Il nuovo Texone, disegnato da Massimo Rotundo [Anteprima]

Il nuovo Texone, lo speciale annuale di Tex caratterizzato da albi di grande formato disegnati da fumettisti italiani ed internazionali, verrà distribuito nelle edicole a partire da sabato 20 giugno. L’albo, il numero 30 della serie, si intitola Tempesta su Galveston. La storia è sceneggiata da Pasquale Ruju e disegnata da Massimo Rotundo. Di seguito le alcune pagine diffuse da Bonelli.

La trama dal sito dell’editore:

Il colonnello Woodlord spadroneggia nelle sue piantagioni come ai tempi dello schiavismo. Sulla pista di una banda di razziatori, Tex e Carson si trovano coinvolti in un intrigo per ritrovare un tesoro: l’eredità di un famigerato giocatore d’azzardo. Una caccia spietata, senza esclusione di colpi che porterà i due pards a fare i conti con il feroce colonnello, mentre su Galveston si abbatte la più grande tempesta del secolo!

Rotundo, nato a Roma nel 1955, dopo aver lavorato sulle riviste Heavy MetalOrient ExpressL’Eternauta e Comic Art, comincia a disegnare per Sergio Bonelli Editore dal 1998 come copertinista e autore di Brendon. Negli anni recenti ha disegnato alcune storie delle saghe Volto Nascosto e Shanghai Devil create da Gianfranco Manfredi.

Riguardo al suo Texone, in un’intervista pubblicata sul sito Bonelli, ha detto:

Ho cominciato a lavorare su Tex con un certo timore reverenziale, perché, in verità, il Western era forse il genere in cui avevo meno esperienza e lo sentivo un po’ come il mio Tallone d’Achille…

Probabilmente, però, la “resa dei conti” con questo universo narrativo era già nell’aria, quasi fosse destino. Pochi mesi prima, infatti, le Edizioni If di Gianni Bono mi avevano proposto di realizzare le copertine per la riedizione de Il Piccolo Ranger, così mi ero già fatto un po’ le ossa.

Dunque, mi sono messo al lavoro e ho cominciato a studiare il personaggio, anche se poi, alla fine, ho deciso di disegnare d’istinto, seguendo l’ispirazione che mi veniva naturalmente dal fatto di essere io stesso un lettore affezionato del Ranger. Certo, lungo il cammino ho dovuto risolvere vari problemi – specie per quanto riguardava la documentazione – ma, attingendo alla mia memoria, al mio ricco archivio mentale del cinema americano, mi sono accorto di essere “impregnato” di western. L’unico punto che mi ha dato veramente filo da torcere è stato forse un dettaglio tecnico: coniugare la mia preferenza per il fumetto cinematografico – con i suoi campi lunghi e le sue panoramiche – e la giusta esigenza di Tex di “stare sui personaggi”.

Comunque, credo di aver trovato il giusto compromesso. Mi sono impegnato al massimo e spero proprio che i lettori ne siano soddisfatti. Il solo rammarico che mi rimane è facile da immaginare: chissà cosa ne avrebbe pensato Sergio Bonelli…