Io e “L’imperatore della giungla”

Janguru taitei (L’imperatore della giungla, 1950) è forse uno dei titoli di Tezuka Osamu più conosciuti e amati dal grande pubblico. Serializzato tra il 1950 e il 1954 sulle pagine di «Manga shōnen», il fumetto viene poi adattato in una serie animata prodotta dalla Mushi Production tra il 1965 e il 1966.

In Italia bisogna aspettare fino al 1977 per conoscere le avventure di «Kimba, il leone bianco», titolo con cui l’anime è stato mandato in onda da alcune emittenti locali. Il manga, invece, arriva con un ritardo di quasi cinquant’anni, in una prima edizione nel 1998 (Comic Art) e in una seconda nel 2005 (Hazard).

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In due brevi saggi datati rispettivamente 1965 e 1966, Tezuka rievoca non solo alcuni dettagli sulla genesi dell’opera, ma rivela anche il senso più profondo legato a quel tragico finale. L’autore confessa di aver iniziato a lavorare a questo manga già a partire dal 1948, subito dopo la trilogia di genere science fiction composta da Metoroporisu (Metropolis), Rosuto wārudo (Lost world) e Kitarubeki sekai (Next world).

Il nuovo progetto prevedeva un’altra trilogia – questa volta incentrata sugli animali – e composta dalle seguenti opere: Kyōfukin (Il batterio della paura), Sakanagata ningen (Uomini pesce) e Janguru taitei. Il mercato editoriale di quegli anni, però, si stava sempre più allontanando dal modello del tankobon (volumi unici), orientandosi verso le pubblicazioni a puntate sulle riviste. Proprio per questo motivo, il progetto della nuova trilogia salta e Tezuka si ritrova assorbito da nuovi impegni.

Nonostante tutto, però, l’impostazione generale di «Janguru taitei» inizia a prendere forma, tanto che Tezuka ne disegna qualche tavola e ne traccia perfino i personaggi principali. Gli altri due manga della trilogia, invece, non verranno affatto dimenticati o accantonati, ma inglobati in opere di più ampio respiro. Kyōfukin, ad esempio, verrà usato come primo capitolo del manga Taigā hakase no chinryokō (Lo strano viaggio del prof. Tiger), mentre il progetto di Sakanagata ningen verrà ampliato e pubblicato a puntate su una rivista per bambini («Omoshiro bukku») con il titolo Pipi-chan.

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Per prepararsi alla stesura di Janguru taitei, Tezuka frequenta per un anno le biblioteche alla spasmodica ricerca di materiale sull’Africa, sugli animali e sulle montagne. In particolare, rimane colpito dalle ricerche sui Monti della Luna dell’esploratore inglese Henry Morton Stanley (1841-1904). Da qui la decisione di voler ambientare questa sua opera in quegli scenari misteriosi, raccontando la storia di alcuni esseri viventi che sfidano e combattono contro le forze della natura.

Il progetto inizia a prendere forma nel 1950, quando Tezuka, dopo aver completato un centinaio di pagine di Janguru taitei, le porta con sé a Tokyo lasciando Takarazuka. Grazie ai consigli e all’interessamento di Katō Ken’ichi (1896-1975), famoso editor della rivista «Shōnen kurabu», L’imperatore della giungla inizia così la sua lunga serializzazione su «Manga Shōnen».

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Nel secondo saggio, Tezuka aggiunge qualche piccolo tassello a questo manga da lui definito – almeno in quegli anni – il suo life work (raifu wāku). In particolare, il suo ricordo si concentra sul tragico finale dell’opera, volutamente ambientato sui Monti della Luna. Rifacendosi a un vecchio detto giapponese (kuniyaburete sanga ari), Tezuka vuole porre l’accento ancora una volta sulla forza e sulla potenza della natura: anche se un paese viene distrutto e dilaniato dalle guerre, la natura – con le sue montagne e i suoi fiumi – continuerà a esistere come nel passato, immutata ed eterna.

Quel finale tragico e amaro non è una forma di rassegnazione, ma un messaggio di speranza per il futuro e per le nuove generazioni.

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*Paolo La Marca si occupa di letteratura giapponese moderna e contemporanea e di storia del manga. Insegna Lingua e Letteratura Giapponese all’Università degli Studi di Catania (facoltà di Lingue e Letterature Straniere e Dipartimento di Scienze Umanistiche) e Mediazione linguistica orale – Giapponese presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria. Ha un blog sul manga: Una Stanza Piena di Manga.