Il Battello brillo di Stefano Ricci e Manuele Fior: intervista a due

Stefano Ricci e Manuele Fior sono innegabilmente due dei narratori per immagini italiani più raffinati e maggiormente dediti alla ricerca, sia narrativa che grafica; nonché due degli autori italiani più apprezzati all’estero. L’ultima edizione del festival bolognese BiBOlbul è stata occasione per loro di mettere in atto una performance di disegno unica intitolata Il battello brillo; un’ora di disegno a quattro mani con un suggestivo accompagnamento musicale (del chitarrista Eddy Vaccaro), di fronte a un folto pubblico.
Il frutto della performance sono otto affascinanti tavole che uniscono lo stile e l’energia creativa dei due artisti in un segno unico (le abbiamo mostrate tutte in questo articolo).

Domani, sabato 7 marzo, a Bologna – presso Squadro Stamperia Galleria d’Arte – si terrà un’asta in cui saranno battute tutte le tavole (a questo link maggiori dettagli). Per l’occasione, abbiamo conversato con entrambi gli autori, per saperne di più su quella esperienza e su come vi si sono approcciati.

Di seguito, un breve video della performance (da questo nostro precedente articolo-reportage ricco di foto), e subito dopo l’intervista.

Com’è nata l’idea della collaborazione?

Fior: Ci era capitato di disegnare in pubblico assieme nel 2013 a Bruxelles, ci siamo molto divertiti e abbiamo deciso che alla successiva occasione buona l’avremmo rifatto. Così un anno dopo ho deciso di coinvolgere Eddy, con cui avevo fatto un’esperienza analoga a Marsiglia. Prima di Bologna abbiamo fatto uno spettacolo a Bordeaux.

Qual è la difficoltà maggiore nel lavorare a quattro mani?

F: Devo dire che vedo difficoltà da tutte le parti ma non in questa performance con Stefano e Eddy, è veramente una cosa molto semplice.

Ricci: Per quello che posso dire, disegnare con Manuele ed Eddy non è difficile, sembra invece facile, con loro, prendersi il rischio e il piacere  di produrre insieme una caduta nell’atto creativo.

E l’aspetto più piacevole?

F: Mi piace l’idea di sbagliare di fronte a tante persone, è una cosa molto liberatoria. È bello che gli spettatori vedano le imprecisioni, i punti morti, come pure l’esaltazione momentanea, il segno che cambia l’intera percezione del disegno. È bello che il disegno diventi un momento pubblico, dato che di solito rimane un’attività molto intima. Un musicista è abituato a “sentire” il pubblico, mentre un disegnatore molto meno o per lo meno con una distanza diversa.

R: Quello che mi piace e mi interessa di più è lo spostamento, lo slittamento, della questione individuale. Disegnando con Manuele e Eddy, sembra che al centro ci sia solo il disegno stesso.

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Avevate idee pensate in precedenza od ogni tavola era completamente improvvisata?

F: È completamente improvvisato (si vede dai miei disegni abbastanza bruttini), a Bologna ci è venuta quest’idea di far parlare i disegni o di dargli un titolo. Volente o nolente nasce una narrazione.

R: Quello che facciamo è improvvisato: a Bordeaux e Bologna mi è sembrato che stiamo imparando a farlo sempre più con il corpo, non solo con la testa.

Quale caratteristica dell’altro apprezzate di più?

F: Apprezzo di Stefano la capacità di immergersi nel disegno completamente, cascare dentro a quel buco dove prima nascono le immagini e poi si cerca di dar loro un senso. Mentre casca mi tira sotto pure a me, mi fa vedere cose che da solo mi sfuggirebbero. Stefano è un disegnatore vero, che non concepisce la competizione, è attentissimo a quello che succede intorno a sé oltre che a quello che sta disegnando, spiana la strada alla mia immaginazione.

R: Manuele ha un grande talento e poi ha, inatteso, una specie di timore, che rende quello che disegna ancora più umano e condivisibile. Disegno con lui e mi sembra di poter andare insieme in certi posti, dove non si va da soli.

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Come vi ha influenzato la musica che vi accompagnava?

F: Non si può dire che la musica detti un vero ritmo al disegno, in quel senso mi è impossibile disegnare seguendo ogni nota. Ma abbiamo cercato di far si’ che Eddy influenzasse noi e viceversa, certe aperture cromatiche di chitarra chiedono un’immagine corrispondente, io avrei voluto usare i colori per assecondarle, purtroppo la telecamera a Bologna era in bianco e nero. Ci sono anche momenti in cui musica e disegno proseguono separati. La musica dà un tema, il disegno cerca di svolgerlo in maniera non didascalica, simbiotica piuttosto.

R: Quello che facciamo succede insieme a Eddy, e non è un caso. Eddy è molto calmo, è un vero musicista, quando suona sembra sbadigli, come un gatto, sembra la cosa più naturale per lui, e direi che per noi, disegnando, questo cambia le cose.