Gli Avengers secondo Zerocalcare

Zerocalcare, per chi non lo avesse ancora capito, non è un tipo altezzoso. A dire la verità, a volte non sembra neanche un “autore”, nel senso di quella figura un po’ distante che sta dall’altra parte dello stand. Michele Rech è, piuttosto, uno di quelli che sta da questa, di parte: uno che si aggira con te per la fiera, e che ogni tanto si fa gli affari suoi, scarabocchiando – per così dire – un paio di cosette così. Quasi facesse così per occupare il tempo, per svago, o forse perché la matita, in fondo, lo decide lei dove andare.

Durante l’ultima Napoli Comicon, mentre con alcuni amici siamo in fila per entrare in auditorium alla sua conferenza, ce lo vediamo passare davanti, zainetto in spalla, accompagnato da una ragazza, addetta dell’ufficio stampa di Bao Publishing. Questa fa cenno a una persona della security, dicendo che dovrebbero entrare in sala. Il tizio dice: «Non posso, c’è una conferenza». E lei risponde: «Sì, quella sua: è lui Zerocalcare». Il ragazzo si dà una lieve scossa, e li fa entrare.

Ecco quindi tutto pronto per la conferenza “Gli Avengersi secondo Zerocalcare, organizzata da Best Movie. In cui Zerocalcare esordisce ancora in quel suo modo dimesso, terraterra, da compagno di gita in fiera (il compagno che, quando parla in pubblico, si schernisce sempre). «Per me è stato bello collaborare con Best Movie – dice rispondendo al direttore Giorgio Viaro e al giornalista Gianmaria Tammaro – perché in questo modo potevo guardare film e serie tv, e dire di farlo per lavoro».

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Quando i due intervistatori gli chiedono quali siano le sue serie tv preferite, Zerocalcare risponde prendendola alla lontana, ma con schiettezza: «Amo le serie da battaglia, quelle da combattimento. Lo so che è monnezza, ma mi tiene sveglio mentre inchiostro i miei disegni. Anziché ascoltare musica, guardo quelle e le tengo come sottofondo».

Come sanno i suoi lettori, però, la visione di serie tv per Zerocalcare è un’abitudine costante, una pulsione onnivora che include anche i telefilm all’opposto dei suoi favoriti, «quelli tranquilli, che guardo mentre pranzo o nel pomeriggio. Roba stile Grey’s Anatomy». E poi arriva la sera: «Quello è il momento preferito della mia giornata. Lì scelgo le serie importanti, tipo Daredevil e Game of Thrones».

Allargando il discorso, Zero afferma: «i personaggi delle serie tv sono un patrimonio collettivo. Se li metto nei disegni so che la gente sente quello che sento io. Ognuno rappresenta un sentimento che sentiamo tutti allo stesso modo». D’altra parte, per lui le serie tv sono veramente, in tante occasioni, una ragione di vita. «Ci sono giorni in cui mi alzo felice pensando che a mezzanotte vedrò Daredevil. Si lo so, sò strano, forse questo dice molto della mia vita». Proprio come l’amico con cui vado in giro per il Comicon.

Ma il titolo della conferenza era “Gli Avengers secondo Zerocalcare“. Per l’occasione, è stato mostrato in anteprima un disegno di Zero poi apparso su Best Movie, una specie di micro-recensione dell’ultimo film di casa Marvel.

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«L’ho fatto prima di vedere il film – ha raccontato – e parla di quanto è sfigato Occhio di Falco, perché tutti hanno i poteri, tranne lui. Si beh, vista ora sembra una battuta stupida, dato che il film parla molto di questa cosa. Ma in quel momento non lo avevo ancora visto, perciò mi sembrava simpatica».

I giornalisti, a quel punto, gli chiedono come imposta i disegni per alcuni personaggi. «Se devo fare Scarlett Johansson, ad esempio, cerco su Google “caricature Scarlett Johansson“. Mi escono fuori le classiche caricature da disegnatore di strada, però mi aiutano a capire quali sono i tratti essenziali che devo mettere in evidenza».

Detto ciò, Michele viene invitato a darsi da fare con un paio di disegni, cui il nostro risponde realizzando un triceratopo, Yoda e Rocket Raccoon. (La mia idea era chiedergli di provare a disegnare il Joker tatuato di Jared Leto, la cui foto ha fatto tanto scalpore, ma niente: mi sono perso via). Mentre sbaglia il disegno di Rocket Racoon, aggiungendogli dei dentoni da castoro che nella versione orginale non c’entrano nulla, coglie il punto e fa il compagnone: «Tutti quelli che stanno in questa sala li sto perdendo, come lettori». Vai di risate. E vai con la prossima domanda. La più nerd.

Viaro gli chiede infatti quali siano i suoi Avengers preferiti. Zerocalcare risponde candido: «I fumetti degli Avengers li ho cagati poco, a dire la verità. Però ho molto apprezzato l’ultima serie di Occhio di Falco. E negli anni Novanta ho molto amato Hulk». Rispetto ai tanti cinecomics sulla piazza, fa invece un solo nome: «La trilogia di Christopher Nolan su Batman mi è piaciuta molto. I film Marvel prima che la Marvel ne prendesse i diritti invece mi fanno schifo, dopo sono diventati forti. La Sony ha rovinato tutto quello su cui ha messo le mani». E sulla notizia di un nuovo fumetto di Batman realizzato da Frank Miller, con schiettezza, non si lascia andare a giri di parole: «Mah, non so, Miller ora è un po’ rincoglionito».

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Naturalmente non manca qualche domanda su Dimentica il mio nome, e sul punto di svolta che il suo più recente graphic novel rappresenta. «Sicuramente inizia ora una fase diversa. Ultimamente ho trovato difficoltà a disegnare sul blog, perché c’erano personaggi fermi a quattro, cinque anni fa, che non raccontano più la mia vita di adesso. Le persone che ho intorno sono cambiate. Però con le citazioni non so se ci saranno cose legate al presente… continuo ad usare i personaggi classici e continuerò a farlo, perché il pubblico li riconosce meglio».

E proprio sul presente lo interroga Viaro, che gli chiede della sua esperienza su Kobane Calling, il lavoro uscito qualche mese fa per Internazionale, che racconta i giorni trascorsi da Zerocalcare in una delle città della Siria occupate dall’Isis. Un fumetto che avrebbe dovuto occupare solo 9 pagine, e invece si è trasformato in un pezzo di 42 pagine di puro graphic journalism. «Di solito quando sto lontano da Rebibbia sto male. Lì invece non mi è successo. Sapevo che stavo dove dovevo stare, anche se le macchie rosse che mi compaiono sulla pelle quando sto lontano da Rebibbia mi sono spuntate lo stesso». Il direttore di Best Movie ha anche sottolineato che Zerocalcare doveva fare solo 9 pagine per quel lavoro, in realtà quel piccolo contributo si è trasformato in un pezzo di 42 pagine di puro graphic journalism.

Con sfacciato sarcasmo, Zero racconta poi della richiesta di Best Movie che gli ha proposto di recensire Cinquanta sfumature di grigio: «Non ce l’ho fatta a vederlo. Se uno vuole scopà legato come un salame, a me non frega un cazzo». Le battute finali sono sui suoi telefilm preferiti in assoluto. Cosa c’è nel pantheon televisivo di Zerocalcare? «X- files e Lost. Tra l’altro ho pianto pure nel finale, e lo difenderò fino alla morte. E poi mi piace tanto tanto Shield, che non è Agents of S.H.I.E.L.D: quello mi ha deluso un sacco. Questo telefilm, invece, parla di poliziotti corrotti».

L’ultima domanda viene da un bambino presente in sala: «Disegni bene, ma cosa non sei bravo a disegnare?». «Non riesco a fare un sacco di cose – confessa l’autore – tipo i muscoli, le prospettive, le ombre, i cavalli. Sono troppe robe». E poi è il momento dei saluti. Zerocalcare torna allo stand, per firmare autografi e fare disegni. Fino a quando non avrà accontentato anche l’ultimo fan. Come il nostro amico, il compagnone da Comicon, quello con cui passare qualche serata a guardare film, serie tv e a cazzeggiare. E a parlare di quell’altro compagnone, sì: quel fumettista che un po’ ci somiglia.