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Dylan Top: quando Topolino fa paura [Recensione]

«So che ti occupi di misteri… Hai un assistente strampalato e il tuo migliore amico è un commissario, affiancato da un ispettore babbeo!»

In questa frase di Minni si può riassumere il senso di Dylan Top, la parodia di Dylan Dog da oggi in edicola su Topolino 3094. La storia, che chiude l’albo e a cui è dedicata la cover variant per Cartoomics 2015, è realizzata da Tito Faraci e Paolo Mottura su un soggetto di Roberto Recchioni.

Racconta Faraci, nell’intervista che ci ha rilasciato qualche giorno fa proprio a proposito di Dylan Top, che l’idea di accostare Dylan e Topolino gli era nata già alla fine degli anni Novanta, quando ha iniziato a scrivere per Bonelli, ma è stato Recchioni a dargli l’idea vincente per avvicinare i due personaggi: trasformare i morti viventi nei più disneyani “topi invadenti”.

Leggi anche: 4 pagine in anteprima di Dylan Top

dylan top topolino cover

Parodia o Grande Parodia?

Una giovane donna (Minni) riceve una visita inaspettata da parte del suo ex fidanzato Topesio. È tornato da un viaggio di lavoro ed è molto strano, non la lascia, la spaventa. Lei riesce a liberarsene solo rifilandogli una padellata sul muso. Corre quindi a chiedere aiuto a Dylan Top, un indagatore molto particolare che passa il tempo in casa a suonare e a costruire un’imbarcazione, il quale, dopo un paio di gag sul campanello urlante, complice l’assistente Groucho, e un racconto in flashback degli avvenimenti, decide di accettare il caso.

I tre partono verso il villaggio sperduto di Uninvited dove scoprono che dietro al cambiamento di Topesio c’è un inquietante personaggio, John Black, che vuole dominare il mondo trasformando tutti in “topi invadenti”. Dylan e soci cadono suoi prigionieri, ma riescono a ingannarlo e distruggono il laboratorio dello scienziato pazzo, che fugge giurando vendetta.

dylan top

Come ci ricorda Andrea Tosti, non è la prima volta che Dylan Dog e Topolino vengono accostati. Ma se nella storia di Sisti e De Vita si trattava di un semplice omaggio, una strizzata d’occhio, la pagina di apertura ispirata al celebre frontespizio di Stano, Dylan Top è la puntuale riscrittura della prima avventura dell’Indagatore dell’Incubo. Non solo: oltre alla trama, anche molte inquadrature e sequenze sono riprese dal fumetto di Sclavi e Stano, ovviamente “disneyzzate”.

Le parodie Disney tratte da fumetti si contano sulle dita di una mano; a memoria posso citare forse soltanto il Bum Bum/Tex di Mastantuono. Quest’ultimo però ha ripreso soltanto i tormentoni del ranger di Bonelli e Galep, costruendo un’avventura completamente nuova, mentre Recchioni, Faraci e Mottura hanno scelto di percorrere una strada più vicina a quelle delle Grandi Parodie disneyane: hanno piegato la trama di un classico al mondo di Topolino. Come Mickey interpreta Dante nell’Inferno di Topolino o Renzo nei Promessi Topi, così non solo veste i panni – o meglio, camicia rossa e giacca nera – di Dylan Dog, ma vive anche la sua avventura più celebre.

Dog vs Top

La trama di Dylan Top non riserva quindi particolari sorprese. Come per tutte le Grandi Parodie il divertimento per il lettore sta soprattutto nello scoprire man mano come gli autori hanno ripreso, adattato, sconvolto le caratteristiche dell’opera a cui si ispirano. E a leggere “L’alba dei topi invadenti” si sente che Recchioni e Faraci si sono divertiti moltissimo a scriverla, almeno quanto noi a leggerla: il campanello, il clarinetto, il galeone, il “quinto senso e mezzo”, il corridoio con le statue mostruose, tutti gli elementi caratteristici dell’Indagatore dell’Incubo vengono ridisegnati per l’Indagatore DA Incubo dalle grandi orecchie.

Il rischio con un’operazione di questo genere è sempre di cadere nell’autocompiacimento, di godere troppo nell’infarcire la storia di colpetti di gomito, di strizzatine d’occhio al lettore, di preoccuparsi di giocare con lui più che di scrivere una bella storia. Grazie al loro mestiere gli autori evitano brillantemente questo scoglio. Il loro fumetto è pieno di citazioni dylandoghiane, ma o sono funzionali alla trama o passano sotto silenzio, in un angolo della vignetta, ed è compito – e divertimento – del lettore scoprirle. Nessuna citazione è inutile o appesantisce la narrazione.

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L’esempio migliore in questo senso è il modo in cui viene trattato il galeone. Dylan Dog ha un modellino di galeone, acquistato anni prima nel negozio Safarà, e che cerca di montare da più di 25 anni. Come si scopre nel numero 100, il galeone è misteriosamente legato al suo passato. Che cosa fornire dunque a Dylan Top al suo posto? Una nave, legata al suo passato, da montare.

La soluzione è semplice geniale al tempo stesso: un puzzle incompleto dello Steamboat Willie, il vaporetto che pilota nel suo primo cortometraggio. Una sovrapposizione perfetta tra due elementi fondanti dei due personaggi, ma che non viene sbattuta in faccia al lettore. Il puzzle è lì, sul pavimento dello studio di Dylan Top, e sta al lettore cogliere il rimando.

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Sclavi e Faraci, Stano e Mottura

Se il soggetto segue L’alba dei morti viventi di Sclavi, è pienamente di Faraci lo svolgimento. Non si è limitato infatti a sostituire gli elementi di Dylan Dog con altri più adatti a Topolino, ha decisamente cambiato il ritmo dell’avventura per adattarlo alle pagine del settimanale e la tensione è continuamente rotta da gag e battute.

L’opera originale è ricca di ironia, con un tocco di comicità demenziale dato da Groucho. La versione disneyana calca la mano su questo aspetto sia grazie allo spunto di partenza, sostituire gli zombi con dei topi che assillano sui social network o cercano di mostrare le fotografie delle vacanze, sia grazie a Pippo, perfettamente calato nella parte del baffuto assistente, che lascia al lettore il dubbio se sia davvero consapevole di aver fatto una battuta… Faraci ci regala così una storia ben bilanciata tra tensione e umorismo. Non folle come le Angus Tales o la serie Quando Paperinik mangia pesante, non memorabile come Novecento, ma indubbiamente molto piacevole e riuscita.

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Paolo Mottura dal canto suo è stato una scelta obbligata e felicissima. Solo lui o Fabio Celoni avrebbero potuto adattare le atmosfere horror di Dylan Dog a Topolino. Non solo riprende molte inquadrature già utilizzate da Stano, ma ne declina anche il tratto in chiave disneyana, con tratteggi e ombreggiature gotiche.

Fino a qualche anno fa si sarebbe gridato allo scandalo o al miracolo davanti alle sue tavole, così diverse dallo standard Disney, ma esperimenti di successo come il suo Moby Dick su testi di Francesco Artibani, o il Dracula o Ratkill e Hyde di Bruno Enna e Celoni, tutti nati sotto la direzione di Valentina De Poli, ci hanno ormai quasi abituati a questi virtuosismi.

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