Focus Quando Superman sconfisse il Ku Klux Klan (grazie alla radio)

Quando Superman sconfisse il Ku Klux Klan (grazie alla radio)

I detrattori dei supereroi, si sa, sostengono che questo genere di fumetti sia del tutto scollegato dalla realtà. Mascelle squadrate, costumi attillati e colorati, ipertrofia muscolare – il tutto incarnato in icone stupidotte che se le danno di santa ragione. Ok, qualche volta questo stereotipo è stato anche vero. Ma per sfatarlo basta ricordare alcuni casi esemplari. Fra i quali i più noti sono probabilmente i seguenti:

  •  In The Amazing Spider-Man #96-98 (Marvel, 1971) Harry Osborn, coinquilino e miglior amico di Peter Parker, cade vittima della tossicodipendenza, l’arco di tre albi che, peraltro, non furono approvati dalla commissione di autoregolamentazione nota che apponeva il bollino del Comics Code
  • Con Green Lantern/Green Arrow (DC Comics, 1970) corruzione, razzismo, inquinamento e la tossicodipendenza fanno il loro ingresso – in un lungo arco narrativo – nell’universo DC Comics.
  •  Civil War (Marvel, 2006) è una lunga saga di azione e spionaggio, ma anche una piuttosto esplicita rilettura delle leggi sulla sicurezza emanate negli States dopo l’11 settembre.

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Green Arrow scopre che il suo sidekick Speedy è un tossico: da Green Lantern/Green Arrow #85.

Bella forza, penserete: stiamo parlando soprattutto degli anni Settanta. Un periodo di crisi sociali in cui la ‘realtà’ straripò nell’immaginario di un po’ tutti i settori dell’intrattenimento. Ma se provassimo, invece, a pescare nei comics degli anni Trenta e Quaranta…? È facilissimo: basta leggere Superman, il capostipite dei supereroi. Meglio ancora, basta “ascoltarlo”.

Nel 1938, quando le regole del genere erano ancora tutte da scrivere, l’Uomo d’Acciaio non se la vedeva (non solo, almeno) con minacce cosmiche e inventori pelati, ma (anche) con politicanti corrotti di Washington e dittatori tropicali testardi. Poco tempo dopo, all’inizio degli anni Quaranta, a causa del conflitto mondiale, sulle copertine degli albi cominciarono a comparire Hitler e Hirohito. Ma l’esempio più fulgido di irruzione della realtà nei comics di supereroi è comunque appannaggio di Superman; non quello a fumetti, però, ma quello radiofonico.

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Una tipica copertina degli anni del conflitto: Superman contro Hitler e Hirohito.

Il travolgente successo dell’Uomo d’Acciaio, come è noto, lo aveva condotto in breve tempo a diventare un prodotto crossmediale, come diremmo oggi. Attenzione alle date. Superman esordì sul primo numero di Action Comics, nel 1938.

La prima serie di albi a lui intitolata iniziò nel 1939. Nel 1940 era già così famoso da vedersi dedicare un programma radiofonico e da essere protagonista di una giornata di eventi alla New York World’s Fair. Ebbene, il Superman Day, il 3 luglio del 1940, è da considerarsi la prima apparizione “dal vivo” del nostro eroe.

Grazie ai prodigi di internet potete rivivere il momento cliccando qui.

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Un’immagine del Superman Day, il 3 luglio 1940 alla alla New York World’s Fair.

L’anno successivo partì un ciclo di 17 cortometraggi animati per le sale cinematografiche, prodotti prima dai Fleischer Studios, poi dai Famous Studios. Il primo episodio, nello splendore del suo Technicolor, lo trovate qui.

Concentriamoci quindi sui disegni animati e sullo show radiofonico, perché hanno un elemento in comune. Il programma radio, intitolato The Adventures of Superman, iniziò nel 1940 e proseguì fino al 1951. Lo show fu caratterizzato da un notevole successo di pubblico e soprattutto dall’eccellente scelta del ruolo del protagonista.  A prestare la voce all’Uomo d’Acciaio venne chiamato un noto attore e presentatore radiofonico e in seguito televisivo, Clayton “Bud” Collyer, che regalò la sua ugola anche per i summenzionati cartoni animati e, anni dopo, per una serie animata televisiva degli anni Sessanta.

Vent’anni con Superman quindi, in cui Collyer, che inizialmente non voleva nemmeno partecipare al programma, dimostrò grande versatilità vocale, salvando pure le tasche dei produttori. Si temeva infatti di dover assumere due interpreti diversi per Superman e il giornalista mild mannered Clark Kent, ma Collyer dimostrò di poter passare dal timbro tenorile di Clark a quello da baritono dell’ eroe mentre pronunciava la celeberrima frase «This looks like a job.. for Superman!!».

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Clayton “Bud” Collyer, la voce di Superman alla radiofonico.

Lo show radiofonico va inoltre ricordato per gli elementi che ha saputo aggiungere al mito dell’Uomo d’Acciaio. Quando il programma iniziò, il cast del fumetto era ancora inesistente. Gli autori dello show pensarono bene di aggiungere voci nuove, giusto per non costruire il programma sulle bizze amorose di Lois & Clark.  Da questa esigenza giunsero nuovi personaggi entrati nel pantheon supermaniano: il direttore del Daily Planet, Perry White e l’amico di Superman Jimmy Olsen, ideato per non lasciare Superman con un solo personaggio a cacciarsi regolarmente nei pasticci.

Anche i team-up con Batman sono un’idea che venne sperimentata, per la prima volta, proprio alla radio, dato che all’epoca nei fumetti i due eroi si incontravano solo sulle copertine. Ma non finisce qui: anche la sola sostanza al mondo in grado di uccidere Superman nacque in questa serie radiofonica. La kryptonite, esattamente come già la presenza di Batman nel ruolo di coprotagonista, venne usata anche come un escamotage per permettere al povero Bud Collyer di prendersi qualche giorno di vacanza. Del programma non esistevano repliche, e l’unico modo per consentire alla voce del protagonista di andarsene in ferie era lasciare Superman a mugolare, avvelenato dalla kryptonite oppure cedere la scena all’Uomo Pipistrello.

Ma il periodo di maggiore successo per lo show coincise con una bella iniezione di realtà. Il 10 giugno 1946 iniziò infatti un’avventura in 16 capitoli, intitolata The Clan of the Fiery Cross. Se si andassero a scorrere i titoli delle avventure di Superman si potrebbe notare, nel periodo 1943-45, una grande abbondanza di titoli che si rifacevano a spionaggio militare, sottomarini tedeschi e informazioni di guerra rubate. Finito il conflitto era il momento di guardarsi intorno, alla ricerca di nuovi nemici: invece di qualche cattivone d’invenzione, il contesto del periodo offrì la soluzione ideale, mentre un colpo di fortuna mise sul tavolo un soggettista d’eccezione.

Il giornalista Stetson Kennedy aveva appena trascorso alcuni mesi infiltrato nel Ku Klux Klan: dopo un primo scioglimento nel 1874, il Klan era stato riformato nel 1915 ed era all’epoca in grande ascesa. Kennedy mise a nudo i dettagli più nascosti della società segreta, e propose ai produttori dello show di utilizzare una versione solo leggermente riveduta e corretta del Klan come avversari, per un nuovo ciclo di episodi. La scelta apparve naturale: il programma, sponsorizzato dai cereali Kellogg’s, era popolarissimo, e negli ultimi episodi aveva incrementato i riferimenti al mondo reale, con un ciclo dedicato alla delinquenza giovanile.

Ma con il Klan le cose si fecero ben più serie. Grazie alla consulenza di Kennedy, vennero raccontate a milioni di ascoltatori i riti e le parole d’ordine della società segreta. Sentirli comparire in un programma per ragazzi ne metteva a nudo tutte le assurdità. I giovani ascoltatori avrebbero riso del Klan e, auspicabilmente, non sarebbero mai diventati Klansmen. D’altra parte, stiamo parlando di un gruppo di tali fini intellettuali da cercare di riconoscere gli altri membri chiedendo di un certo “ Mr. Ayak”, dove “Ayak” stava per “Are You A Klansman?”. Se la risposta era “Sì, e conosco anche Mr. Akai (A Klansman Am I) il membro del Klan aveva trovato un amico.

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Il giornalista Stetson Kennedy.

Kennedy raccontò di aver capito di avere fatto la scelta giusta quando vide un gruppo di ragazzini giocare a Superman contro il Klan, con le federe dei cuscini a fare da cappucci. L’aneddoto appare forse un po’ troppo edificante per essere reale, ma è vero però che quell’avventura contribuì ad accelerare la fine del Ku Klux Klan, che cercò di reagire boicottando i cereali Kellogg’s che sponsorizzavano il programma nella città di Atlanta. La strada però era ormai segnata. Il Klan aveva subito un colpo durissimo alla propria fama, perché sbandierandone i riti, le parole d’ordine e le consuetudini, svelandone i presunti segreti e mettendoli a confronto con Superman e amici, personaggi irreali, se ne amplificava l’assurdità.

E così, proprio quando gli Stati Uniti potevano essere il terreno ideale per un ritorno del Klan in grande stile, le avventure dell’Uomo d’Acciaio funzionarono come antidoto. Visto quanto è accaduto in questi mesi proprio negli States, c’è persino da augurarsi che possano tornare in scena un altro Superman, e un altro Stetson Kennedy.

NOTA Se volete ascoltarvi l’intero ciclo di episodi The Clan of the Fiery Cross potete farlo partendo da qui.

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