Zep, il rock ‘n’ roll, le cose da uomini e le occasioni mancate

Zep è un autore svizzero che ha basato il suo successo su Titeuf, una serie per il pubblico dei giovanissimi da anni molto popolare nei paesi francofoni (da noi conosciuta più per l’adattamento animato). Dal ’92 a oggi, le gag del piccolo Titeuf e del suo gruppo di amici hanno fruttato a Zep milioni di copie vendute, facendolo conoscere e distinguere per il suo segno morbido e caricaturale.

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Ma Philippe Chappuis – questo il suo nome vero – è anche prolifico autore di storie per un pubblico più maturo, come prova il recente Cose da uomini, edito in Italia da Rizzoli Lizard. Grande appassionato di musica – lo pseudonimo Zep è infatti un omaggio alla sua band preferita, i Led Zeppelin – in Cose da uomini Chappuis racconta la storia di un gruppo di amici, tutti ex musicisti, tranne uno, che ha continuato la carriera trovando il successo. I quattro uomini si ritrovano per una rimpatriata a casa del più fortunato di loro; ricordi di momenti di gloria, di baldoria, ma anche di sventura si alternano ad altri in cui il gruppo di amici si trova a fare i conti con la dura realtà.

La realtà – per chiunque: rock-star arrivate, rock-star fallite o gente comune – spesso è fatta da delusioni, insoddisfazioni e scheletri nell’armadio. Sembra che sia questo il presupposto da cui parte il racconto di Zep, ciò che l’autore tiene in mente, e su cui vuol far riflette il suo lettore. La storia di Cose da uomini è breve, ma intensa; nel giro di poche pagine, gli uomini protagonisti dovranno affrontarli tutti, i loro fantasmi e i loro rimorsi, definitivamente, e accettarli (di buon grado, parrebbe).

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Il racconto di Zep pare prendere spunto più dal cinema che dal fumetto. È infatti rapido nel caratterizzare i personaggi, come in quei film americani in cui un gruppo di stereotipati quarantenni imbolsiti si ritrova per fuggire dalla realtà e fare un roadtrip di riconciliazione con la vita. Nell’intento di alleggerire e rendere appetibili i suoi contenuti, Zep eccede nel tentare continui appigli e riferimenti alla cultura musicale. Ok, citazioni continue di band e musicisti rock ci possono stare, dal momento che i protagonisti sono dei musicisti che si erano avvicinati al successo.

Ma per raccontare le insoddisfazioni e le delusioni dei quarantenni era davvero necessaria la figura del musicista (non troppo) maledetto? Anzi due, musicisti (non troppo) maledetti. È un pretesto che dà all’autore qualche scusa per divertirsi con illustrazioni di scene di concerti – non solo per fare una lista di nomi di band vere e mostrare quanto gli piace il rock – o un modo per strizzare l’occhio a un pubblico ampio. Perché altrimenti chi se le filerebbe le storie di qualche tizio insoddisfatto che fa una vita normale? Ci avevano già pensato Dupuys e Barberian (con la serie Monsieur Jean) e gli era riuscito assai bene, ma non sarebbe stato semplice replicare, specialmente sulla breve distanza di un album solo.ZepSembra quindi stonare il pretesto degli ex rockers, proprio perché a funzionare, invece, è il cuore della storia. Quelle insoddisfazioni e quelle delusioni, quelle crudeli casualità della vita che racconta Zep risuonano di forza davvero reale. Sono quelle di molti, e viene facile immedesimarsi e soffrire con i protagonisti, ma lo verrebbe assai di più se fossero credibili anche le loro vite, oltre che le loro sventure.

Lo Zep di Cose da Uomini mostra un segno assai diverso dallo Zep di Titeuf; una mano adulta, frutto di una ricerca che è possibile osservare dalle pagine in appendice al volume, composte da prove di copertina, studi dei personaggi e degli scenari. Qui i suoi personaggi hanno volti molto umani, che commuovono quasi, segnati dal tratto sottile e realistico, e dai colori malinconici che fanno da sfondo alle tavole.

Cose da uomini
di Zep
Rizzoli Lizard, 2015
96 pagine, 17€