Daredevil Recap S01E05: Let’s strike a match, my dear

I russi che commerciano ragazze e rapiscono bambini? No. L’impero cinese della droga di Madame Gao? No. «La dittatura del relativismo, che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie»? No. Finalmente, in questo episodio numero 5, fa la sua prima apparizione reale il vero nemico di Daredevil e del popolo di Hell’s Kitchen: la temibile gentrificazione.

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Episodio 5, stagione 1 – World on fire (Spoiler)

Rapporti tesi fra i russi e Wilson Fisk. Come visto nella puntata precedente, Fisk ha eliminato per sempre le preoccupazioni di Anatoly su quale cappello si abbini meglio ai suoi freddi occhi di ghiaccio russi, staccandogli la testa a colpi di portiera d’auto. Con un’abile serie di depistaggi e menzogne, Wesley, il Mr. Wolf di Fisk, riesce addirittura a far credere a Vladimir, il fratello disperato di Anatoly, che il colpevole di tale misfatto sia l’Uomo Mascherato. Contestualmente, Matt viene messo al corrente che il capo dei russi che sta cercando è proprio Vladimir. Si stanno inseguendo e prima della fine della puntata si troveranno, oh, come si troveranno.

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Prima però un passo indietro. La quinta puntata ci regala l’introduzione di Miss Cardenas, povera vecchina ispanica il cui appartamento a equo canone è finito preda del gentrificatore folle Mr. Tully (collegato a Fisk, in qualche modo). Per questo motivo si rivolge all’avvocato Foggy Nelson, che con l’aiuto di Karen Page prova a tutelare i diritti dell’anziana signora. Dal punto di vista legale le cose non vanno molto bene: Tully è cliente del potente studio in cui hanno fatto praticantato Matt e Foggy e da cui se ne sono andati via con la stessa serenità con cui Enes Kanter se n’è andato via dagli Utah Jazz. Ulteriore sciagura: l’avvocato di Tully è una ex fiamma di Foggy, molto poco conciliante, molto tanto stronzetta (lo chiama Foggy Bear per delegittimarlo!). Dal punto di vista pratico almeno qualche sollievo per Miss Cardenas c’è: Foggy e Karen riescono a ripararle le tubature del lavandino, guadagnandosi una cena gratis.

È un episodio che ruota attorno alle due cene romantiche che si stanno consumando nello stesso momento: Karen e Foggy, Wilson e Vanessa. Il contrasto fra i due diversi tête-à-tête, seppur non esplicitamente sottolineato, è netto. Da una parte ci sono Karen e Foggy che lottano per preservare la Hell’s Kitchen che conoscono, fatta di povera gente che vive in case fatiscenti ma con quella dignità (molto retorica) da persone oneste, dall’altra c’è Wilson Fisk, il cui obbiettivo è ‘rebuilding this city’ e il cui desiderio è ‘I want to carve something beautiful out of this ugliness’, non c’è posto per i poveri e i deboli.

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Anche i luoghi dove si svolgono le due cene sono importanti: un ristorante vuoto, bianco, freddo, probabilmente molto costoso, un luogo totalmente privo di umanità; la cena a casa Cardenas, al contrario, può contare su candele accese, una cucina casalinga, tanto disordine, un tavolo traballante e delle sedie molto probabilmente scomode, ma si sente il calore umano. Forse il punto in cui questo sentimento è più avvertibile è nel differente approccio al corteggiamento. Quello fra Wilson e Fisk non è quasi neanche tale, è una transazione, si gioca subito a carte scoperte, c’è quell’onestà totale che non è un dono ma una maledizione e un sintomo di necessità (sembrano quasi Philip ed Elizabeth di The Americans). Al contrario, il rapporto fra Karen e Foggy è pieno di quella dissimulazione giocosa che rende i corteggiamenti divertenti, il momento in cui avverti che c’è molto di più e decidi se ti interessa andare a vedere.

Entrambe le cene vengono interrotte dallo stesso evento: Fisk ha deciso di cogliere due piccioni con una fava, ha preparato una trappola attirando i russi in diversi luoghi della città, facendo poi esplodere quei posti, lasciando che la colpa ricada su Daredevil. Ci sono una serie di esplosioni per tutta Hell’s Kitchen, che Vanessa e Wilson guardano affiancati da una vetrata ai piani alti del ristorante come Helena Bonham Carter e Edward Norton alla fine di Fight Club.

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In tutto questo, Matt ha raggiunto Vladimir, rimanendo invischiato nella trappola di Fisk. Rumore di sirene, police on his back, ‘alza le mani e stai fermo’, fine episodio (ma niente paura, è uno show di Netflix, se non reggete la tensione, potete far partire subito la puntata successiva).

Qualche osservazione sparsa:

– Chi si piglia si somiglia. Anche i capelli della ex fiamma di Foggy Nelson non danno esattamente l’idea di essere passati sotto molti shampi nella loro vita.

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– Sì, siamo ossessivi sui capelli di Foggy, ma non ci possiamo fare niente, sono davvero inguardabili, quindi adesso vi beccate le prime tre posizioni del power ranking dei peggiori capelli unti: alla 1, immarcescibile, Massimo Giletti; alla due, in rampa di lancio, ovviamente Foggy Nelson; alla 3, una certezza, Pippo Inzaghi.

– Volete essere anche voi Kingpin per una volta nella vostra vita? 549 euri e il Brunello di Montalcino del ’75 è vostro. E non fate come il commentatore Patrick Pircak che chiede se si possa restituire il vino nel caso sappia di tappo, l’avete pagato 549 euri, ve lo fate piacere anche sapesse di sudore ascellare di Wolverine.

– Questa puntata mostra per la prima volta una rappresentazione visiva degli iper-sensi di Matt Murdock. A detta sua, ‘è come vedere il mondo in fiamme’.

– Miss Cardenas è un personaggio insopportabile. Il suo spanglish è inascoltabile e la sua recitazione terribile. Daje Kingpin, facci il favore e falla assassinare.

– La puntata ha posto le basi per una situazione piuttosto ricorrente nella lunga storia dei fumetti Marvel: l’eroe accusato di essere un criminale e odiato dalla comunità che si sforza di proteggere.

– Vincent D’Onofrio sempre più sugli scudi: il palese disagio fisico con cui interpreta Fisk, la sofferenza che mette nel sibilare le due s di Vanessa e la battuta digrignata ‘I don’t like to be in public and I don’t like to be questioned’ sono tutte grandi cose.

– R.I.P. Mafia Russa (Episodio 1-Episodio 5). Rodina vi rende omaggio, figli.