Cosa vuol dire essere un disegnatore, secondo Gipi

Il blog letterario Vibrisse, dello scrittore Giulio Mozzi, tiene una rubrica curata dal disegnatore Matteo Bussola intitolata La formazione del fumettista, dove periodicamente gli autori di fumetto intervengono per raccontare le loro esperienze. L’ultimo articolo pubblicato ospita Gipi, il quale ha raccontato di sé facendo una lunga riflessione sul disegnare e sull’essere un disegnatore.

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Ho due portamine, sono identici. Stanno sul tavolo. Sono blu, all’esterno. Hanno due mine diverse, all’interno. Una dura, una morbida. Uso la dura per i primi tratti, la morbida per ripassare le linee importanti, per capire dove metterò l’inchiostro. Voglio una sigaretta, appoggio il portamine a mina morbida sul tavolo. Le sigarette sono in cucina, quando torno al tavolo ci sono i due portamine identici uno accanto all’altro. Riconosco quello che stavo usando perché è caldo. È così che li riconosco. E così riconosco i pennarelli che sto usando. Ho sul tavolo, adesso, almeno una ventina di pennarelli neri identici, stessa punta. Almeno, sarebbero identici se fossero nuovi, ma con l’uso si trasformano, si slabbrano o assottigliano. Fanno goccine di inchiostro al principio o al termine di un tratto oppure sono quasi asciutti e permettono di tracciare linee sottilissime. Anche in quel caso, per capire quale stavo usando, li tocco. Quello caldo è quello buono.

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