescenza svezzata e che guarda ai fumetti come a qualcosa di desueto e troppo lento. Riempire le tavole di smartphone e filtrare la comunicazione dei giovani eroi attraverso i riflessi dei social network sono tentativi abbastanza impacciati di rendere appetibili i fumetti a lettori più giovani.

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Questo scenario disarmante ha convinto la rock star del fumetto americano, Paul Pope, a lavorare su un fumetto che smantellasse queste strategie e toccasse il nucleo originario del fumetto supereroistico, restituendolo ad un pubblico di giovani e giovanissimi. Battling Boy è una celebrazione della grande tradizione americana, ma anche un Bildungsroman, che si rivolge sia a lettori più giovani che all’intero panorama fumettistico evidenziando come sia il caso per tutti di ripensare le proprie strategie. Non a caso Battling Boy non è che il primo tassello di un affresco molto più ampio che sta prendendo forma grazie al prequel/spin-off dedicato alla figlia di Haggard West.

Aurora West di Pope, J.T. Petty e David Rubín è un piccolo gioiello di letteratura minore. L’avventura si intreccia con il romanzo di formazione in un racconto piacevole e dalle diverse tonalità emotive, con al centro una problematica ragazzina che riflette e cerca il suo posto nel mondo. La scrittura di Pope e Petty – quest’ultimo regista e sceneggiatore di videogame – trova un ideale pendant nello stile di David Rubín. Quest’ultimo, forte del successo de L’eroe (pubblicato in Italia da Tunué e prossimo ad una ristampa in edizione limitata) e dell’imminente Beowulf (sempre per Tunué) si trova a suo agio con la grandeur superomistica propria di Pope, che declina personalmente attraverso un segno dinamico e ibrido. Le tavole di Rubín mischiano una tradizione tipicamente europea con il dinamismo dei mangaka, aiutate anche da un formato ammiccante che colpisce l’immaginario dei ragazzi, molto più avvezzi a divorare tankobon che trading paperback a colori. Certo, le tavole di Rubín avrebbero guadagnato maggiormente con un formato più arioso.

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Tornando all’idea sviluppata da Pope, quello che colpisce è il frizzante divertimento che permea la lettura di Aurora West: finalmente si può leggere un fumetto per ragazzi pensato per i ragazzi, che alterna una solida struttura narrativa ad una leggerezza quasi da cartoon, con palesi riferimenti allo stile di John Kricfalusi – il creatore di The Ren & Stimpy Show. I riferimenti vanno anche al Quarto Mondo di Jack Kirby o al Valérian e Laureline di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières. Tutti questi elementi sono calati in un contesto quasi favolistico, dove la città di Acropolis sottoposta alla misteriosa ed inspiegabile minaccia dei mostri che rapiscono bambini, come nella più classica delle fiabe medievali, ritaglia un luogo ideale sospeso tra atmosfere gotiche e assolati e polverosi western urbani e post-moderni.

Aurora West
di Paul Pope, J.T. Petty e David Rubín

Bao Publishing, 2014
160 pagine, 13 €