Recensioni Novità Il Tex di Paolo Eleuteri Serpieri, tra realtà e leggenda

Il Tex di Paolo Eleuteri Serpieri, tra realtà e leggenda [Recensione]

Il 17 febbraio ha fatto capolino in edicola il primo volume di una nuova serie di Tex d’Autore, che promette di raccontare le avventure del celebre ranger attraverso le matite di grandi firme del fumetto. Si tratta di un cartonato di 48 pagine (ma 37 sono le effettive tavole) a colori di 22,5 x 30,5 cm, dimensioni, per intenderci, più grandi di un classico albo Bonelli, ma più piccole di quelle dei cosiddetti Texoni, gli speciali di 240 pagine a cadenza annuale, cioè, che ci hanno abituato a leggere le gesta del personaggio attraverso i disegni di alcuni fra i più noti disegnatori del panorama italiano e mondiale: da Guido Buzzelli a Jordi Barnet, da Magnus a Joe Kubert, giusto per citarne alcuni.

Non sfigura certo accanto a questi nomi, però, quello dell’autore di questo primo Tex d’Autore, e cioè quello di Paolo Eleuteri Serpieri, che ha curato la creazione de L’eroe e la leggenda in ogni suo aspetto: soggetto, sceneggiatura, disegni e colori. A dire la verità, si attendeva da tempo che un maestro indiscusso del fumetto italiano dedicasse le proprie matite alle gesta di Aquila della Notte. L’autore veneto, ma romano d’adozione, prima di dare vita alla sexy eroina fantascientifica Druuna, aveva, infatti, già raccontato il selvaggio West in numerose storie brevi, pubblicate sia in Italia che in Francia, ma mai si era provato nel racconto del più longevo eroe a fumetti italiano, inventato da Giovanni Luigi Bonelli oltre sessantasei anni fa.

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Ferruccio Gironimini, nella seconda delle due ricche introduzioni del volume, ci racconta di come il figlio dell’ideatore di Tex, Sergio Bonelli, diversi anni fa, avesse accettato di buon grado l’idea di una storia dell’infallibile pistolero scritta e disegnata da Eleuteri Serpieri, in quanto grande ammiratore del suo stile, ma i due «per i mille reciproci impegni, non avevano più avuto occasione di parlarne». Oggi, ad oltre tre anni dalla scomparsa di Sergio, preannunciata da un giustificato clima di attesa e di curiosità, finalmente questa idea prende vita.

New York, 1913. In una casa di riposo, un vecchio cowboy un po’scorbutico di nome Carson racconta a un giovane giornalista le gesta di Tex Willer, suo compagno e amico, soffermandosi sul suo primo incontro col ranger. Rispetto alla narrazione temporale, la macchina del tempo fumettistica pertanto costringe il lettore a spostarsi da un lontano futuro in cui Tex non esiste più se non attraverso i ricordi di un anziano dalle rughe profonde e scavate, a un passato ben definito (South Colorado, 1855), ma ancor più remoto di quello in cui i lettori di Tex sono abituati a vedere il proprio beniamino.

A confermare quest’impressione, un Tex dalla lunga e folta chioma scura, dalla mascella meno volitiva e dal volto più ovale e meno squadrato, in poche parole più giovane, riappare dai ricordi del vecchio Carson e ci induce a seguirlo lungo il breve percorso di un’avventura che anche dal punto di vista grafico risulta alquanto spiazzante. Da un lato l’autore sembra voler collocare storicamente il personaggio, spingendoci a immedesimarci nella narrazione attraverso la grande precisione nella descrizione dei paesaggi o delle uniformi dei soldati e la perizia nell’uso del tratteggio volumetrico finalizzato soprattutto al realismo nella rappresentazione anatomica. Dall’altro, però, la frequente assenza del contorno fra le vignette – i cui disegni sembrano a volte svanire, sfumando quasi nel bianco della pagina, o le tonalità coloristiche adottate, meno brillanti e più ‘sporche’ di quelle di Druunaci spinge ad ammantare il narrato del velo incerto e un po’ sbiadito della memoria annacquata di un povero vecchio.

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Quelle che appaiono certe sono, invece, le caratteristiche che hanno reso Tex agli occhi dell’autore e nostri un personaggio classico della cultura italiana, e che l’autore ripropone in toto, magari rese più vigorose e accese da questo aspetto più giovanile, irruento e selvaggio. Il Tex di Serpieri è un eroe tutto d’un pezzo, sicuro di sé, caparbio nella ricerca della giustizia, ma che sa piegarsi, ove necessario, alla durezza e alla violenza dei tempi in cui vive, rispettando leggi non scritte, anche se crudeli e spietate, e rinnegando altre regole, magari dettate dalla cautela e dal buon senso, che però poco hanno a che fare col selvaggio West.

Pertanto, mentre avanza nella lettura di questo breve racconto – in cui il nostro eroe, volto all’inseguimento di una banda di Comanche selvaggi e del loro capo Luna Nera, «si comporta da Tex» (per citare Mauro Boselli, autore della prima prefazione al volume) – il lettore ha chiara e netta la sensazione di come le parole e i gesti del ranger, così come il suo aspetto energico e irruento, assumano sempre più i toni definitivi e lapidari dell’epica. Del resto, come cantava Guccini, «gli eroi son tutti giovani e belli», e quasi a suggellare una regola canonica nella creazione dell’eroe classico Serpieri decide in questo modo di ascrivere anche il popolare personaggio bonelliano al rango di ‘eroe’.

L’epica, cui facciamo riferimento, è quella della Frontiera, di quei territori senza legge, cioè, «dove un uomo non aveva molte alternative, ma Tex sapeva distinguere il Bene dal Male e sapeva agire di conseguenza», come Eleuteri Serpieri fa dire all’anziano Carson, che ha appena finito di raccontare di come davanti ai suoi occhi e quelli di un allibito tenente dei Dragoons Tex abbia compiuto un gesto estremo, cruento, e tanto folle quanto necessario e risolutivo. Ed è questo che gli eroi devono fare. A questo punto il cerchio si chiude, l’avventura si è conclusa, e mentre l’anziano Carson si addormenta, quel racconto così reale sembra svanito del tutto. Tuttavia a rimanere incancellabile negli occhi del giovane giornalista rimane la figura di quel ranger, divenuto ormai un mitico eroe di quel West, dove, citando L’uomo che uccise Liberty Vance di John Ford, «tra la Realtà e la Leggenda, vince sempre la Leggenda».

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In conclusione, L’eroe e la leggenda, nonostante la validità dal punto di vista del segno, del colore e della gestione della tavola, lascia un po’a desiderare per quanto concerne il plot della storia; la vicenda narrata vive di una trama davvero di corto di respiro e di una sceneggiatura che, seppur ben scritta, non approfondisce, ma semplicemente descrive il rapido fluire degli eventi. Le difficoltà che il protagonista incontra durante il suo cammino, così come i personaggi comprimari, hanno ben poco spazio all’interno dell’intreccio, che sembra un po’ troppo velocemente scorrere, senza indugi, quasi di fretta verso un finale, sicuramente d’effetto, ma probabilmente un po’ scontato. Sembra insomma che la volontà di celebrare Tex sia prevalsa su quella di raccontarlo e che l’immagine, l’icona perfetta e titanica dell’eroe abbia messo in secondo piano l’importanza delle storie che quel mito hanno contribuito a creare. La volontà di trasformare il ranger in leggenda avrebbe, cioè, potuto nutrirsi di un soggetto più complesso, di un intreccio meno facile, di una maggiore caratterizzazione dei personaggi comprimari anche attraverso dialoghi  meno scontati.

Non possiamo negarlo: sebbene L’eroe e la leggenda rappresenti un prezioso, inedito e sentito omaggio di un Maestro del fumetto italiano a Tex e al suo creatore, lascia a chi legge la spiacevole sensazione di un’occasione che forse non è andata totalmente perduta, ma che comunque poteva essere colta in modo più pieno e completo.

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