Un viaggio nel mondo quadrimensionale di Leiji Matsumoto

di Michele R. Serra

Figlio di un aviatore caduto in povertà, il giovane Akira Matsumoto – ancora non aveva scelto Leiji come nom de plume – alla fine degli anni Cinquanta vendette la sua collezione di dischi per pagarsi il viaggio a Tokyo, dove avrebbe offerto la sua abilità di disegnatore agli editori della capitale: così divenne nei Sessanta un enfant prodige del manga. Da allora, Leiji Matsumoto sembra essere ossessionato dal tema dell’incompiutezza. Le grandi saghe spaziali che gli hanno dato notorietà internazionale sono caratterizzate da una continuity friabile: si vogliono ambientate nel medesimo universo, eppure si sovrappongono in modo imperfetto, si contraddicono, e ancora più spesso rimangono in sospeso, lasciando aperte porte che potrebbero portare verso nuovi racconti.

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Un paio d’anni fa, ospite al festival di Angoulême, Matsumoto ha dichiarato che terminare una storia sarebbe come annunciare la propria morte. Dunque, viva l’incompiutezza. Che però, in queste splendide short story realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta, inevitabilmente crea angoscia e disperazione: amori travolgenti non riescono a prendere corpo, artisti non sanno produrre una sola opera capace di soddisfare loro stessi e il mondo, universi grandi e piccoli sono destinati alla morte. Unica consolazione: anche quest’ultima appare effimera.

La maggior parte di questi racconti sono apparsi sulla rivista Com (vissuta tra il 1967 e il 1972) che nelle intenzioni del suo fondatore Osamu Tezuka doveva essere un contenitore di manga d’avanguardia capace di far concorrenza a Garo, che con Sanpei Shirato, Yoshihiro Tatsumi e Yoshiharu Tsuge aveva lanciato il genere gekiga. Il titolo della corposa antologia che li raccoglie per la prima volta in italiano allude alla possibilità che tutti quanti possano essere letti come facce dello stesso tesseratto, mondi e tempi diversi uniti dal ripetersi di emozioni e relazioni.

mondo quadrimensionale leiji matsumoto

Ritorna in quasi tutte queste venticinque forme brevi anche il protagonista, un ragazzo con il volto parzialmente coperto dai capelli, disegnato sempre allo stesso modo, che si tratti di un pilota spaziale, di un cavernicolo, di un giovane disegnatore. Così come ritornano le donne altissime e sinuose, dalle forme appena accennate sulla carta, angeliche al punto da non toccare terra.

Manca una dimensione, a questi racconti, per arrivare alla quinta, quella degli alieni tralfamadoriani raccontati da Kurt Vonnegut Jr. in Mattatoio n. 5, esseri che comprendono la vera natura del tempo e vedono ogni istante come eterno. Forse è proprio a causa di questa mancanza che i personaggi di Matsumoto non sembrano arrivare mai alla pacificazione, ma rimangono sospesi in un’infinita tristezza.

Il mondo quadrimensionale
di Leiji Matsumoto

Hikari, 2014
376 pagine, 18,00 €

*Questo articolo è originariamente apparso su Linus n. 597 di febbraio 2015.

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